Perché la Francia può cantare e l’Italia no

Francia e Italia: un confronto tra le due economie e le manovre sui conti pubblici

di Gabriele Bonafede

Infuria la polemica sulle dichiarazioni del Ministro del Lavoro italiano a proposito del sforamento del deficit. Di Maio ha dichiarato di non sapere perché mai, essendo l’Italia un Paese sovrano, non possa fare come la Francia, e cioè spendere di più, fino a raggiunger il 2,8% di deficit pubblico.

Macron ha proposto una nuova manovra finanziaria per lo sviluppo della Francia

Bastano pochi numeri, fatti non parole, per spiegarlo. Tanto che sui social i dati sul debito pubblico francese in confronto a quello italiano sono circolati copiosamente. Le cifre sono evidenti. La Francia ha uno spread di soli 32 punti, mentre l’Italia di 240 circa. Va anche detto che dal voto del 4 marzo, l’Italia ha uno spread molto meno prevedibile, più volatile, ovvero più “ballerino”. Quello della Francia oltre ad essere molto più basso è anche molto più stabile.

Il debito pubblico francese è pari al 99% del PIL, mentre quello italiano è oltre il 130%. Vero, il debito francese complessivo (ovvero incluso quello di aziende e famiglie, oltre a quello pubblico) è più alto di quello dell’Italia, come ha segnalato Il Sole 24 Ore in un recente articolo. Ma è anche vero che il debito delle aziende produce ricchezza, quello pubblico, specialmente in Italia, non sempre. Anzi, è tarlato da un’inefficienza nei servizi semplicemente mostruosa.

Andiamo alla crescita del PIL. Quella francese è stimata all’1,7% del PIL, mentre quella italiana, non ancora scontata di un’estate semplicemente tremenda a partire dal settore turistico e del commercio, è stimata all’1,1%. Ma appare ottimistica, visti le ultime evoluzioni e l’orribile impatto che avranno Brexit e i dazi di Trump nell’export italiano, che è il solo elemento trainante della crescita italiana (e quasi esclusivamente nel Settentrione).




Basterebbero questi dati per far capire a chi ne abbia veramente voglia, e anche a chi è digiuno completo in economia e finanza, che l’Italia ha cantato come una cicala per troppi decenni. Decenni di progressivo aumento della spesa, spesso improduttiva, se si eccettuano i governi Monti e poi di centrosinistra che sono riusciti a riportare l’economia dal deragliamento a un buon grado di virtuosità. In ogni caso, la Francia, a confronto dell’Italia, appare come una formichina operosa che oggi può permettersi un rilancio dell’economia con uno spazio di manovra ben più largo di quello disponibile all’Italia.

… mentre Di Maio va alla cieca.

Ma non è tutto. La manovra proposta da Macron in Francia, infatti, tende ad aumentare il deficit pubblico solo temporaneamente, nell’ottica di investimenti che producono rilancio economico e finanziario già nel medio termine di 2-3 anni.

Quella del governo Legastella, o per lo meno quella che vorrebbero i Cinque Stelle, è invece la prospettiva di un assistenzialismo puro: il cosiddetto reddito di cittadinanza. In un Paese, per colmo di sventura, che di assistenzialismo improduttivo, inefficiente e iniquo, sotto forma di diversi privilegi e di illegalità, ne ha anche fin troppo.

Ma non è ancora tutto. Purtroppo. La Francia ha, contrariamente all’Italia, un sistema d’amministrazione pubblica, di infrastrutture, di servizi, di capitale umano dedito al lavoro, di scuole, e chi più ne ha più ne metta, di molto superiore a quello dell’Italia. Oltre ad avere, dulcis in fundo, un reddito pro capite leggermente più alto di quello italiano. La Francia, ha una popolazione in crescita, laddove quella italiana è in decrescita e in veloce invecchiamento. Per giunta, qui da noi, si vorrebbero chiudere le porte agli immigrati che invece potrebbero salvare lo spaventoso saldo demografico, e quindi di capitale umano.




Rimane ancora una considerazione. Il presente governo italiano dimostra di essere quanto meno sotto osservazione. La maggioranza degli italiani può allegramente andarci appresso, ma ciò non vuol dire che operi in maniera virtuosa, efficiente, produttiva.

Spread BTP andamento 1 anno al 30 agosto 2018

Tutt’altro. I giovincelli che governano l’Italia di oggi non hanno né le qualifiche né l’esperienza per governare. È un dato di fatto che ogni giorno si rileva drammatico, persino nei più semplici atti governativi. I ministri sono dediti a fare propaganda, raramente al posto di lavoro, e dimostrano di conoscere pochissimo ciò di cui dovrebbero occuparsi nel concreto.

È palese che la Francia, oggi, possa cantare. L’Italia può solo piangere. E, se passasse la linea dell’aumento del debito per spendere i denari pubblici a casaccio o per raccogliere consensi, gli italiani si ritroveranno economicamente nei guai. Precisamente con più disoccupazione, meno reddito disponibile, più alti oneri finanziari. Si rischia di aprire un ciclo di recessione. Si rischia una crisi che, accoppiata con prossime tempeste come la Brexit e l’incertezza sui dazi, potrebbe essere catastrofica. Può non piacere, e dispiace pure dirlo. Ma è così.




L’Italia, anziché riprendere a cantare come una cicala, dovrebbe prendere esempio dalla Francia nell’avviare una manovra dei conti pubblici adatta al proprio sistema socio-economico italiano per come è. Questo sarebbe veramente mettere l’interesse degli italiani al primo posto, anziché fare vacua propaganda che, prima o poi, pagheremo tutti in un modo o nell’altro.

 

In copertina: entrata dell’Hotel Negresco a Nizza, foto di Gabriele Bonafede. Forse in Italia non tutti sanno che questo grande Hotel fu costruito da un immigrato romeno.