“E muriu u cane”, quel teatro che parte dal seme piantato da Eduardo

Il nuovo spettacolo di Giada Baiamonte è andato in scena in prima assoluta al teatro del quartiere Capo a Palermo. Alla Guilla il merito di scoprire e lanciare, una volta di più, temi e artisti di grande pregio

di Gabriele Bonafede

Forse il teatro italiano ha dimenticato troppo presto l’opera di Eduardo. Per questo motivo, quando si va a teatro a vedere, o meglio a partecipare, un nuovo testo che parte dall’insegnamento del più grande drammaturgo italiano del dopoguerra, ci si sente più speranzosi.

Giada Baiamonte, autrice e regista di “E muriu u cane”

È il caso di “E muriu u cane”, in prima assoluta al Teatro alla Guilla di Palermo. Un teatro minuscolo, a pochi passi dalla Cattedrale nella parte finale della strada principale del popolare quartiere “Il Capo”.

Quel teatro così piccolo nelle dimesnioni fisiche, ancora una volta si è espanso, magicamente, allargando lo spazio interno ed esterno alla composizione teatrale. Diventando grande nella rappresentazione.

E non solo per la scelta di proporre uno dei temi cari ad Eduardo, la famiglia con tutte le sue drammatiche relazioni. Ma per continuare una ricerca che si riallacci a quel percorso e lo trasponi nella famiglia di oggi, nella società odierna, nel quadro di un’evoluzione del paesaggio sociale e storico in uno stesso Paese.




Scritto e diretto da Giada Baiamonte, E muriu u cane (traduzione: Ed è morto il cane), non propone uno sguardo “museale” sul tema eduardiano della famiglia. Tutt’altro. Lo sviluppa, lo evolve, pur mantenendo quel piccolo seme che porta il nome del drammaturgo napoletano.

Si potrebbe dire, un’espansione e una ri-attualizzazione. Oppure, come è giusto rispetto ai nostri padri e i nostri nonni, una rigenerazione della poetica neorealista, ovvero una sperimentazione nella sua pluri-generazionale sedimentazione

Non siamo a Napoli, ma nell’altra grande e teatrale capitale del Mezzogiorno, Palermo. La storia è incentrata sui rapporti familiari, come detto. Ed è dai segreti familiari, dai drammi familiari, che si dipana il percorso di scoperta.




Tanto familiari quanto sconosciuti, i protagonisti sono attorniati da un pubblico che, più che assistere, si trova a partecipare dei piccoli e grandi, inconfessabili, segreti. Come se ogni spettatore fosse tra gli invitati di un evento di famiglia allargato al “pubblico” di “parenti” e “amici”, ma anche dei vicini di casa, quale può essere un funerale o un matrimonio.

“E muriu u cane”. Giada Baiamonte (a sinistra  in alto, nei panni di Margherita). A destra, dal basso:  Marzia Coniglio (Rosa), Fabiola Arculeo (Maria) e Salvatore Lorenzini (Totò). A sinistra in basso, Domenico Bravo (Giuseppe)

Il fatto è che, oggi più di ieri, la famiglia scopre se stessa nelle “occasioni” di riunione eccezionali, come sono matrimoni o funerali. Ancor più che nel “Natale in Casa Cupiello”, o in “Questi fantasmi!”, il momento è topico.

L’occasione per così dire “celebrativa” di un evento, è anche l‘occasione per rivelare il dramma della condizione umana. I nodi vengono al pettine con lo stesso ritmo, crescente e sempre più drammatico, che troviamo nel lessico teatrale e gestuale presente in Eduardo. Persino alcune trovate sono eccellenti, a marcare la quotidiana follia e la faticosa vita di ogni giorno, tanto di routine quanto d’eccezione.

L’autrice è una bella scoperta. Praticamente è il suo primo testo teatrale che va in scena. E si deve dare atto al Teatro alla Guilla, diretto da Valerio Strati, di saper scoprire, una volta di più, temi e artisti che possono crescere molto e sono ancora poco conosciuti.

Anche perché il gruppo di attori che realizza “E muriu u cane”, rende magnificamente, alla prima uscita assoluta, una pièce che già gode di un testo di pregio.




Si tratta di tre attrici e due attori: la stessa Giada Baiamonte (nei panni di Margherita), Marzia Coniglio (Rosa), Fabiola Arculeo (Maria), Salvatore Lorenzini (Totò) e Domenico Bravo (Giuseppe). I “ruoli” dei personaggi, sono brillantemente sviluppati grazie anche a la regia della stessa autrice coadiuvata dall’attenta aiuto-regia di Viviana Lombardo. Tanto che, fino all’ultimo, ogni attore sembra il personaggio stesso.

Merito del testo che è certamente da riproporre anche in palcoscenici più grandi e più conosciuti? Sicuramente. Ma merito anche di un gruppo che mette insieme attori giovani ed esperti con risultati di grande intensità e di completo coinvolgimento

È andato in scena per sole due serate, venerdì 10 e sabato 11 maggio. È auspicabile che sia replicato ulteriormente alla Guilla stessa e che vada in scena in altri teatri perché “E muriu u cane” rappresenta un potente specchio drammatico della famiglia di oggi. Svelando, senza sconti, la sua intima tragedia nel nostro tempo.