Casteldaccia e il triangolo della morte

Solo la diffusione di una cultura della legalità e del rispetto ambientale può evitare altri disastri. Su questo, la politica ha un ruolo determinante

 

di Gabriele Bonafede

Forse ci siamo dimenticati cosa è significato il nome Casteldaccia alcuni decenni fa. Insieme a Bagheria e Altavilla Milicia, negli anni ’80 del secolo scorso, quel territorio fu definito il “triangolo della morte”. Lì si combatté una vera e propria guerra: la “seconda guerra di mafia” che vide l’ascesa dei corleonesi con decine di omicidi tra affiliati di Cosa Nostra nel mezzo di una popolazione terrorizzata.

Mappa del territorio di Bagheria, Casteldaccia e Altavilla: il triangolo della morte

In quegli stessi anni ci fu anche una sollevazione popolare contro l’abbattimento di case abusive. A Casteldaccia, come in altri comuni limitrofi del palermitano, l’abusivismo veniva vissuto quasi come un diritto. Intere popolazioni dei comuni posti nella fascia orientale a Palermo, formarono blocchi stradali alle porte della città e protestarono per lunghi giorni per mantenere le proprie case abusive.

Il quadro di illegalità era semplicemente sconfortante. La quantità di case abusive e il saccheggio del territorio ha prodotto disastri ben prima della tragedia del 3 novembre scorso.

I territori limitrofi a Palermo soprattutto sulle coste orientale e occidentale, ma non solo, sono stati edificati in maniera selvaggia, deturpando e soffocando bellezze naturali e artistiche che erano, una volta, di grande pregio. Mettendo a repentaglio, come purtroppo abbiamo visto adesso, la vita delle persone che ci abitano. Pericolo che le stesse persone hanno prodotto in un modo o nell’altro con un comportamento assolutamente privo di cognizione del disastro ambientale e idrogeologico verso il quale si va incontro.




Come ci si accorge in questi giorni, l’abusivismo edilizio fa parte di quella che una volta era chiamata “sottocultura mafiosa”. Cioè la presenza di un’atavica tendenza a fare da sé al di fuori delle regole di uno Stato moderno. La mancata percezione del pericolo ambientale, a Casteldaccia, sembra ancora oggi particolarmente radicata. In tutta Italia, e specialmente nel Mezzogiorno, esistono situazioni di abusivismo e di mancato rispetto delle più elementari regole di urbanistica ed edilizia, che mettono in pericolo costante intere popolazioni. Basti pensare agli insediamenti alle falde del Vesuvio.

Casteldaccia, la villetta della strage

A Casteldaccia, ma anche in tanti altri comuni siciliani, le cose vanno anche peggio. In molti casi non ci si rende conto che è follia costruire e abitare, anche solo stagionalmente, in zone palesemente pericolose. È una zona dove la maggioranza delle persone, purtroppo, si ritrova a convivere con una illegalità diffusa e per giunta non si rende conto dei pericoli. Per ignoranza certo, ma anche perché sono zone dove l’a casa abusiva, purtroppo, è spesso considerata un “diritto” o almeno una “necessità”.

La strage di Casteldaccia dimostra che esiste, ancora oggi, un altro e più specifico triangolo della morte: mafia-illegalità edilizia-strage.

Qui dovrebbe entrare in campo la politica, non solo a scala locale, dove spesso può fare poco o nulla, ma a scala nazionale ed europea. Tanto è stato fatto, dalla tanto vituperata Europa, per far accedere per lo meno a livelli più alti di percezione dei pericoli dell’illegalità, in qualsiasi campo, e di sostegno a una cultura di legalità. Le generazioni di oggi hanno certamente una maggiore percezione del bene comune, del rispetto delle regole, del sostegno alla legalità e del sostegno alla lotta alla mafia. La storia, anche se a millimetri, zappa. Forse non siamo più in quei periodi così bui, ma quel mostruoso triangolo è ancora lì, in un modo o nell’altro.




In particolare, la politica nazionale e locale deve ancora oggi dare risposte al problema atavico dell’abusivismo, a Casteldaccia e altrove. Risposte che si devono dare fin da subito in una prospettiva sia di breve termine che, molto più efficacemente, di medio-lungo termine. Partendo, cioè, non solo dall’urbanistica e dalla cultura ambientale, ma dalla formazione di una profonda e completa cultura del rispetto del territorio di tutti: contro la prassi mafiosa e la prassi illegale. Si deve diffondere la consapevolezza che il rispetto dell’ambiente e delle regole urbanistiche è sostegno al bene, e anche all’incolumità, collettiva e individuale.




La politica nazionale, e soprattutto chi esprime oggi la maggioranza e il governo, dovrebbe insistere soprattutto nella diffusione della cultura del bene comune e della legalità, che poi è il postulato fondamentale dell’urbanistica: insistere soprattutto nel diffondere il senso di comunità e di rispetto dell’ambiente, urbanizzato o meno.

Solo con la diffusione di una cultura della legalità, di una cultura di lotta alla mafia, di una cultura del rispetto dell’ambiente e delle regole, di una consapevolezza diffusa sui pericoli della mancanza di legalità e sui benefici della presenza di legalità, si possono evitare in futuro stragi come quella di Casteldaccia. E si può ottenere anche qualche cosa di più: un beneficio per tutti anche in termini di vivibilità, turismo, convivenza comune, e tanto altro.

 

In copertina, l’immagine a lutto nel sito ufficiale del Comune di Casteldaccia.