A proposito del Pd di Palermo. Lettera di Antonio Rubino a Maredolce

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la riflessione di Antonio Rubino sulla situazione del Partito Democratico a Palermo

 

Gentilissimo Direttore,

ho sentito l’esigenza di inviarle questa riflessione dopo aver letto su Maredolce l’ennesimo pezzo del sig. Giovanni Rosciglione in merito al Pd siciliano. Premetto subito che non mi sono né mi sentirò mai stuzzicato, provocato o offeso dal pensiero altrui nemmeno se espresso col tono “da sfottò” che spesso ci viene riservato.

PD di Palermo

A maggior ragione quando sono consapevole che il giudizio è influenzato più dalle zone di nascita che dalla valutazione oggettiva dei fatti. Di questo me ne sono fatto una ragione da giovanissimo segretario dei giovani di sinistra della Noce e l’ho acquisito come dato costante nelle mie valutazioni.

Sarebbe bello confrontarsi su visioni presenti, passate e future con chi, da dirigente politico per tanti anni, ha certamente contribuito allo stato attuale delle cose e che la “veneranda età” e il ritiro dalla politica attiva non assolve.

Sinceramente quello che ritengo assai di cattivo gusto, per tornare al pezzo, riguarda la vicenda nel suo complesso a cominciare dal video, più da modalità “Iene” o pseudo grillina che supporto mediatico ad un pensiero politico.




Quella saracinesca abbassata non nasconde un problema organizzativo o un difetto politico. Quella porta serrata nasconde il dramma di chi, da una vita, ha lavorato al Pd palermitano e siciliano e che oggi si ritrova senza un lavoro. Donne e uomini che con quei soldi ci arrivavano a stento a fine mese, senza l’agiatezza di un grazioso giardinetto in un quartiere residenziale di Palermo ma con la semplice speranza della certezza di un esiguo stipendio mensile per “campare”.  Questa è l’unica nota che mi ha creato fastidio e spinto a scriverle. Naturalmente ciò non significa che sul piano politico e organizzativo va tutto bene, che siamo in salute e che non va rivoltato tutto come un calzino.

Però, Direttore, stabiliamo le regole d’ingaggio. Alla fine della nota non mi firmerò come PartigianoDem ma come dirigente del Pd. Lo farò anche per assumermi quella quota di responsabilità che mi appartiene senza voler apparire l’ennesimo commentatore di fatti quasi estraneo agli stessi.

Antonio Rubino

Anche questo mi infastidisce e non poco. Il redattore del pezzo sul Pd ha assunto negli ultimi anni, in particolare modo dal congresso provinciale in poi, una posizione politica chiara, netta, sostenendola fattivamente, tendente ad individuare nelle politiche recenti del Pd e nella sua classe dirigente un modello corretto per la Sinistra e per i democratici. Basta fare qualche piccola ricerca a ritroso sui social per individuare esternazioni elogianti l’ex segretario nazionale del Pd, le sue visioni interne ed esterne, sugli uomini che lo hanno rappresentato in Sicilia, con tanto di presenza alla Leopolda sicula, sul segretario provinciale, etc. etc.

Se poi avessimo tutti abbastanza tempo da perdere potremmo continuare la ricerca e vedere come, al contempo, la classe dirigente di “seme” diverso è stata sempre derisa e sbeffeggiata quasi al limite dell’offensivo. Naturalmente non rinnegherò la serenità rispetto alle valutazioni e posizionanti altrui. Ciascuno è liberò di dire, fare e pensare ciò che vuole senza essere offeso o deriso da chi la pensa diversamente. Però non si può recitare a soggetto.

Non si può elogiare una visione interna al Pd, sostenerla e poi lamentarsi che non ci si può iscrivere e nell’individuazione delle responsabilità “sparare sul mucchio”. Questo lo trovo poco onesto intellettualmente e sarebbe corretto, come sto facendo io, dire che quello stato di cose è responsabilità collettiva a cominciare da chi il Partito lo ha diretto. Altrimenti ci confondiamo.




Così come sarebbe bello confrontarsi sulle responsabilità storiche della classe dirigente della sinistra degli ultimi trent’anni che dovrebbe consegnare solo il “rossore del silenzio”. Perché, caro Direttore, siamo stanchi della morale-immorale, dei giudizi frettolosi, delle offese gratuite senza che queste siano mai state accompagnate da uno straccio di autocritica.

Leoluca Orlando. Foto di Gabriele Bonafede

Leggo di giudizi sferzanti sull’attuale Sindaco di Palermo. È noto come io non sia fra i fans più accaniti di Orlando così come è noto che sono fra i pochi che non gliele ha mandate a dire quando l’ho ritenuto necessario. Ma per davvero la Sinistra borghese palermitana può pensare di cavarsela con un giudizio “amministrativo” sull’orlandismo? Per davvero pensiamo di liquidare la stagione, che parte dagli inizi degli anni novanta, solo come “Orlando è vecchio” senza addentrarsi sulle responsabilità del PCI-PDS-DS in merito relativamente a quegli anni? Anche questo lo considero un errore che fa ancora più rumore se l’enunciatore è colui che guidava il principale partito della sinistra in città proprio in quegli anni.

Sui PartigianiDem e su Agorà è stato scritto tanto. I Partigiani sono semplicemente un gruppo di dirigenti politici che stanno insieme e che, con un pensiero e dentro una visione politica, stanno provando a dare un contributo alla rigenerazione del Pd. Siamo stravaganti nel nome? Possibile. Incoerenti con il Pd? Difficile. Irriverenti verso i moralisti di professione? Sicuro. Quel che è certo è che non ci manca la passione, le idee e l’entusiasmo per dare una mano. Merce rara, direi, che andrebbe aiutata e non derisa, incoraggiata e non criticata. Agorà sarà il luogo dove tutto questo si incontrerà. Nessuna concorrenza, nessuna sfida, solo idee e politica senza presunzione di verità o sufficienza.




Ed infine, Caro Direttore, sarebbe bello aprire un confronto sulla sinistra in generale. A cominciare dalle classi dirigenti, dalle modalità con le quali si sono costruite e affermate e quali responsabilità gravano sulla “storia” per l’attuale fase drammatica che stiamo vivendo.

Ho osteggiato Renzi ed il renzismo ma al contempo sono convinto che le responsabilità più grandi vadano ricercate in quella classe dirigente non ultimo il suo commentatore.

Il renzismo altro non è stato che la risposta di massa agli errori di quella classe dirigente, alla loro ossessiva presenza sul campo ed al loro pensiero elitario ammantato dalla presunzione di verità e di purezza etico-morale, spesso a fasi alterne.

Forse, caro Direttore, quando il suo commentatore deciderà di parlare ancora del Pd, di noi e ti altri farebbe bene ad iniziare il proprio pezzo con “chiedo scusa”.

Antonio Rubino

Dirigente PD Sicilia