di Gabriele Bonafede
Nel silenzio quasi totale dei media occidentali, la rivoluzione in Iran ha fatto progressi inimmaginabili fino a due settimane fa. La popolazione protesta ormai da quasi due settimane sfidando la feroce repressione del regime.
Oggi l’Iran chiama lo shah di Persia a tornare
Iniziata il 28 dicembre con una rivolta a causa di un’inflazione insostenibie, la rivoluzione in Iran ha progredito in maniera sostanziale nelle ultime 48 ore e soprattutto l’8 gennaio. Fin dai primi giorni il regime ha tremato perché la rivolta è partita dallo stesso luogo in cui partì nel 1979. Ma la differenza oggi è a specchio. Nel 1979 la rivoluzione era contro lo shah Reza Palhavi, oggi invece chiede il ritorno della stessa famiglia reale (in particolare il figlio Reza Pahlavi) quale garante della transizione. Nel 1979 le speranze di una rivoluzione progressista furono annullate e l’Iran passò dalla padella alla brace, ritrovandosi governato da uno dei regimi più criminali e feroci dei secoli XX e XXI.
La teocrazia degli Ayatollah ha infatti costruito uno stato fondato sulle menzogne, la distruzione delle libertà individuali più basilari, la sponsorizzazione e il finanziamento di guerre, terrorismo e violenza in ogni dove. Un regime totalmente incompetente sul piano economico e finanziario, che ha sperperato miliardi per fomentare guerre nel Medio Oriente e finanziare il peggior terrorismo, mentre ha prosciugato persino risorse idriche e lasciato il paese nell’arretratezza e in uno stato continuo di guerra.
Non stupisce che il regime, per dare una risposta purchessia alle istanze di miglioramento economico a fronte delle rivolta “causata dall’inflazione”, abbia proposto di dare 7 euro al mese a ogni cittadino, mentre ne spende migliaia al mese per ogni miliziano impegnato a fare costosissime guerre nel Medio Oriente e altrove. Provvedimento che, tra l’altro, finirebbe per aumentare l’inflazione anziché diminuirla…
Non è la prima rivolta contro questo regime, ce ne sono state almeno quattro di grande rilievo nel quasi mezzo secolo di domino del terrore. Ma questa volta sembra che la dittatura teocratica degli Ayatollah sia sul punto di cadere.
La rivoluzione in Iran del 2026
Infatti, nel giro di pochi giorni la rivoluzione in Iran ha preso piede in più di cento città attraverso quasi tutte le province. Ma è negli ultimi due giorni che ha guadagnato momento con le rivolte nella zona nordoccidentale a maggioranza azera e persino nella città natale di Khamenei nel nord-est del Paese. Se già da giorni alcune cittadine dell’Iran occidentale a maggioranza curda hanno già cacciato il regime, è con la sera dell’8 gennaio che la rivoluzione ha lanciato una manifestazione massiva nella capitale Teheran.
Nella notte tra l’8 e il 9 gennaio, Teheran e decine di altre città sono state teatro di una guerriglia tra masse gigantesche di manifestanti e le forze repressive di Khamenei e soci. È da sottolineare che ogni iraniano che scende in piazza contro il regime criminale degli ayatollah sa di rischiare la prigione, la tortura e la morte. Eppure sono ormai milioni i cittadini iraniani che hanno scelto lo stesso di scendere in piazza.
La svolta nei progressi della rivoluzione in Iran ha coinciso con l’arresto di Maduro in Venezuela. L’esistenza del regime venezuelano era infatti uno dei pilastri economici, finanziari e politici dell’Iran nel contesto geopolitico mondiale.
Le spinte per una protesta più diffusa sono state molteplici e hanno portato in pochi giorni da manifestazioni per ottenere condizioni economiche migliori a una richiesta eminentemente politica: l’allontanamento di Khamenei e del suo regime. Non un cambio di governo, ma una vera e propria rivoluzione anche nell’assetto istituzionale. Cioè la sostituzione della “repubblica” teocratica con una monarchia costituzionale: elezioni libere, libertà di parola e di espressione, libertà di stampa, economia di libero mercato. Insomma, la richiesta di un assetto istituzionale che permette realmente uno sviluppo socioeconomico.
Un regime già indebolito da una serie di sconfitte
Per quanto estese sin dai primi giorni, e coinvolgenti ampi settori sociali, la rivoluzione in Iran ha guadagnato molto terreno con l’arresto di Maduro. Questa notizia ha fornito coraggio ai cittadini iraniani, per altro sostenuto dalle dichiarazioni di Trump a favore delle manifestazioni.
Ma anche l’indebolimento del regime iraniano dopo due anni di sconfitte in Medio Oriente è stato determinante. Le sconfitte del regime iraniano sono state cocenti e determinanti a partire dalla caduta di Assad in Siria. In una successione cronologica molto rapida il regime iraniano ha dovuto digerire il drastico ridimensionamento dei gruppi terroristici che sostiene, come Hezbollah e Hamas, il destino inglorioso del sistema di armamento aereo di fronte a Israele, con la conseguente distruzione dei centri di ricerca per le armi nucleari, le rinnovate sanzioni, e infine l’evidente incapacità a gestire l’economia e la finanza del Paese.
Mentre nelle precedenti rivolte il regime si giovava comunque della presenza di Assad, delle milizie di Hezbollah e Hamas, e di tutto il coacervo di gruppi terroristici, adesso tutto questo non c’è, o è stato drasticamente ridimensionato. Inoltre, l’alleato principale del regime iraniano, cioè la Russia di Putin, non ha avuto modo di fornire sostegno concreto perché invischiato e impantanato fino al collo nella sua folle guerra contro l’Ucraina.
Per questi motivi il regime trema molto di più che in passato, pur essendo uscito indenne da precedenti rivolte.
Il vergognoso silenzio dei media e dell’ONU sulla rivoluzione in Iran
Mentre il popolo iraniano sfida la feroce repressione di un regime criminale, la maggioranza dei media lo ha totalmente ignorato. Pochissime le notizie pubblicate e sempre in secondo piano, persino dopo gli articoli di gossip, sport o società. Il silenzio della stampa mainstream è stato particolarmente assordante in Italia, dove anche le tv hanno evitato di parlare della rivoluzione in corso in Iran, nonostante si tratti di un evento epocale.
Ancora più assordante è il silenzio dell’ONU, che pure avrebbe il dovere di denunciare le atrocità che sta commettendo e commette da tempo il regime iraniano. Le Nazioni Unite hanno persino interi dipartimenti con personale pagato profumatamente per difendere i diritti umani, in special modo quelli delle donne, calpestati senza freno dal regime iraniano. Ma d’altronde, la stessa ONU ha nominato alla presidenza dell’organismo preposto a difendere i diritti umani (UNHCR) nientemeno che lo stesso regime iraniano… Il che equivale a nominare Himmler alla commissione contro l’antisemitismo, oppure Dracula alla presidenza della banca del sangue.
Le evidenti complicità dell’ONU con il regime criminale iraniano e altri regimi sono d’altronde strutturali, essendo un’organizzazione che include i peggiori regimi sparsi sulla terra e quindi è istituzionalmente anche loro rappresentante. Il che dimostra come e perché le Nazioni Unite siano paralizzate e persino nocive nell’ambito della difesa dei diritti umani. È lecito chiedersi se il silenzio dei media mainstream sulla rivoluzione iraniana in corso e quello dell’ONU abbiano qualche collegamento.
Il futuro dell’Iran
Al momento non si sa se il regime degli ayatollah sarà abbattuto dal coraggio del popolo iraniano. La repressione è feroce, con decine di morti, centinaia di feriti e migliaia di arresti a cui fanno seguito torture e orrori di ogni genere. Il popolo iraniano continua comunque a manifestare e l’Iran di domani non continuerà ad essere l’Iran di oggi in ogni caso.
Infatti, gli scenari che si prospettano per l’Iran con rispettive probabilità sono fondamentalmente tre:
- Una guerra civile complicata da divisioni etniche (persiani, azeri, curdi, beluci, etc.) e religiose (sunniti e sciiti).
- La caduta del regime con l’esilio di Khamenei, e la sostituzione con una monarchia costituzionale che mantenga il Paese unito nel periodo di transizione e lo porti finalmente a una vita civile che possa promuovere lo sviluppo socioeconomico e la pace.
- Il mantenimento del potere da parte dell’odierno regime, sia pure con una forte diminuzione della propria capacità d’azione quale sponsor del terrorismo internazionale e delle guerre nel mondo.
Con Pohjanpalo a tempo pieno il Palermo vola
“Father Mother Sister Brother”, il nuovo film di Jim Jarmusch
“Gioia mia” un film italiano che finalmente riscopre il neorealismo
Budapest e il memorandum dimenticato
Il Palermo festeggia il 125° compleanno con una manita al Pescara
Sulla riforma Nordio e il referendum confermativo
Rivoluzione in Iran, il regime vicino al crollo