8 settembre, la notte italiana di ieri e di oggi

di Gabriele Bonafede

La storia non si ripete mai nello stesso modo. Ma dalla storia è utile e doveroso imparare qualcosa. Eppure, oggi, a settantacinque anni esatti del momento più buio della storia d’Italia, l’8 settembre 1943, il Paese sembra aver dimenticato sia i fatti che gli insegnamenti.

Roma porta San Paolo l’8 settembre del 1943, dove gli italiani che resistettero al nazifascismo furono lasciati soli da un governo di arrivisti e incompetenti. La stessa zona ritratta dalla foto di copertina che è di circa un anno fa

Settantacinque anni fa l’Italia fallì in quanto Stato. Fu un percorso lungo almeno venti anni, ovvero quelli del “ventennio” fascista. Logica conclusione per un intero Paese che, come oggi, si era dato al peggio della propria politica, consegnandosi a una classe dirigente arrivista e incompetente, per giunta guidata da un solo uomo attorniato da burattini in cerca di carriera personale.

Allora come oggi, l’8 settembre, l’Italia aveva perso di credibilità. E non solo a causa del disfacimento morale nelle ore cruciali in cui fu proclamato pubblicamente l’armistizio dell’8 settembre, ma a causa di una classe dirigente che si dimostrò vigliacca. Come oggi, attenta solo al proprio tornaconto personale anziché a quello della nazione e dei cittadini. Per giunta, avendo governato un popolo che si era consegnato a quella stessa classe dirigente persino con entusiasmo. Entusiasmo simile a quello di oggi, a vedere dai sondaggi sulle intenzioni di voto e le acclamazioni pubbliche concesse i governanti.

Fino a quando i nodi vennero al pettine con la sconfitta bellica, l’armistizio, l’inerzia di fronte alla tragedia: il generale si-salvi-chi-può lanciato a partire dai massimi esponenti dello Stato e dell’esercito di settantacinque anni fa.




Il governo italiano di oggi, anche se riluttante ad ammetterlo, in gran parte si ispira alla sciagurata esperienza fascista del 1922-1943. Ed in special modo al fatidico 8 settembre. Incredibilmente, quella data è stata citata dal premier di oggi, con un arrampicata sugli specchi che è sconvolgente.

Oggi è ovviamente tutto diverso, se non altro per le enormi differenze dei tempi. Eppure, ci sono molte similitudini. Ma non nel senso dichiarato da Conte. Sono soprattutto similitudini nel comportamento, nei caratteri delle persone di oggi e di ieri al potere, a partire dallo stesso premier Conte. Che rischia assomigliare in molte cose a Badoglio e a Vittorio Emanuele III. Con l’aggravante d’inerpicarsi in paralleli storici dei quali, evidentemente, conosce poco o nulla.

Immagini sbiadite dal tempo?

Venti anni di fascismo, di mancanza di democrazia liberale elettiva, di bufale sulle informazioni, di informazione controllata, vuota e propagandistica, di razzismo, di fake, di criminale avventurismo contro altri paesi europei, culminarono, l’8 settembre 1943, in una disfatta morale e istituzionale oltre che materiale.

Venti anni di fascismo avevano prodotto una classe dirigente, nell’amministrazione civile e in quella militare, assolutamente incompetente, vuota, disattenta, incapace, dedita alla propria carriera personale. Le similitudini con l’Italia di oggi sono semplicemente sconvolgenti: si va in quella direzione, a partire dai massimi vertici del governo, veri o fantocci. Si va, a passi celeri, verso un’Italia dove regnano bufale e caos, dove regna la propaganda di potere. E dove le leve del potere sono in mano ai peggiori arrivisti. Con l’aggravante della sensazione di vedere un film già visto.




Allora come oggi, la mancanza di credibilità delle persone al governo italiano fu determinante nel far scendere un intero popolo nel baratro, nella guerra civile, nei lutti e nella miseria, aggravando condizioni già spaventose. Il paese reagì, ma fu abbandonato dalle teoriche istituzioni politiche del 1943, quella fascista, quella militare, quella monarchica. Nei prossimi cinque anni, rischiamo di vedere le stesse cose viste nei prmi 100 giorni di governo. E più mesi e anni passeranno, peggio sarà quando i nodi verranno al pettine.

L’Italia di oggi, se si eccettua il campo specifico dell’informazione, non è in guerra nel proprio territorio. Né tantomeno è in una guerra persa sul campo.




Ma nondimeno si ritrova in una situazione di progressiva mancanza di credibilità in campo internazionale, di crisi istituzionali, di divisioni e follie, già in pochi mesi di governo “del cambiamento”. Una situazione difficile, non solo nel campo finanziario, fomentata da un governo in gran parte formato da persone che non hanno competenza. Ministri che credono e diffondono le bufale più incredibili, persino nel campo della medicina. Ministri che si abbandonano a risibili critiche su organizzazioni internazionali e altri Paesi. Ministri che tendono a mentire e utilizzare sciagure e problemi della nazione per la propria carriera personale. Ministri che si abbandonano alle teorie economiche e finanziarie più strampalate. Ambienti di governo che flirtano con dittatori ed estremisti di mezzo mondo.

Oggi, per fortuna, non c’è una guerra come quella del 1939-1945. Ma c’è un passaggio storico epocale di grande peso nel futuro d’Italia e d’Europa: come nel 1943. E l’Italia è, oggi come allora, governata da caporali anziché da uomini: da ministri che, spesso, non hanno dignità morale nei confronti dell’umanità e sono, al tempo stesso, ignoranti, inadeguati o incapaci. Se ne renderanno conto gli italiani? Nel futuro immediato è tanto difficile quanto auspicabile.