Il Palermo torna ad essere inglese. Ma non c’è altro

di Gabriele Bonafede

La notizia ha già fatto il giro d’Italia e forse d’Europa. Zamparini va via dal Palermo calcio (US Città di Palermo), almeno formalmente, e arriva una proprietà fondamentalmente britannica, o per lo meno anglosassone. Ma non c’è altro. Chi si aspettava qualcosa in più rispetto alle dichiarazioni molto vaghe dell’acquirente o nuovo “patron” (teorico) Clive Richardson già circolate sui media, ha seguito la conferenza stampa della nuova proprietà di oggi pomeriggio. Ma la conferenza stampa è stata particolarmente avara di notizie vere.

Agli albori, il Palermo era inglese…

Intanto, la diretta Facebook della conferenza è organizzata maluccio: un solo microfono per cinque partecipanti, compreso Foschi ed escluso Zamparini. Quel solo microfono è stato utilizzato quasi esclusivamente da Platt e Richardson. Per giunta, la traduzione dall’inglese, per quel poco che si è riusciti a sentire nella diretta Facebook, non è sembrata al meglio. Platt ha parlato dierettamente in italiano.

Per quanto riguarda i contenuti, le bocche sono cucite su quasi tutto. Da un lato è una cosa positiva, perché c’è una riservatezza che è il minimo visto l’ambiente. Dall’altro lato, non si può esprimere alcun giudizio. Tutto è possibile.

L’unico che comunica qualcosina è David Platt. Non a caso l’ex-nazionale inglese, nella veste di consulente “che dà una mano”, è l’unico a utilizzare il microfono parlando in maniera chiara. Dice ciò che è ovvio aspettarsi da una proprietà particolarmente riservata. E cioè che la nuova proprietà deve ancora fare il punto della situazione con chi ha gestito tecnicamente il club.




Parliamo insomma della vera carne al fuoco: ci sarà un rinforzo a gennaio per “blindare” la promozione in serie A? La risposta è che la squadra, essendo prima in classifica, va bene. Quindi restando con la stessa squadra si dovrebbe centrare l’obiettivo.

Clive Richardson: “Palermo una eredità sportiva…”

Questo è un segnale positivo perché alla luce di queste dichiarazioni non ci dovrebbero essere cessioni importanti a gennaio. Anche se Platt poi dice che vanno analizzati i problemi vissuti dai protagonisti tecnici del club, a partire da scambi di vedute e informazioni con Rino Foschi che gli sta accanto. Tornando quindi nella riservatezza più assoluta perché appare singolare che si compri un club senza avere le idee chiare sulla consistenza tecnica per centrare l’obiettivo minimo a questo punto della stagione, e cioè la promozione in serie A.

Altro non c’è. Nemmeno indicazioni di massima su chi gestirà l’area della proprietà e del management, o su chi sarà il nuovo presidente. Trapela la conferma, indiretta, che la proprietà avrebbe nel suo ambito una o più società quotate in borsa. Uno dei consulenti dice infatti che non si comunica più di tanto alla stampa dal punto vista del futuro organizzativo e finanziario, nemmeno i nomi delle società che compongono la nuova proprietà, perché si tratta di società quotate in borsa che vorrebbero evitare eventuali contraccolpi sul mercato.




Su tutto ciò si piò fare tutta la dietrologia che si vuole. Ma oltre al dato di fatto di una proprietà inglese o “più precisamente” britannica o anglosassone, altro non c’è.

Si apre dunque una fase del tutto nuova nel mondo dell’informazione intorno al Palermo calcio. Se fino a ieri Zamparini era uno che parlava tanto, e in molti casi si è pensato che parlasse troppo, qui la riservatezza appare come la parola d’ordine. Su questo punto le cose sono chiare: proverbiale riservatezza inglese. Giornalisti e tifosi rosanero se ne dovranno fare una ragione.