“Ho agito nell’interesse della Patria e degli italiani”. Una dichiarazione che cozza con la storia

È lecito giustificarsi così nel mondo sopravvissuto al nazifascismo?

di Franco Lo Piparo

Le mie insufficienti conoscenze giuridiche non mi consentono di avere un’opinione ben motivata sulla validità giuridica (non politica che è altra cosa) degli argomenti con cui il Tribunale dei Ministri chiede al Senato l’autorizzazione a processare il ministro Salvini per sequestro di persone.

Tutti i cittadini fanno parte della Patria

Il processo, se ci sarà, lo chiarirà. I processi si fanno per questo. Mi interessa un’altra questione.

Ci si può difendere in una materia come questa invocando l’interesse della Patria e degli italiani?

Mettiamo pure da parte la questione del contenuto controverso delle parole Patria e Italiani: chi non è d’accordo con quelle scelte politiche non fa parte della Patria e non è italiano?

Io non sono d’accordo con quelle scelte e mi considero italiano e patriota quanto quelli che le condividono. Come la mettiamo? «L’interesse della Patria» è argomento retorico pieno di buchi logici.




Stabilito che il dissenso non è né antipatriottico né antitaliano (almeno nei regimi liberaldemocratici in cui abbiamo la fortuna di vivere), c’è una questione ancora più sostanziale. Nell’Europa del secondo dopoguerra tutte le azioni politiche sono praticabili anche nel caso fossero condivise dalla maggioranza dei cittadini (ma non è questo il nostro caso)?

Mi spiego con un esempio facile da capire. Mussolini e Hitler hanno praticato politiche odiosamente razziali in nome della difesa, stando alle loro dichiarazioni, degli interessi delle proprie rispettive Patrie e dei loro rispettivi popoli. È un fatto storico incontestabile.




Con le Costituzioni e le leggi tedesche e italiane di adesso se un politico provasse a difendere gli interessi della propria Patria e del proprio popolo con quelle politiche razziste sarebbe immediatamente messo sotto processo e severamente condannato. Nell’Europa del dopoguerra il campo dell’esercizio del potere politico è rigidamente limitato dalle Costituzioni e dalle leggi. La loro eventuale trasgressione è soggetta al controllo di un neutrale potere terzo (quello giudiziario) esercitato con tutte le garanzie della difesa.

In altre parole, dopo le nefandezze nazifasciste l’agire nell’interesse della Patria e del proprio popolo non è un argomento che un politico possa invocare per mostrare la liceità del suo comportamento. Ed è bene che sia così.