Italia, un Paese drogato di odio

Su ogni questione, dai migranti alle banche, prevale la contrapposizione e l’insulto. Una situazione che porta solo danni e, alla lunga, catastrofi

 

di Gabriele Bonafede

Con l’ennesima vicenda legata alle migrazioni, all’occasione la Sea Watch 3, si palesa in Italia una nuova ondata di odio in tutti i canali di comunicazione e segnatamente sui social.

Salvini in conferenza stampa.

L’Italia da alcuni anni, e in particolare da un anno a questa parte, è preda dell’odio. Un Paese letteralmente drogato di odio, senza via d’uscita, preconcetto e ben foraggiato da chi lo diffonde a destra e a manca.

La responsabilità di questo odio va ricercata soprattutto nei partiti di governo, anche perché sono loro a tenere le fila dell’informazione.

Lega e Cinque Stelle hanno sparso odio a piene mani e continuano a farlo, come dei pusher che spingono perché i propri elettori consumino il prodotto. E ne traggono beneficio sotto forma di voti prima e di potere adesso.



Droga, dipendenza, assuefazione

L’odio, come tutte le droghe, dà dipendenza. Come tutte le droghe lo si consuma, inizialmente, perché spinti da frustrazioni e insoddisfazioni oppure perché tutti gli altri nella cerchia familiare e di amici e colleghi, reali o virtuali, ne fanno uso.

Poi non se ne può fare più a meno, vinti dalla dipendenza. Perché è difficile riconsiderare l’odio sparso in precedenza e tornare su un percorso più equilibrato. Difficilmente si abbandona la droga dell’odio perché difficilmente si ammette che sia una droga e che gli effetti collaterali siano negativi. Difficilmente si ammette pubblicamente di aver sbagliato nel diffondere l’odio e farne uso giornaliero. E nel farne uso giornaliero si arriva inevitabilmente alla assuefazione.



Carola Rackete capitano della Sea Watch 3

Fino a qualche anno fa i drogati di odio rimanevano confinati tra i disadattati, gli estremisti, i marginali e marginalizzati. Oggi, invece, i drogati dell’odio sono il cosiddetto “mainstream”, la massa di tendenza, la massa indistinta, la moda, la maggioranza o quasi.

Non appena salta fuori un argomento che attizza molto in termini di odio, come la questione dei migranti, si vedono sui social commenti irripetibili. Schifezze da fare ribrezzo. Miserabili commentari da strapazzo. Parolacce, turpiloqui, nefandezze lanciate su chi non è parimenti drogato di odio.

Chi salva vite umane diventa bersaglio di minacce e di insulti, i più virulenti possibile. Chi non odia, non viene riconosciuto tra i propri simili e quindi odiato anche di più. Chi odia viene per il momento lasciato stare, ma ben presto verrà odiato a suo turno, quando ce ne sarà l’occasione.



Cosa succede quando un intero Paese è drogato e asseufatto all’odio

Una volta che un intero Paese, o una grande parte, si è assuefatta all’odio difficilmente torna sui suoi passi, a meno che una grande crisi, uno shock esterno, cambino il corso degli eventi. Corso degli eventi che può portare a catastrofi epocali.

Berlino 1945

Non è una situazione nuova. È già successo nel passato e gli esempi confermano che interi paesi si siano autodistrutti una volta che una quantità sufficiente di cittadini si sia prima drogato di odio e poi assuefatto.

La Germania nazista ne è l’esempio più conosciuto e riconosciuto, che ha pagato con otto milioni di morti e la totale distruzione del Paese a causa di una popolazione drogata di odio. All’occasione, era un odio di matrice nazifascista.

Ma vale lo stesso per casi più recenti come la Jugoslavia e la sua guerra civile, la Siria, l’Iraq, la Libia. Una popolazione in maggioranza o in grande percentuale dedita all’odio, di solito fomentato da chi può farlo, finisce per provocare miseria, distruzione, guerra.




Ovviamente ci vuole tempo. E qui c’è ancora speranza per l’Italia. Se gli italiani riusciranno a rinunciare alla droga dell’odio per un tempo e quantità sufficiente, il Paese potrà uscire dal circolo vizioso odio-conflitti-miseria-guerra-autodistruzione. Altrimenti no.