Un giudice in attesa di giudizio

di Maria Teresa de Sanctis

Ci sono film che, dopo averne goduto della visione, maturano dentro di noi, riproponendo alla nostra mente immagini e vicende che una volta “digerite” si arricchiscono di nuovi significati  offrendo ulteriori spunti di riflessione. Questo è quello che è accaduto a chi scrive col bel film “Il Verdetto – The Children Act”, diretto da Richard Eyre, con Emma Thompson, Stanley Tucci e Fionn Whitehead nei ruoli principali.

Il verdetto, locandina

Il film narra dell’eminente giudice dell’Alta Corte britannica  Fiona Maye (interpretata da Emma Thompson) alle prese ogni giorno con casi giudiziari che esigono rigore, grande capacità di analisi e freddezza. Un quotidiano pesante che il nostro giudice gestisce abilmente, dando di sé l’immagine di una donna forte.

E, pur essendo in piena crisi coniugale (nel ruolo del marito, il bravo Stanley Tucci), la donna sembra sempre essere sicura del fatto suo, finché non succede qualcosa che ne mette a nudo le fragilità.

Infatti, dovendo obbligare un giovane adolescente testimone di Geova (interpretato da Fionn Whitehead), a sottoporsi a una trasfusione di sangue che potrebbe salvargli la vita, la giudice, comportandosi in modo inconsueto per il proprio ruolo, decide di andare a far visita in ospedale al ragazzo. Un incontro dal quale tanti sentimenti ed emozioni scaturiranno e dopo il quale nessuno dei due sarà più lo stesso.




Bravissima qui l’attrice Emma Thompson, in un’interpretazione meritevole di oscar, in grado di restituire allo spettatore tutte le inquietudini del proprio personaggio: una donna in realtà fragile, per la quale l’impegno professionale sembra essere un alibi per non affrontare le difficoltà della propria vita privata (il  matrimonio in crisi, la mancanza di figli).

Il film è la trasposizione cinematografica del romanzo “La ballata di Adam Henry” di Ian McEwan, pubblicato nel 2014 ed è lo stesso McEwan anche autore dell’ottima sceneggiatura. Dall’analisi profonda dei personaggi e del loro comportamento ne scaturisce una splendida dinamica dei protagonisti, con un divenire che sembra portare ad un’inversione di ruoli che vede stavolta la donna non più nei panni rassicuranti del giudice.




E a quel punto diventa arduo per lei emettere un verdetto e ancora più arduo un verdetto di innocenza. Per chi scrive è questo il verdetto al quale si riferisce il titolo del film. E la legge (per l’esempio offerto dai casi che vengono velocemente trattati nel film) appare sempre più come un’entità astratta che è difficile far conciliare con la vita vera, sia nel privato che nel pubblico.