Legalità e diritti civili: alla coscienza la risposta

Così disse Antigone di Creonte, re di Tebe, che le aveva proibito di seppellire il fratello: «Creonte non ha il diritto di separarmi dai miei […]. Non credevo che tu arrivassi con i tuoi divieti ad andare contro le leggi degli dei, leggi che non da oggi, non da ieri, vivono, ma sono eterne. Potevo io, per paura di un uomo, dell’arroganza di un uomo, potevo venire meno a queste leggi? […]. Io esisto per amare, non per odiare».  (“Antigone”, Sofocle)




di Nino Rocca (*)

La nostra società è malata, malata di schizofrenia. Quando nella vita sociale siamo interpellati a fare una scelta di coscienza tra legalità e diritti civili, allora vuol dire che qualcosa non funziona.

Aid Abdellah, 56 anni. Il pittore ucciso a Palermo piazzale Ungheria, 17 dicembre 2018 (Foto di Mike Palazzotto pubblicata su Repubblica)

Da una parte proteggiamo senza esitazione i diritti civili. Dall’altra, con leggi inique o ambigue, erigiamo muri e neghiamo ai soggetti più deboli quei diritti che poco prima abbiamo affermato.

È quello che, ormai da tempo, succede anche nella nostra città, Palermo, dove da una parte si proclama il rispetto del diritto alla casa, o comunque ad avere un tetto sopra la testa; ma al tempo stesso si condanna come abusivo chi occupa un edificio pubblico abbandonato da anni.

Aumentano così le persone senza casa e costrette a vivere per strada, cui è negato il diritto a poter vivere in un luogo sicuro. E come se non bastasse, queste persone vengono persino condannate se, infrangendo la legge, abbattono muri che gli permettono di trovare riparo in dimore di fortuna.




“Restiamo umani” diceva Vittorio Arrigoni prima di essere ucciso a Gaza. È questo l’appello che oggi dobbiamo rivolgere a tutti coloro che obbediscono prima alla legge che alla coscienza.

Quando in una società la legalità è incompatibile con i diritti civili, inavvertitamente si scivola su un piano inclinato che porta alla violazione dei diritti umani.

È quello che succede quando le nazioni alzano muri a chi fugge dalle guerre, dalle persecuzioni, dalla povertà, dalla fame. È quello che succede in Israele col muro di Gaza, che impedisce la libera circolazione dei palestinesi nella loro stessa terra. È quello che è successo durante il fascismo con le leggi razziali contro gli ebrei.




È quello che succede tutte le volte che si erigono muri e si condannano all’emarginazione e all’esclusione sociale i soggetti più fragili e deboli.

Possiamo tacitamente accettare una legalità incompatibile con i diritti civili? Che cosa diremo quando vi sarà l’ennesima vittima del freddo, morta di povertà, in mezzo alla strada? Se ancora rimarrà un po’ di umanità nel nostro cuore, forse ci rattristeremo e mediteremo su quest’ennesima infelice vita spentasi in una società senza pietà.

È l’ora di comprendere che non vi è soltanto la morte fisica. Prima ancora c’è la morte sociale, dovuta all’esclusione; e la morte psicologica, di che non ce la fa più a contrastare le avversità della vita e l’indifferenza di un mondo per il quale si è soltanto ombre nella notte, fantasmi, invisibili uomini già morti, poveri zombie.

Restiamo umani.

 

 

(*) Presidente del SUNIA – Palermo.

 

In copertina, foto di Matt Collamer, tratta da unsplash.