Da archeologia industriale a spazio culturale. Ecco le Officine Bellotti a Palermo

di Gabriele Bonafede

 

La targa del fondatore alle Officine Bellotti

Partita anni fa, la conversione dell’archeologia industriale di Palermo continua oggi con una tappa fondamentale: la trasformazione dell’ex-area Bellotti in spazio culturale, ovvero le Officine Bellotti.

Dedicate d’ora in poi a alla ricerca musicale, alla formazione e ai linguaggi artistici contemporanei, le Officine Bellotti hanno tutti i presupposti per diventare un nuovo centro d’attrazione per attività culturali. Grazie all’iniziativa dell’Associazione Her(t)z, presieduta da Manuela Plaja, e all’impegno del musicologo Gabriele Garilli, che hanno inaugurato le Officine insieme al pubblico l’8 aprile.

Durante l’inaugurazione, Manuela Plaja ha posto l’accento sul reperimento degli spazi per attività culturali a Palermo, una città che ne è carente.




Prosegue così un impegno di operatori privati e del volontariato nel recupero di spazi dell’archeologia industriale in città: dalla fabbrica Sandron alla San Lorenzo olii-conserve (acquisiti di recente dal gruppo Vita s.r.l. che ne ha avviato un progressivo recupero con il Mercato Sanlorenzo), dal Palazzo Petyx, (sede dell’opificio Dagnino che oggi ospita gli uffici della Banca Popolare Sant’Angelo), alla Fonderia Orotea.

Non a caso, l’archeologia industriale di Palermo con le sue riconversioni, mancate o riuscite, è stata oggetto di un volume recentemente pubblicato nel 2016 da Kalos a cura di Daniela Pirrone e Maria Antonietta Spadaro.

A due passi da piazza San Domenico

Lo spazio delle Officine Bellotti ha una serie di aspetti che ne fanno un caso particolarmente interessante, sia per la posizione che per le intenzioni felicemente sperimentali del progetto inaugurato all ’Associazione Her(t)z. Intanto si trova nel cuore del centro storico: in via Gagini, a due passi da Piazza San Domenico, il Palazzo delle Poste e via Roma. È la storica sede di De Magistris Bellotti, in un’area densa dei palazzi nobiliari raccontati da Giuseppe Tomasi di Lampedusa: Palazzo Branciforti e lo stesso Palazzo Lampedusa e villa Whitaker si trovano a poche decine di metri.

Ciò conferisce un assetto particolare, quale archeologia industriale recuperata nel bel mezzo di corti verdi interne, edifici storici e religiosi, tesori d’arte e biblioteche importanti come quella della Storia Patria, sita accanto alla Chiesa di San Domenico.

“Dietro il celebre negozio di via Gagini – si legge nel comunicato stampa sull’inaugurazione – si estende un luogo affascinante, ricco di verde, di luce e di silenzio, attorno a quello che fu l’Orto dei Domenicani, in uno spazio nascosto dalle mastodontiche spoglie del Monastero dei Carmelitani e dal complesso di San Domenico. Qui Vincenzo Bellotti, trasferitosi nel 1906 da Milano per gestire la filiale della ditta milanese De Magistris, nel giro di poco tempo riuscì a comprare l’azienda e poté, dopo gli esordi nei locali del piano terra di parte del Teatro Biondo, darle una sede definitiva in grado di far fronte a tutte le necessità di un’impresa in fortissima crescita: non solo magazzini, nella parte nascosta del negozio e nei sotterranei, ma anche una tipografia e una legatoria.”

Ma è soprattutto nelle intenzioni e nei programmi che si scopre un progetto culturale da seguire: si tratta di proposte che uniscono sperimentazione e cultura in varie discipline, dalla musica all’arte figurativa, dall’attenzione per la percezione del suono alla possibilità d’ospitare teatro ed esperienze multimediali, così come mostre ed eventi.

Archeologia industriale, arte e giardini nel cuore letterario di Palermo. Foto di Giusi Andolina

La sala delle Officine Bellotti, può accogliere fino a 60 spettatori, ed è uno spazio agile, che consente di coinvolgere a basso costo artisti e ricercatori di diversa provenienza instaurando collaborazioni internazionali. Ne è un esempio, già nel mese di aprile, l’appuntamento con la violoncellista e performer tedesca Ulrike Brand.

«Le Officine Bellotti – afferma Gabriele Garilli – nascono dal desiderio di restituire alla città questo spazio storico che le appartiene, trasformandone la destinazione ma mantenendone la volontà produttiva, e partono dal luogo dove si custodiva la carta, una galleria di 50 metri costruita agli inizi degli anni ’30 sui resti mai completati di un edificio sacro, uno spazio che, dalla razionalità costruttiva all’usura dei pavimenti, mostra ancora in ogni sua parte le proprie origini».

«Da 25 anni sono impegnata nel settore della cultura a Palermo – spiega Manuela Plaja – e il problema della mancanza di spazi adeguati ha costituito una costante. Questo è particolarmente vero per la musica contemporanea. Le Officine Bellotti possono costituire un primo piccolo passo per colmare questo vuoto. Potere usufruire di uno luogo attrezzato significa potere progettare e dare un senso non effimero al proprio lavoro, significa – in contrapposizione alla logica degli eventi – favorire la presenza attiva e costante dei fruitori».

Interno delle Officine Bellotti all’inaugurazione.

«L’offerta musicale a Palermo è incentrata sulla musica antica, lirica e classica – aggiunge Lucio Garau – la contemporaneità è stata affrontata o in termini di ruffiana semplicità o calcando strade di avanguardie ormai stantie. La via intermedia, quella ad esempio di Berio, Ligeti, o di Bayle e Parmegiani, quella consapevole dell’importanza di tenere insieme il valore della complessità e il valore della radice della musica cosiddetta “classica”, è invece assente. Il nostro obiettivo è la formazione del pubblico, declinando la modernità in forme non stereotipe o innaturalmente accattivanti, ma considerandola nel solco della migliore tradizione della musica classica unito al naturale desiderio di novità».

Anni fa, la conversione dei grandi spazi delle officine Ducrot alla Zisa divennero “I cantieri culturali alla Zisa”. Un’operazione che ha vissuto di una crescita a sobbalzi, tra successi e problemi. In qualche modo segnò un avvio istituzionale di grande intuizione e impegno, ma che oggi non è stato proseguito come avrebbe potuto in tanti altri spazi importanti. La riconversione dell’archeologia industriale a Palermo è troppo spesso affidata alle sole forze del volontariato e dell’iniziativa privata, per altro non particolarmente fiorente in città.

In questo quadro l’avvio delle Officine Bellotti segna dunque un passo avanti d’importanza fondamentale. Come detto, per il posto e i contenuti. Sarà un segnale anche per l’azione istituzionale locale e nazionale? Lo speriamo. Intanto, in bocca al lupo!

 

In copertina, l’esterno delle Officine Bellotti, una volta magazzino della De Magistris-Bellotti. Foto di Giusi Andolina.

 

 


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