Palermo squadra. Mitico Posavec

di Gabriele Bonafede

 

Mitico Posavec, come Achille. Come se fosse immerso in un prodigioso fiume colorato di rosa. Favorito dagli dei ancor più di Ulisse, sembra baciato pure dalla dea del pallone: l’Eupalla di Brera.  Come Achille, è immune alle offese dell’avversario e para tutto con tutto il corpo: le mani, le braccia, le gambe, i piedi, il petto, il fianco. Combatte da leone contro i campioni della battaglia, mitici attaccanti del Napoli che di solito segnano reti a palate.

Palermo squadra e mitico Posavec. Torneranno i tifosi al Barbera?

Palermo squadra e mitico Posavec. Torneranno i tifosi al Barbera?

Sembra invincibile. Ma come l’eroe epico Achille ha un punto debole: un tallone d’Achille, ovvero la papera in agguato. E così, un tiro senza pretese dell’attaccante napoletano Mertens passa tra le gambe e i talloni di Posavec e finisce in rete. E il gol dell’altro mitico eroe rosanero, Nestorovski, non vale più la vittoria ma solo il pareggio.

Pareggio conquistato con una volontà ferrea, mitica anche quella. A pugni duri, a denti stretti, con il coltello tra i denti, nonostante le stucchevoli decisioni del direttore di gara, che non sbaglia nulla d’importante ma sembra sbagliare un po’ troppo in piccole cose.

Palermo squadra dunque. Forse per la prima volta in questa stagione, perché a meno del gol strepitoso di Ilija Nestorovski e del Posavec (eccetto il tallone), non ha grandi calciatori che facciano spesso super-giocate. Tranne quelle piccole-grandi cose di tutti, e soprattutto quelle di un ottimo Pezzella, non ci sono ancora i grandi campioni che facciano le belle stagioni di un passato non troppo recente. Ma il Palermo dimostra di essere un gruppo, una squadra. Per quasi tutta la partita sembra l’Italia in nove che ferma l’Olanda agli europei. Sembra l’Italia di Bearzot, che subisce e colpisce con pochi palloni in rimessa. Il massimo risultato con il minimo gioco.

Tutti hanno dato il massimo, sostenendosi a vicenda, e non c’è un giocatore, soprattutto nella fase difensiva, che non compia miracoli, o determinanti quanto mitiche cose, in tante occasioni: Goldaniga all’ultimo istante, ma anche Gonzalez che troneggia di testa in area come poche volte aveva fatto ultimamente. Rispoli corre da matti e pennella il cross della rete, Chochev recupera palloni pure con la fascia in testa, Trajkovski, Jajalo e gli altri fanno di tutto pur di fermare un Napoli di campioni.

Diego Lopez non avrebbe chiesto rinforzi.

Diego Lopez non avrebbe chiesto rinforzi. Si affida al lavoro, ma sa anche parlare con Eupalla.

Su questo si deve dare atto a Diego Lopez d’avere fatto un piccolo-grande miracolo che va persino aldilà del punto conquistato a Napoli dato per quasi impossibile alla vigilia.

Se si pensa che la vittoria rosanero era quotata a 17… giocavi 1 euro ne vincevi 17. E se invece giocavi 1 euro sulla vittoria del Napoli avresti vinto 10 centesimi oltre la posta: il pareggio è stato un miracolo.

E se non fosse stato per quel “tallone di Posavec”, la papera in mezzo a una decina d’interventi epici, il Palermo avrebbe vinto. Anche perché, il Napoli della serata è stato irriconoscibile sotto una porta stregata dagli dei del pallone. Nervosi e imprecisi, oltre che sciagurati, gli attaccanti partenopei sono sembrati come tutta la squadra: troppo sicura d’avere già vinto prima di entrare in campo, proprio com’erano le moltitudini di Teucri al cospetto di Achille che invece li sconfiggeva tutti, a meno di colpire il tallone.

Epicamente, Eupalla regala tanta fortuna, ma fa pagare il dazio del suo favore. Eppure, Lopez sa pregare gli dei. Potrebbe persino ridare speranza all’ambiente e puntare a rimanere in massima serie, perché solo un intervento mitico può salvare il Palermo che rimane al penultimo posto in classifica e così lontano dal quart’ultimo Empoli al quale rosicchia un punto.

Adesso per Lopez c’è la prova del nove perché la prossima si gioca contro il diretto avversario Crotone in un campo molto ostico per i rosanero: il Barbera.

 

 

 


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