Messina tra incendi mostruosi e disattenzione mediatica

di Gabriele Bonafede

 

Un serie di incendi nel territorio di Messina non è una novità, purtroppo. Ma per quelli di ieri, dire impressionante non basta. E nemmeno mostruosi, nemmeno paura, fuoco e inferno. A Messina ieri c’è stato anche lo sconforto nel sentirsi abbandonati, per lo meno in parte, dai media.

Incendio Messina 10 luglio 2017.

Il che ha aumentato la sensazione di impotenza e di smarrimento. Sui i social è partito il tam-tam con immagini e richieste di aiuto o almeno di richiamo alla diffusione di notizie. Centinaia i residenti in condomini molto vicini a fiamme immense, che solo con l’encomiabile intervento di vigili del fuoco e forestale sono state affrontate prima di arrivare a coinvolgere interi quartieri.

Alla fine è intervenuto anche Fiorello con una breve diretta, facendo notare come molti messinesi si siano sentiti obliterati dalla stampa nazionale dove campeggiavano grandi titoli su tutt’altro, mentre quello che si è visto a Messina è semplicemente sconvolgente.

Anche Fiorello ha posto la domanda: “Quale è il sostegno che i media dovevano fornire?”. E qui non è un discorso solamente di attenzione, di denunzia e di partecipazione. Ma è doveroso informare per dare indicazioni, aiutare a fronteggiare la situazione con calma e responsabilità. E quindi pubblicizzare per contribuire a prendere adeguate contromisure, sia nell’immediato che nel medio e lungo termine.




Perché quando si arriva a un incendio di proporzioni così grandi e così vicino a una grande città, c’è qualcosa che non va. Per giunta, con la diffusa sensazione di disattenzione mediatica e operativa. Le immagini sono circolate tra i grandi organi d’informazione, finalmente, ma sembra sia stato così solo dopo gli appelli nei social.

Fiorello e i suoi collaboratori hanno giustamente commentato “Sembra il set di un film su Nerone”, e anche “Pensate se foste in uno di questi edifici che si vedono nelle immagini”.

Incendio Messina 10 luglio 2017

Il Corriere del Mezzogiorno: “Un infermo di fuoco a Messina, città accerchiata dalle fiamme nelle ultime 24 ore. Sono 14 gli incendi sulle colline intorno alla città, ma la situazione più grave è quella in contrada Catanese dove sono state evacuate diverse abitazioni. Sgombrata anche la cittadella universitaria dell’Annunziata: le fiamme stanno per arrivare nell’area del maneggio dell’Ateneo e della facoltà di Veterinaria. Chiusa la galleria di collegamento tra Giostra e Annunziata. Altri incendi gravi a Mili San Pietro, nella zona sud, e ad Alì. A causa di questo incendio è stata chiusa, per alcune ore, l’autostrada Messina-Catania in entrambe le direzioni di marcia. Sull’A18, il fumo di un incendio ha causato un incidente tra diverse auto: il bilancio è di due feriti, tra questi una donna incinta.”

L’Università è stata evacuata, l’autostrada chiusa per ore, l’acqua è mancata. Un disastro spaventoso, che per altro vede ancora pericolosi focolai anche oggi accesi. Pene più severe come consiglia Fiorello? Certo, ed è anche la linea che sta intraprendendo il governatore Rosario Crocetta. Ma non è il solo modo di fronteggiare gli incendi.

In realtà ci vorrebbe una crescita civile di ben altre proporzioni. Non solo per prendere i piromani e comminare pene più severe, ma soprattutto per ridurre il numero di potenziali follie attraverso una capillare opera di informazione e consapevolezza. Il numero e la gravità degli incendi può diminuire di molto solo attraverso la diffusione di una coscienza civile nel non provocarli. Ci vuole pure una maggiore capacità a spegnere incendi in maniera più rapida.




I danni per Messina sono enormi e siamo già alla conta. Adesso si aggiungerebbero almeno altri 250 ettari di bosco in fumo, dopo i 250 di alcune settimane fa. In un territorio già fragile, fragilissimo, per la tenuta idrogeologica si tratta di un aumento del rischio spaventoso.

Ci sono già appelli a dichiarare lo stato di calamità. In questo caso, si tratta di calamità innaturale: la stragrande maggioranza degli incendi sono provocati dall’uomo. Soprattutto quando le condizioni atmosferiche ne facilitano la propagazione.

E ci sono tante domande alle quali rispondere.

 

 

 

 

 


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