Elezioni USA, vittoria netta dei democratici. Trump e sovranisti nei guai

di Gabriele Bonafede

A Trump e ai razzisti americani non sono bastate le fake news, le intimidazioni, i tentativi di brogli, l’ignoranza e l’ignavia di larghi strati della popolazione, l’odio. Non sono bastati per fermare il vento di democrazia liberale che ha soffiato, potente. I democratici USA conquistano una vittoria importante e determinante. E non era per niente facile. Il Congresso degli USA è adesso formato da molti volti nuovi nel partito democratico, da molte donne, da molti rappresentanti delle minoranze.

Alexandria Ocasio-Cortez, la più giovane donna eletta nel Congresso USA. A New York (district 24) conquista il 78% dei voti. Ha dichiarato di sostenere la procedura di impeachment contro Trump. Foto tratta dal suo profilo twitter ufficiale.

Per la prima volta ci sono più di 100 donne elette tra i democratici, per la prima volta una giovane donna di appena 29 anni (Alexandria Ocasio-Cortez, nella foto), per la prima volta anche una donna mussulmana e una rappresentante LGBT.

Dove ha vinto di più la democrazia liberale di fronte ai razzisti e ai sovranisti di tutto il mondo è proprio al di qua di quel muro che avrebbe voluto costruire Trump: al confine con il Messico.

Nei nove distretti, da noi si direbbe circoscrizioni elettorali, che confinano con il Messico, sette sono andati nettamente ai democratici, solo due, forse, ai repubblicani e per una manciata di voti. Tanto che ancora non è ancora stata “chiamata” la vittoria del GOP in questi due, anche perché la distanza è solamente di alcune centinaia di voti tra il candidato GOP e quello democratico.




Ciò che salta agli occhi è che i democratici hanno vinto seggi camerali o senatoriali soprattutto dove Trump aveva costruito la sua elezione del 2016: in Ohio, in Florida, in Winsconsin, in Minnesota. Sarà lì che tra due anni, sempre che Trump non soccomba prima a un impeachment, si giocherà l’elezione presidenziale del 2020: il “flip-states”, quelli incerti dove si vince l’elezione.

Adesso la Camera degli USA è saldamente in mano ai democratici, con almeno 222 seggi su 435. Vero, il Senato è ancora a maggioranza repubblicana. Ma mentre i democratici si sono presentati uniti e persino con alleanze elettorali allargate a difendere le idee di base della democrazia liberale, i repubblicani appaiono uniti in un solo punto: l’attaccamento alla poltrona purchessia, anche a costo di perdere la dignità e accodarsi alle follie trumpiste che sconfessano i principi fondatori dei padri costituenti americani, repubblicani compresi.

Orgolgiosi di essere democratici

Ciò che evidente è la corrosione delle roccaforti del GOP: Arizona, Texas, Georgia, Nevada, Indiana, Kansas, South Carolina. Persino in Iowa, su quattro distretti, ben tre hanno dato il loro seggio a un democratico e, di questi, due sono stati seggi “flipped”: ribaltati, da repubblicani a democratici.

Significativa la vittoria della democratica Laura Kelly per la corsa a governatore del Kansas. La vittoria del democratico Brown per il seggio senatoriale dell’Ohio è ancora più importante perché giustifica le speranze dei democratici per riconquistare questo stato importante all’elezione presidenziale del 2020.

Con una Camera ormai in mano ai democratici Trump non rischia immediatamente l’impeachment, ma adesso è quanto meno possibile iniziare la procedura. Si tratta di una spada di Damocle sulla presidenza Trump, perché se le indagini sul suo conto dovessero continuare a svelare evidenti legami con la Russia anche i repubblicani potrebbero lasciare il Donald al suo destino, prima ancora che termini il suo mandato. Con la maggioranza del Senato al GOP, tuttavia, rimane incerta la questione dell’impeachment.




Una cosa è certa però, come ha twittato Vittorio Zucconi: “La vera, buona notizia di queste Midterm Usa è che il voto ha sottratto l’assicurazione sanitaria alle grinfie dei Rep e di Trump. Per 2 anni, Obamacare, Medicaid per i poveri e i minori e Medicare per gli anziani sono salve. Thank God and the voters.”

Donaldino pane e vino

Se sul piano della politica estera Trump continua ad avere le mani libere, per la politica interna sarà difficile portare avanti le politiche razziste, xenofobe, inique e populiste. Qui la Camera ha un potere molto più elevato e queste schifezze non passeranno.

Così come guadagnerà peso l’opposizione alla famigerata NRA, la lobby dei produttori di armi che sostiene Trump e la folle legge che permette di comprare e usare armi d’assalto, disseminando morti e stragi per tutta l’America. La scuola, la ricerca, la crescita sociale e istituzionale, la difesa dei diritti e delle famiglie, saranno adesso molto più garantite.

È stato un “referendum” pro e contro Trump? Lo stesso interessato, nella sua solita lingua biforcuta, ha detto l’uno e l’altro, a seconda dell’audience. Ma la realtà è che per almeno il 40% degli elettori americani il voto è stato dettato dalla volontà di fermare Trump.

Non a caso il 91% dei candidati “endorsed” da Trump, cioè chiaramente sostenuti personalmente in campagna elettorale, ha perso. Se il Senato è rimasto a maggioranza GOP ciò è dovuto dunque a una sostanziale tenuta repubblicana nonostante la presenza ormai ingombrante di Trump. Pensaci, Donaldino.




 

 

In copertina: foto di m-b-m tratta da unsplash ( m-b-m-774384-unsplash)