Il decalogo della risata: sceneggiatura di Casalino, protagonista Toninelli

Di risata in risata il ministro dei trasporti affossa e deride l’Italia mantenendo una faccia metallica

di Vincenzo Pino

Manca quella sulle inenarrabili pressioni ricevute da ministro a gennaio, quando non lo era. Scusate ma si fa fatica con questo Giufà a raccoglierle tutte. Eccone quindi solo dieci tontinellate, raccontate in prima persona da chi ne farebbe le veci (più o meno):

Uno. Ho propugnato la causa di Autostrade nel 2013 che nelle sue relazioni tecniche diceva che il ponte di Genova avrebbe resistito 100 anni. Ora me la prendo con loro anche se aiutano per una raccolta fondi di solidarietà tra i lavoratori a favore delle vittime del crollo.

Il Ministro si è concentrato. In questo caso a Berlino…

Due. Nel luglio 2018 ho bloccato in commissione parlamentare ambiente l’avvio dei lavori della gronda e del terzo valico senza tener conto degli allarmi dei tecnici sul sovraccarico di traffico nella città di Genova.

Tre. Subito dopo il crollo ho proposto una commissione d’inchiesta del mio ministero composta per la gran parte da soggetti che a stretto giro sono stati inquisiti dalla Magistratura e di cui è meglio non parlare più.

Quattro. Ho raccontato che seguivo l’emergenza dal mare al telefono. Non potevo rinunciare alle vacanze mica era successa una tragedia.




Cinque. Ho proposto come unica soluzione ai problemi la nazionalizzazione di autostrade e la revoca della concessione mentre il vero problema immediato è il ripristino del ponte e la risoluzione dei problemi degli sfollati.

Sei. “Ho lavorato giorno e notte” per fare un decreto “vuoto e salvo intese” che non conteneva un cabasiso se non il rimando a provvedimenti da fare (ma sono stato al mare nel frattempo).

Sette. Mi sono divertito a giocare col plastico del ponte crollato a Porta a Porta e la goduria è stata immortalata dalle riprese.




Otto. Mi sono trastullato con i tweet spiritosi sulle concessioni al mio barbiere (ma li ho subito cancellati come quelle della favoletta del crollo del ponte).

Nove. Infine ho affidato l’incarico di trattare, al grido di onestà, la vendita dell’aereo di “Renzi” (io lo chiamo così e ci ho giocato anche con quello a Fiumicino) ad un bancarottiere condannato per aver sottratto 429 mila Euro dalla casse societarie.

Dieci. E sono ancora qui, volete che non me la rida? Che non mi faccia una bella risata? Voi che fareste?