Crescita zero e Mezzogiorno in recessione. Il governo esulta

di Vincenzo Pino

«Ma se disoccupazione scende e Pil è fermo, nuovi assunti sta tutti in tribuna» si potrebbe dire con l’indimenticabile Vujadin Boskov. E nfatti un tweet simile è stato lanciato dall’ironico  profilo con il suo nome (qui).  Vediamo di declinare il senso di questo assunto alla luce dell’ultimo rapporto Istat.

Contratti a crescita zero

Per il secondo trimestre consecutivo il Pil registra crescita zero e certifica la fase di stagnazione che attraversa il paese. In secondo luogo segnala per il mese di giugno una diminuzione degli occupati di seimila unità, invertendo la tendenza che nell’ultimo anno aveva visto una crescita degli occupati.

Insomma gli effetti nefasti di quota cento, del decreto dignità e del reddito di cittadinanza cominciano a vedersi. Si va in pensione tra le forze dell’ordine, nella sanità e nel pubblico impiego senza che questi lavoratori vengano sostituiti.




Giorni fa, il capo della polizia ha parlato di emergenza, a proposito di carenze del personale, mentre nei mesi passati Salvini faceva bella mostra di sé dei nuovi posti di lavoro nel settore che non sono mai stati attivati però. Nella sanità all’esodo del personale da quota 100 non ha corrisposto un corrispondente ed immediato reclutamento con le conseguenze che si vedono.

Insomma quota cento con la sua carica di improvvisazione e di demagogia si è dimostrata un pessimo affare per il paese ed in particolare per le categorie più disagiate e per i lavori usuranti. Per le quali era stata pensata l’Ape che ha dimostrato un buon impatto ma che non è stata ancora rifinanziata per l’anno 2020.



Il flop del reddito di cittadinanza certificato sul versante lavoro

Il bengodi dell’occupazione da reddito di cittadinanza e da quota 100 è un falso storico come pure la crescita del Pil che doveva essere rilanciato già da tempo e che invece decade a zero.

Di Maio può ancora contare su cinque arance. Mentre la crescita zero si conferma

Ma molti giornali per la gioia di Toninelli, evidenziano come dato positivo il rapporto Istat del secondo trimestre 2019, riportando come prova la diminuzione della disoccupazione.

Vorrei sommessamente ricordare che la disoccupazione censisce i soggetti che sono impegnati nella ricerca lavorativa attiva per cui il suo dato può essere crescente in una fase di sviluppo cioè proprio quando si presentano maggiori occasioni lavorative.

Una disoccupazione che diminuisce, invece, in relazione al mancato sviluppo e al calo degli occupati è invece determinata da un effetto di scoraggiamento nella ricerca lavorativa stessa.

Per dirla alla Boeri vi è l’assottigliamento della forza lavoro – ovvero il totale di occupati e disoccupati – diminuisce insieme. Facendo crescere, però, la presenza degli inattivi. Condizione che riguarda in particolare i giovani della fascia di età tra i 18 ed i 24 anni che risultano appunto quasi al 75% inattivi. Con una forte crescita rilevata in questo trimestre.



L’ Europa approdo di emigrati italiani mentre in Patria è crescita zero

Un recente studio dimostra che in Europa l’Italia spicca per il maggior divario tra giovani ed anziani nella composizione della forza lavoro. Infatti solo il 42,7% dei giovani italiani sono occupati, contro il 52,2% dei lavoratori anziani.

I giovani vanno via dall’Italia

La media europea è invece è del 53% di lavoratori compresi tra i 20 ed i 28 anni contro un 47% di lavoratori anziani (tra i 54 ed i 65 anni). Fatto che determina inoltre una sempre maggiore crescita della emigrazione giovanile italiana verso i paesi stranieri.

Inattività ed emigrazione all’estero, la condizione cui sono condannati la gran parte dei giovani specie nel Mezzogiorno, dove mancano tre milioni di posti di lavoro e si è precipitati in recessione come segnala la Svimez  e dove il dramma maggiore è l’emigrazione verso il Centro-Nord e l’estero (oltre 132mila le persone che nel 2017 hanno lasciato il Mezzogiorno).




Una situazione occupazionale che vede inoltre un divario lavorativo tra uomini donne pari al 19,8% mentre a livello Europeo è quasi la metà, il 10%.

Invece di esultare Di Maio rifletta su questi dati, valuti che il reddito di cittadinanza non ha inciso minimamente né sulla domanda di lavoro né sulla offerta da parte delle imprese e dei giovani, visti i numeri degli occupati in calo e degli inattivi giovani in crescita.

Dirà soltanto che la disoccupazione è diminuita per esaltare i risultati del suo governo senza sapere di cosa parla, ovviamente. Come fanno molti titoli di giornali, purtroppo, che della materia ne masticano poco e niente. E valuti la crescita zero anche se lui sembra amare molto questo numero. Ministro dello sviluppo economico, si fa per dire.

A questo, si aggiungono i soliti venti di crisi, stavolta più tempestosi.



Fonti

Per quanto riguarda i riferimenti documentali di quanto affermato vedi:

Repubblica 31/07: Diminuisce la disoccupazione

Repubblica 31/07: Crescita zero secondo trimestre 2019

Per l’esatta definizione di soggetti disoccupati ed inattivi : Istat Glossario forze di lavoro

Sul Mezzogiorno vedi la Stampa: Svimez il Sud torna in recessione

Per il gap occupazionale tra Italia ed Europa vedi : L’Italia è ancora lontana dall’obiettivo Ue sul lavoro – Openpolis

Foto Sole 24 Ore Italiani sempre più migranti all’estero