Savoini e la Russia. Salvini soffre di amnesie moscovite

Chi è costui? Una strana sindrome ha colpito tutti coloro che lo hanno avvicinato recentemente: si sono dimenticati di lui

 

di Vincenzo Pino

Una strana sindrome ha colpito tutti coloro che lo hanno avvicinato recentemente. Si sono scordati di lui.

Salvini con Savoini a Mosca

L’epidemia è scoppiata dopo la pubblicazione delle intercettazioni in cui il personaggio trattava la possibilità di un finanziamento alla campagna elettorale della Lega alle recenti Europee.

Il fenomeno si è rivelato di tipo parossistico per Matteo Salvini, che ha minacciato querele per chiunque accostasse il suo nome a quello dell’innominabile Savoini. Arrivando a minacciare la riforma della Magistratura se si fosse indagato in quella direzione.

Ed in effetti il fenomeno di non essersi scambiati i nomi è possibile visto che l’unica prova certa è quella di un abbraccio tra i due in piena Piazza Rossa. Ma forse sarà stato un incontro occasionale, un peccatuccio da nascondere ai più.




Si sa che quando si viaggia si ha qualche problema di solitudine e si può incorrere in avventure imprevedibili da nascondere a mogli, figli, conviventi e via enumerando. Ma soprattutto alla propria nomea “machista”.

Sarà stata questa la ragione per cui presumibilmente non si saranno scambiati neanche i rispettivi nomi, preferendo l’anonimato o qualche nick o definizioni vezzose.

Savoini allo stesso tavolo? E chi lo conosce?

Ma l’avventura non è finita lì e ha avuto dei risvolti romani in occasione della visita di Putin. Anche qui nessuno e tanto meno il premier Conte sa chi avesse invitato Savoini mentre il suo armamentario identificativo faceva bella mostra di sé tra i tavolini con tanto di cartello nominativo.

Si sarà imbucato alla cena, ci chiediamo? Come fanno tanti ragazzini. Un tipo sveglio se ha passato i controlli di sicurezza che in quella occasione dovevano essere particolarmente stringenti, e, per di più rafforzati da quelli russi che sappiamo essere particolarmente efficienti.

Insomma un bel giallo da dipanare, un bel thriller che è rimbalzato tra l’Hotel Metropol di Mosca e le sedi del potere italiano.

E che si contorna di altri agenti semisegreti,  quelli che in Parlamento, sotto le mentite spoglie del gruppo leghista, hanno richiesto, a novembre l’abolizione del reato di finanziamento ai partiti dall’estero. Ma solo dopo che Savoini aveva concordato a Mosca la nota proposta di transazione.

In questa torrida estate era il tormentone che mancava.




Ma la Casellati voleva toglierci queste preoccupazioni se ha derubricato questa contorta trama in pettegolezzo giornalistico. Secondo la fantozziana presidente del Senato sarebbe roba da Novella 2000, insomma.

E pensare che per una intercettazione assai simile in Austria è saltato il vice premier anche lui sovranista ma egualmente sensibile all’odore dei rubli.

Ma qui siamo in Italia. Dove ognuno privatamente dichiara la propria onestà come se la reputazione della cosa pubblica non fosse degna di salvaguardia. I “migliori” in questo capo sono sempre i grillini che sguazzando nel fango prodotto dal sodale di governo non trovano meglio che dire: “Ma noi siamo puliti”. Grottesco.