Luigi Di Maio, breve storia di una pallottola spuntata

Il leader dei Cinque Stelle sembra ormai quell’eroe cinematografico del film parodia che fece epoca. Tutte le trovate pubblicitarie “del cambiamento” si sono rivelate un flop

di Vincenzo Pino

Non è risultata credibile la campagna di Di Maio nell’ultimo mese tutta improntata sulla questione morale ed il caso Siri per recuperare il gap di consensi all’alleato di governo, anzi può essersi rivelata un boomerang.

Elettori Cinque Stelle, non perdiamoci di vista. A proposito, e i 780 euro?

Perché Siri era pregiudicato per bancarotta fraudolenta già quando fu nominato membro di governo. E gli stessi Di Maio e Di Battista ne avevano l’anno scorso esaltato il valore proponendolo come ministro dell’economia al posto di Savona. Su questo terreno hanno verificato che c’è un limite alla pretesa di prendere in giro il paese.

Ma non solo questo.  Il movimento aveva già mandato in soffitta la questione morale quando aveva sottratto Salvini al procedimento per sequestro di persona nel caso Diciotti. Con un voto parlamentare che aveva il segno della salvaguardia della “casta” del governo gialloverde.




Quindi il movimento su questo terreno è andato in battaglia con la classica pallottola spuntata, come spuntata era la proposta di politica economica di finanziare il sostegno alle famiglie con i risparmi del “reddito di cittadinanza”. Che doveva costare trenta miliardi ma poi quindici, poi diventati dieci nella manovra di bilancio di cui se ne sono spesi solo cinque, a loro dire.

Insomma, la smentita più netta alla sceneggiata di Palazzo Chigi in cui a fine settembre si erano vantati di aver sforato i parametri di deficit proprio per assicurare 10 miliardi all’istituto stesso.

Insomma una debacle che gli elettori non hanno mancato di punire con il parallelo dimezzamento dei voti nei loro confronti nel giro di un anno. Un vero Guinness dei primati. Un’altra pallottola spuntata.

Questi è Leslie Nielsen…

Ma vi è stato un altro terreno su cui si è consumato il disastro penta stellato e di cui porta la responsabilità personale il “capo politico”.

Quello della scelta dall’alto dei capilista alle Europee, annunciata e presentata con grandi squilli di tromba a Di Martedì di qualche settimana fa. Rompendo con la sbandierata parola d’ordine dell’uno vale uno da validare poi con il responso del blog. E contro questa scelta si erano pronunciati la gran parte dei parlamentari europei uscenti ed i nuovi aspiranti alle stesse cariche del movimento.

Ebbene di queste capilista ne sono state elette solo tre su cinque, essendo state bocciate quelle delle circoscrizioni nord ovest e delle isole, arrivate impietosamente terze.

E neppure nel nord est o nel centro queste capilista hanno primeggiato arrivando seconde mentre solo nella circoscrizione Sud la candidata proposta dal capo politico è arrivata prima, grazie alla forte incidenza che determina la Campania.




Insomma alla luce dei risultati il capo politico dei cinque stelle in Italia risulta retrocesso a capo elettore in Campania dove non a caso il movimento cinque stelle assurge a vette di consensi notevoli.

In definitiva il sistema delle preferenze che è sicuramente risultato un grande valore aggiunto per gli altri partiti i cui capilista sono risultati vincenti si è rivelato un sostanziale boomerang per Di Maio. Che è rimasto nel vuoto, sulla sua ennesima pallottola spuntata.




Ma vi è un terzo terreno di sconfitta netta politica e personale del capo politico.

Quella di non aver presentato le liste nella gran parte degli enti locali che rinnovavano le amministrazioni e tutto ciò con la recondita intenzione di nascondere quanto più possibile la probabile sconfitta del movimento a questo appuntamento.

Una pallottola spuntata. Girato anche in Sardegna

Ma da un lato questa è risultata evidente visto che in Piemonte il candidato penta stellato è passato dal 21% al 15, riducendo così drasticamente il consenso alla loro bandiera No Tav. Ma anche perché in tutte le sfide riguardanti i ventisei capoluoghi di provincia non è riuscito a mandare uno, dicasi uno, dei candidati proposti al ballottaggio. Perdendo già al primo le due amministrazioni uscenti, Livorno ed Avellino.

E per somma di scherno neanche Nogarin è stato eletto alle Europee. Dimostrando che quando i cinque stelle governano le popolazioni li sfuggono come le cavallette. Quella dei sindaci uscenti trombati è stata forse la più evidente pallottola spuntata di Di Maio.




Anche qui Giggino ha toppato. Non è riuscito ad aggregare nessun movimento civico attorno ai cinque stelle come aveva promesso. Solo in alcuni piccoli comuni della Val di Susa l’operazione è riuscita ed il senso si capisce perfettamente. Ma per il resto buio fitto. (Qui i risultati elettorali).

In definitiva l’esito delle Europee non registra solo il fallimento del movimento, ma anche quello personale di Di Maio. Pallottola spuntata del panorama politico italiano quando solo un anno fa si vantava di essere “portavoce dei cittadini  e candidato premier per  delega popolare”.

E sarebbe necessario per il movimento rimuoverlo rapidamente se vuole avere un minimo di speranza di sopravvivenza. Mentre invece Di Maio vorrebbe affidare il proprio destino ad un referendum da tenere il 30 sulla piattaforma farlocca e manipolabile Rousseau. Insomma si affida a Casaleggio, il vero ed unico capo politico del movimento.

 

Per quanto attiene alle performance dei grillini alle elezioni amministrative di Domenica vedi: Voto amministrativo bene  centro destra e centro sinistra . Precipita il M5S