di Maria Teresa de Sanctis
Sarà capitato a tanti di dover partecipare a eventi non proprio desiderati, come visite a parenti antipatici o situazioni in cui le circostanze impongano la nostra presenza, pur se con enorme nostro disinteresse. Di certo però quando questo accade fra persone legate da strette relazioni affettive, genitori e figli per intenderci, allora la cosa è ben diversa. O per meglio dire, è triste. È proprio di questo mondo di relazioni familiari, anche anaffettive, che ci racconta l’ultimo lavoro di Jim Jarmusch, “Father Mother Sister Brother”, con un cast eccellente: Tom Waits, Cate Blanchett, Adam Driver, Charlotte Rampling, Mayim Bialik, Sarah Greene.
“Father Mother Sister Brother”, tre episodi per raccontare le relazioni familiari
Il film è articolato in tre episodi, del tutto indipendenti gli uni dagli altri, se non fosse per due elementi che, per un delicato vezzo narrativo dai risvolti anche poetici, ritroviamo in ognuno di essi: un orologio da polso Rolex e dei ragazzi che sui loro skateboards volteggiano per le strade regalando a chi li osserva, con le loro disinvolte evoluzioni, tanta leggerezza o per lo meno l’illusione che leggeri si possa essere. Soprattutto dopo avere assistito alle vicende narrate, tale desiderio è reale.
Nel primo episodio ambientato nel New Jersey nei pressi di un lago, due fratelli, persone abbastanza inquadrate socialmente, un uomo e una donna entrambi sui quaranta, vanno a trovare il loro padre imbroglioncello e che sembra vivere di espedienti.
Non lo vedono da qualche anno, e più che l’affetto e il reale interesse per il genitore, quel che muove i due sembra essere la mera curiosità di vedere come se la passa questo padre, ai loro occhi, fannullone e senza soldi.
AAA affetti familiari cercasi…
Il secondo episodio ambientato a Dublino, vede una madre, un’elegante scrittrice, bella pur se avanti con l’età, ricevere le sue due figlie per un tè alquanto formale, dove più che l’affetto sembra prevalere l’etichetta. Fra le tre donne il desiderio di comunicare è sofferto, eccezion fatta per la madre che vanamente cerca di conoscere qualcosa della vita soprattutto di una delle figlie, la più giovane e spiantata.
Ma è col terzo episodio, ambientato a Parigi, che invece le cose cambiano, offrendo allo spettatore tanto sincero amore, sia fra i due fratelli, una coppia di gemelli trentenni di sesso diverso, che verso i genitori. Ed è molto interessante come il regista riesca a offrire allo spettatore questo notevole cambio di registro sentimentale, che dà anche un inaspettato impulso, giovando senz’altro all’economia del film che si arricchisce così di un nuovo ritmo.
Dall’accostamento delle tre storie, diverse per tante cose ma nel contenuto assai simili, viene fuori tutto il senso del film, senza dubbio ben costruito e intrigante fino alla fine, triste e anche poetico, ma mai drammatico.
Ci piace ricordare che tra gli ottimi interpreti già citati, Mayim Bialik è stata la strepitosa nerd Amy della fantastica serie “The big band theory”. E ottima anche la colonna sonora con musiche dello stesso Jarmush e Anika. Un film da vedere.
Foto in copertina tratta dalla cartella stampa del sito di distribuzione del film Lucky Red.
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