L’Italia dall’Euro al sovranismo ducale

di Gabriele Bonafede

 

Il governo si dichiara fortemente sovranista. Sostenuto dalla maggioranza, pare, del popolo italiano. Sarà vero? Dai sondaggi sembra di sì, ma anche nei discorsi social, nei bar, nell’autobus… anche in TV.

Basta Euro. Evviva il Tallero!

E allora perché non tornare alla Lira? Perché non uscire da questa Unione Europea tanto buonista quanto imperante? Secondo i sovranisti sarebbe un vantaggio.

Oh, bella! Ma allora sarebbe anche più vantaggioso tornare anche alle monete precedenti alla Lira! Tornare anche a stati sovrani su base regionale, e persino comunale. Un sovranismo fatto bene, insomma.

D’altronde, si propongono referendum d’indipendenza a go-go: nella Lombardia, nel Veneto e altrove. Anche in Sicilia ci sono i sovranisti siciliani indipendentisti che vorrebbero tornare, non alla Lira, ma addirittura al Ducato Borbonico, oppure al “Grano” (o Grana).




Se è vero che il sovranismo è un vantaggio via via che ci si avvicina alle tradizioni e alle monete locali, allora più ci spezzettiamo, più alziamo dazi, anche all’interno dell’Italia, Isole comprese, più staremo bene.

Si potrebbe ad esempio, formare un Ducato della Brianza, più o meno democratico-elettorale. Cioè con un Duca monzese eletto a maggioranza relativa. Tornando così alle misure in bracci monzesi, al Ducato Milanese (o meglio Monzese) al posto di Euro o Lira, alla caccia agli untori in caso di epidemie e ai dazi sulle esportazioni nei Ducati di Modena, Parma e Reggio o verso la Repubblica di Venezia, mostro d’imperiosa potenza multietnica che comprenderebbe persino padovani e trevigiani.

Eh no! L’hamburger sarebbe vietato nella Baronia di Bisacquino. Il sovranismo è sovranismo

Il Cantone Svizzero Indipendente di Varese allora? Con le guardie colorate uso Vaticano e il Tallero quale moneta? Perché no? Alla grande! Questo sì che è sovranismo.

Tra Pisa e Lucca, tra Livorno e Firenze, tra Siena e Arezzo e poi giù per la Penisola, con tante belle frontiere al passo di “un fiorino!”. È il sovranismo, bellezza!

Qui in Sicilia potremmo tornare al Regno Borbonico. Ma, è noto, all’epoca dei Borboni noi siciliani mal sopportavamo la “dominazione” napoletana.

Quindi, via, checché! Solo il Regno di Sicilia, indipendente e sovrana, con tanto di Re dal grande casato al sangue blu, di pura razza normanna. Mantenendo gli eunuchi africani, per carità. Mica sarebbe razzista. Via, si caccino solamente i manigoldi, Sua Eccellenza!




Eppure, eppure. Anche la Sicilia… È un continente! Per bacco! Con decine di lingue diverse, di santi e tradizioni contrapposte. Di tifo acerrimo e furioso tra una città e l’altra. Orsù, dunque! Potremmo spezzettare ancora: in sovranismi perfetti anche qui. E formare stati e ducati, arcivescovadi e marchesati, baronie e contee, principati e città libere.

Guardie di fronitera nel marchesato di Corleone

Così, con grande soddisfazione, potremo passare la frontiera dal Regno Furioso del Paladino di Palermo all’Arcivescovado di Monreale, giusto per andare a visitare la Cattedrale di leggiadra memoria. Con tanto di guardie normanne al posto di blocco che chiedono il dazio da pagare con il “Grano palermitano” al cambio di 1,3 periodico con il “Grano monrealese” (salvo pizzo o imprevisti).

E per una gita fuori porta da Palermo alle Madonie potremo nell’ordine superare, a modico costo, i posti di frontiera del Ducato dei Filangeri (tra Bagheria e Casteldaccia), della Libera Città di Termini Imerese (che tornerà ai sesterzi romani), dell’Arcivescovado di Cefalù (che batterà il “Franceschino” in onore al Papa odierno), e finalmente la frontiera del Marchesato dei Ventimiglia in pieno territorio madonita. Dove si batterà un’altra moneta della quale nessuno capisce il nome perché intuire la lingua di quelle montagne non è da tutti.

Mi sono sbagliato… Marchisatu d’i Ventmigghia… magari si offendono, come straniero dovrò parlare bene la lingua del Paese sovrano che mi ospita. Altrimenti saranno guai.