Scalfari, la memoria e la confusione

di Vincenzo Pino

Così si esprimeva Scalfari, il martedì successivo al voto del 4 marzo 2018 (proprio a la 7 e Di Martedì, qui) e le parole non danno adito ad alcun dubbio.

Sbiaditi percorsi a memoria

Facendo un’alleanza con il Pd – rispondeva Scalfaro a Floris  Martedì 6 marzo  2018 – non è che ci sono due partiti, diventa un unico partito, Di Maio è il grande partito della sinistra moderna. Allora la faccenda cambia, se lui diventa la sinistra italiana voterò per questo partito.”

“Se – aggiunge – questo partito (quello che nascerebbe dall’alleanza Pd-M5S, ndr) diventa un partito di maggioranza assoluta, Mattarella ha un governo che ha la maggioranza assoluta. Renzi ha detto no, ma Di Maio non parla di alleanza con Renzi ma di alleanza con il Partito Democratico.”

“Ma al momento – concludeva – il Pd è in uno stato di abbattimento, l’abbattimento porta alla confusione. Il Pd è un partito confuso“.




Scalfari profeticamente aveva già dato vita alla nuova forza di sinistra. Anzi, aveva trasformato il Movimento Cinque Stelle nel “grande partito” della “sinistra” moderna e Di Maio nell’unico leader su piazza adatto alla realizzazione di questa impresa epocale.

Eugenio Scalfari nel 2016. Di Maio non era ancora vicepremier

Non mancavano certo le velenose allusioni a Renzi, unico ostacolo a questo disegno (di fronte al possibilismo di Martina o di Zingaretti) che prefigurava il nuovo sol dell’avvenire di scalfariana fattura. E di rivolgersi pietoso e comprensivo ad un Pd abbattuto e confuso la cui unica prospettiva di rinascita era affidata quasi al buon cuore di Di Maio ed al suo.

Ed assieme a lui tutte grandi firme del giornale, da Ezio Mauro, a Giannini per citare i più noti, che intonavano questo ritornello ossessivamente nei lunghi mesi della campagna elettorale del 2018 e per diversi mesi dopo.

Ma Scalfari ci ha abituato alle sorprese. E ci stupisce se nel giro di un anno afferma con la stessa proposopea di allora tutto il contrario di quello che aveva così perentoriamente teorizzato.

Così, a distanza di un anno ed un mese esatto da quelle profezie ha scoperto che Di Maio con la sinistra ha poco a che vedere, se si è scagliato contro di lui affermando che “lui fa solo finta di essere a sinistra”.

Lo fa da sempre. E ce ne eravamo accorti in molti.




Ma Scalfari lo dice, di nuovo a Di Martedì, il 10 aprile 2019, rispondendo sempre a Floris. Scalfari lo dice quando il danno è fatto. Chiude la stalla quando ormai i buoi sono scappati.

Ora, caro Scalfari, ci vorrai dire se era confuso il Pd un anno fa a rifiutare l’accordo o forse per caso eri confuso tu? Ci vuoi spiegare come ci hai messo un anno per  capire la declinazione dell’agire politico di Di Maio mentre dalle cronache e dalle tue testimonianze di un anno fa appare  chiaramente che Renzi, al contrario, l’abbia capito subito.

Ma certo, il danno che hai fatto lo scorso anno con il sostegno al disegno politico che hai messo su per le elezioni del 4 marzo 2018 è incancellabile. E resterà ad imperituro ricordo della tua confusione e dello stato in cui versa il Paese grazie a questi orientamenti ed al consenso che ha determinato a favore di quella che oggi definisci “falsa sinistra”.




Eugenio Scalfari versione  1, il 6 marzo 2018: qui il video La 7 il 6 marzo 2018.

Eugenio Scalfari versione 2. il 10 Aprile 2019: qui il video La 7 su Di Martedì del 10 aprile 2019.

Foto di Eugenio Scalfari in copertina e nel testo tratta da Wikipedia: Di Presidenza della Repubblica, Attribution, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=46537575