di Franco Lo Piparo
Al prossimo referendum andremo a votare sulla separazione o non separazione delle carriere dei giudici requirenti e dei giudici giudicanti? Se fosse così potremmo starci comodamente a casa o, se il tempo lo permette, andare al mare.
La separazione delle carriere di fatto esiste nel nostro ordinamento già da diversi anni grazie anche all’impegno di governanti di sinistra o comunque non di destra. La riforma Nordio può essere letta come continuazione e costituzionalizzazione di norme già esistenti. Qualunque sia l’esisto del referendum quindi la diversità delle carriere delle due tipologie di giudici resterà nella sostanza inalterata.
La Costituzione Italiana stabilisce a prescindere l’indipendenza della Magistratura
La riforma è allora un pretesto per subordinare l’attività del giudice requirente al potere del governo in carica? Governo che oggi è di destra ma domani o dopodomani sarà di sinistra, salvo eliminare libere elezioni ma non vedo segnali in questa direzione.
Non sono un costituzionalista e però la Costituzione la leggiamo e cerchiamo di capirla anche noi non costituzionalisti. Per potere subordinare l’attività del giudice al potere politico, di qualunque colore esso sia, bisognerebbe abrogare l’art. 104 della Costituzione vigente che recita: «La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere».
Questo vuol dire che fino a quando esisterà l’art. 104 un qualsiasi provvedimento che miri alla subordinazione del giudice al potere politico sarà un gioco da bambini per la Corte costituzionale bocciarlo. Nella riforma Nordio non vedo nessun cenno di abolizione dell’art. 104.
Una parte della riforma Nordio va nella direzione opposta al controllo del potere politico
C’è di più. Una parte della riforma Nordio va nella direzione opposta al controllo del potere politico, di destra o di sinistra per me poco importa, sull’amministrazione della giustizia. Anzi lo sopprime in maniera radicale. È questa: i componenti dei due CSM (giudicanti e requirenti) non saranno più eletti, ma estratti a sorte tra magistrati e professori universitari che avranno i requisiti professionali per svolgere quel ruolo. (Tra parentesi, il sorteggio viene praticato da tempo nei concorsi universitari). Lo capisce anche un bambino, il sorteggio è lo strumento meno adeguato per esercitare un potere di controllo. Dico di più: il sorteggio è la negazione di qualsiasi controllo politico, diretto o indiretto.
La riforma Nordio istituisce un’Alta Corte disciplinare. Anche i suoi membri saranno individuati per sorteggio, a parte i 3 nominati dal Presidente della Repubblica.
Credo che Antonio Di Pietro, che ha annunciato che voterà Sì, col fiuto del buon detective abbia individuato la vera causa dell’opposizione della corporazione dei magistrati: «La vera ragione per cui l’Associazione nazionale magistrati si oppone è una: la riforma prevede la costituzione dell’Alta Corte di Giustizia e il sorteggio».
Foto di Sergio Kian su Unsplash
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