17 Maggio 2021

4 thoughts on “Note sulla “questione degli zolfi” in Sicilia

  1. Devo dissentire dalle conclusioni di Pasquale Hamel. Ricordo infatti che il primo tentativo di Giovanni Luigi Esprit Amato Taix – personaggio ambiguo, che aveva alle spalle in patria alcuni fallimenti, ed era notoriamente legato agli ambienti carlisti – di ottenere un contratto di esclusiva per il commercio dello zolfo siciliano risale al 1834, e che la richiesta era motivata proprio con la volontà di contrastare il calo dei prezzi causato dalla vera o presunta sovrapproduzione.
    Dunque la conclusione della trattativa, con la firma del contratto avvenuta il 9 luglio 1838, non può certo dirsi improvvisa; e d’altronde avvenne a seguito di una procedura abbastanza anomala, che vide in pratica escluso dalla decisione il “Consiglio dei ministri”.
    Per non farla lunga, aggiungo solo due dati: l’intervento inglese, che si risolse in una dimostrazione navale nel corso della quale non fu sparato un colpo di moschetto, ebbe inizio il 6 aprile 1840, quando dalla firma del contratto erano trascorsi quasi due anni; ma già l’8 gennaio 1840 Ferdinando II aveva ordinato lo scioglimento del contratto incautamente firmato, di fronte alle enormi difficoltà provocate nell’isola dalla sua applicazione.
    A rimetterci fu la Sicilia, che dovette risarcire Taix e i “negozianti” inglesi che sostenevano di aver avuto delle perdite con una somma che – secondo i calcoli di Romualdo Giuffrida – finì per superare i due milioni di ducati.

    1. Non si capisce assolutamente cosa vuoi dire. Che non fu sparato un solo colpo di moschetto non significa che lo spiegamento di forze fosse pacifico.

      1. Mi spiace che Michele Bettini non capisca cosa voglio dire. Io ho riportato dei fatti, non delle opinioni. Se Bettini conosce fatti diversi, lo invito a riferirli.

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