Quel vizio ricorrente nel Pd: danneggiare se stessi

di Vincenzo Pino

Oggi è assai difficile commentare le incredibili vicende del centrosinistra in Italia. Ero abbastanza avvilito ieri dopo aver appreso la notizia della mancata ricandidatura di Daniela Lo Conte a sindaca di Granarolo, nel bolognese, da parte del Pd.

Daniela Lo Conte

Lei eletta con il 71,9% dei voti (circa 4500), deposta da una assemblea in cui 35 iscritti al locale circolo su 43 hanno votato questo scempio.

Certo c’è da valutare quale rispetto vi sia stato per la democrazia visti i numeri e l’attestato di stima e solidarietà che la Sindaca ha ricevuto da parte della sua comunità, tutta, al di là dei colori politici. E sorprende che da parte delle donne democratiche non vi sia una decisa presa di posizione contro questa regressione sulla rappresentanza di genere, quando questa viene ingiustamente calpestata.

Non era stata quindi una giornata felice per me che mi ostino a pensare che i comportamenti politici dovrebbero essere improntati alla razionalità, al rispetto e non invece alle conventicole correntizie agli accordi di bassa lega, perpetrati con la legge dei piccoli numeri al limite delle congiure.




È difficile capire il noi che professa questo nuovo corso del Pd quando i risultati sono di questo genere. È forse il noi di un ceto politico vecchio che cambia schieramento ad ogni squillare di tromba e poi tratta il proprio rientro al prezzo di sconfessare la volontà di una intera comunità che si vuole rappresentare. Magari con un bel salto generazionale all’indietro, altro che rinnovamento. Cose che ricordano il bolscevismo piuttosto che un moderno ordinamento democratico.

Ed è anche avvilente dal mio punto di vista che si debbano dedicare le energie in una battaglia interna alla propria comunità e non dedicarsi alla lotta contro gli avversari politici che stanno mettendo l’Italia in brache di tela e sull’orlo del precipizio. Come testimonia Standard&Poor’s con la previsione di crescita-zero per l’economia italiana nel 2019.

Nicola Zingaretti

Ma non bastava questo avvilimento ieri. A questo se ne è aggiunto un altro: la sciagurata presentazione di un disegno di legge per l’equiparazione della indennità dei parlamentari italiani a quelli europei.

Un disegno di legge firmato da Luigi Zanda (foto in copertina) e derubricato ad iniziativa individuale dal segretario, visto il clamore suscitato dalla pubblicazione della notizia. E non è certo la prima volta che Zingaretti sconfessi uno dei suoi collaboratori più stretti se ricordiamo la vicenda Smeriglio prima negata come fake e poi anch’essa derubricata ad iniziativa individuale.

Mi chiedo quale sia il metodo utilizzato da Zanda per realizzare questa iniziativa. Non certo una discussione nel gruppo parlamentare di appartenenza, perché alcuni autorevoli componenti lo hanno sconfessato dichiarando la propria contrarietà. Non certo un pronunciamento della direzione del Pd.




Ed il tutto realizzato a fine febbraio quando risuonavano per il paese le parole di Zingaretti relative al “noi al posto dell’io” che contornavano la sua certa vittoria alle primarie.

Ma quale coerenza ha Zanda di fronte all’adesione a questa posizione, entusiasticamente sostenuta nei mesi passati, a presentare individualmente una iniziativa così dirompente sul piano politico generale che tocca nervi scoperti dello scontro politico recente?

È probabile che l’abbia fatto perché si sarà sentito autorevole di fronte al nuovo corso zingarettiano e con le spalle coperte. Ecco, se sarà questa la dinamica che reggerà il Pd nei prossimi mesi c’è poco da stare allegri. Basta saltare sul carro del vincitore e fare quel che si vuole.



Primarie Pd a Palermo 3 marzo 2019, la coda a piazza Politeama nel pomeriggio

Anche danneggiando se stessi e facendo riemergere la demagogia dei pentastellati, quelli che hanno costruito una falsa narrazione delle loro indennità.

A me sembra che questo episodio al di là della presa di distanza formale del segretario Zingaretti sia un altro caso di auto-danneggiamento nel Pd, contrario al suo essere partito della comunità, degli elettori e del Paese.

Alla luce di questi avvenimenti, il Pd In questo momento appare quasi come una cordata senza bussola. In cui al preteso “io” di Renzi, le cui iniziative sono state sempre discusse ed approvate dagli organismi di partito, non si è sostituito un “noi”, ma un vuoto riempito da iniziative individuali, scoordinate e semiclandestine. Un bel regalo ad avversari e grillini. E i sondaggi non mancheranno di segnalarlo nei prossimi giorni.

Mentre si parla di alleanze e di campo aperto, questi comportamenti, infatti, allontanano sicuramente pezzi importanti dei militanti e degli elettori del Pd.