Dal Sudamerica “Una notte di 12 anni”: le proprie idee, la propria forza

di Maria Teresa de Sanctis

In quanto siciliana, chi scrive sa bene che cosa significhi la forza delle idee. Idee che sopravvivono a chi le ha concepite, essendo la nostra isola purtroppo ricca di eroi che, pur non riuscendo a sradicare un male ben noto, sono riusciti a farci credere di poter migliorare la società in cui viviamo.

Alvaro Brechner, regista di Una notte di 12 anni

Il riuscirci spetta quindi a noi, ma questo è ancora tutto da vedere. E il credere alle proprie idee è una forza altrettanto grande: può farci sopravvivere a situazioni impossibili, come vivere nel buio in prigionia per lunghi 12 anni e riuscire a non impazzire.

Questo ci racconta un film coraggioso e perfettamente riuscito, Una notte di 12 anni (fedele al titolo originale “La Noche de 12 Años”) di Álvaro Brechner, una vicenda realmente accaduta a nove uomini nel settembre del 1973 in Uruguay, film tanto apprezzato all’ultimo festival di Venezia.

Nel film si narra soltanto di tre di loro, della loro lunga detenzione di 12 anni in isolamento all’interno di diversi luoghi di prigionia dello Stato, in quel momento governato da un regime dittatoriale militare.  È quindi un film di denuncia, ma non solo.



Infatti accanto alle continue privazioni e umiliazioni subite dai detenuti nel loro peregrinare da un carcere all’altro, contro ogni rispetto dei diritti umani, il film ci racconta anche della capacità che i tre hanno di non impazzire di fronte a situazioni così estreme.

Una dittatura tanto crudele quanto stupida nell’esercizio del proprio potere, come ad esempio testimonia un problema di defecazione narrato nel film, ma soprattutto in grado di condurre allo sfinimento fisico e psichico gli individui.

Una notte di 12 anni, locandina

E invece i tre resistono. Nella realtà sono Pepe, il futuro presidente dell’Uruguay Jose Mujica, Neto, Eleuterio Huidobro diventato poi ministro della difesa e da poco scomparso e Ruso, il poeta Mauricio Rosencrof. Interpretati rispettivamente dall’attore spagnolo Antonio De La Torre, da Alvaro Tort e Chino Darín (figlio del grande attore argentino Ricardo Darín).

Resistono al buio, alla fame, alla violenza. Merita di essere citata la sequenza scenica con i tre uomini alla luce del sole dopo essere stati costretti a tanto buio, accompagnata dalla calzante scelta musicale di una bellissima versione del brano di Simon e Garfunkel “The sound of silence”, per voce e chitarra, eseguito dalla cantante spagnola Sílvia Pérez Cruz, presente anche in qualche scena del film.

Dalle immagini, dalla sua splendida voce e dal testo stesso della canzone un’emozione crescente che inonda i cuori e infonde coraggio e forza: “Essere nell’oscurità e trovare in essa una rivelazione, imparare ad ascoltare il silenzio”.




È di questa forza che il film ci racconta, la forza del loro sapere resistere, del loro avere fiducia in un domani che sappiamo infine essere arrivato con la democrazia. È un racconto di dolore e sofferenza, dove la cupa prigionia dei tre si intreccia con i fatti tristi antecedenti la loro cattura. Tanta la crudezza delle scene del film, dicevamo, intrise di una violenza che sentiamo vera, vissuta, e d’altronde non potrebbe essere diversamente dal momento che è sulle memorie dei tre veri personaggi che il film si basa.

Accanto alla capacità di resistere, è il buio l’altra presenza su tutto incombente. Non solo il buio per mancanza di luce, ma anche quel buio dal quale si è circondati quando ogni traccia di umanità viene a mancare. Avvenimenti della storia dell’oggi che era importante far conoscere, soprattutto in tempi come questi, quando sembra che l’umanità barcolli avendo perso nel proprio cammino quella direzione di giustezza e giustizia necessaria per costruire un futuro migliore per tutti.

Senza alcun dubbio è la settima arte, il nostro amato cinema, lo strumento più utile ed efficace per far conoscere fatti e pagine di storia che altrimenti potrebbero restare sconosciuti ai più. Per questo vanno anche ringraziati quei distributori che consentono a questi film di impegno civile di girare ed essere visti.



Nel testo, Álvaro Brechner. Foto tratta da Wikipedia, di Lopardo1973 – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=50969135

 

Trailer ufficale in italiano: