Cercando la politica e la tessera del PD siciliano

La straordinaria avventura di un Politofilo alla rcerca di una banale “tessera perduta”…

di Giovanni Rosciglione

Mettiamo – come è il mio caso – che un cittadino qualsiasi con un ragionamento al limite del banale decida di dare un contributo per chiudere il vuoto che si è aperto tra società e partiti politici, visto che se si può obiettare sui sondaggi elettorali, ma non certo sul fatto acclarato che una democrazia moderna senza partiti, semplicemente, non è pensabile.

Tessera o non tessera?

Mettiamo che, quindi, mi decidessi a prendere (anzi rinnovare nel mio caso) la tessera del Partito Democratico, qua a Palermo, città dolorosamente ferita proprio dalla assenza di una politica moderna e attenta.

Mettiamo che, informandomi con uno dei pochi dirigenti locali di quel partito con il quale riesco a parlare, mi viene detto che, per rinnovare la tessera, basta recarsi nella sede del proprio Circolo in qualsiasi giorno feriale.

Mettiamo che io – sofferente di una non gravissima ma camurrusa artrosi spinale – un pomeriggio, tipo un lunedì, mi decida a sfidare caldo, sporcizia e confusione.

E mi rechi alla sede centrale del Partito Democratico a Palermo, che è sede anche del mio Circolo. Così da citofonare, semplicemente. Nella speranza che finalmente possa avere questo tesserino che mi elegge “cittadino con diritti”.




Mettiamo. Ecco quello che mi succede. Lo potete vedere nel video di pochi secondi che ho pubblicato su youtube:

E vabbè, mi dico. Pazienza ci riporoverò.

Solo che, casualmente, all’indomani di questa piccola disavventura, apro le pagine locali di un grande Quotidiano Nazionale (un influencer pervicace della sinistra italiana) e vedo che invece il mio PD è vivo, vivissimo e lotta (senza che io lo sappia) insieme a me.

A pensar male…

E io che pensavo male.

Allora, il mio amico Davide Faraone mi rassicura che tutto potrà risolversi con una bella Leopolda verso ottobre. A differenza delle ultime, questa edizione si terrà al teatro Santa Cecilia. Sono state interessanti e partecipate le due precedenti edizioni.

Tutte le iniziative che si fanno per parlare in pubblico di politica sono utili. Ma Davide dovrebbe sapere che il successo di quelle Leopolde aveva dietro anche il vecchio e incancellabile vizietto del siculo/palermitano di salire sul carro dei vincitori. Anche se questo oggi è un carro di Tespi

Poi, c’ il Partigiano Rubino, non è il Johnny di Beppe Fenoglio, ma ha il suo bel rifugio in montagna, il suo mitra a tracolla, la ferma determinazione a liberare la sua terra dal nazista invasore. Con assoluto sprezzo del ridicolo, afferma che sta preparando un “raduno”, non – che so io? – nella Valle del Belìce, ma in una ben refrigerata sala d’Albergo che si chiamerà… “Libertà” direte voi?

No: Agorà. L’unico ostacolo a quanto pare è che ancora non hanno individuato il nemico.




Poi c’è l’altro mio amico Antonello Cracolici che l’autorevole foglio battezza Ex Assessore della Giunta Crocetta. Il mio commento potrebbe finire qui, ma ad Antonello bisogna riconoscere che quella definizione sta stretta: infatti lui dichiara che, intanto, parlare di iniziative è “prematuro” (non si fa a Palermo un’iniziativa di Partito dal 3 marzo 2016).

Aperipartigiano

Poi ci comunica che sta “pensando seriamente di sostenere la candidatura di Nicola Zingaretti”. E fa bene a sottolineare seriamente. Perché ho subito telefonato a Camilleri che era all’oscuro di tutto. Stava per incazzarsi, perché voi sapete che ogni uso della figura del Commissario Montalbano deve passare dalla SIAE. Io lo ho rassicurato facendogli credere che si trattava di un modo di dire e si è calmato.

Infine c’è Don Giuseppe Lupo, che viene distinto come Il Capogruppo.

Lupo si limita a dire “Non sono stato invitato a nessuna di queste iniziative (cioè, le iniziative non sono valide). Spero che non sia già partita la rissa congressuale”. Che, tradotto, significa calma ragazzi, vediamo di metterci d’accordo prima. Vedete, il Capogruppo è il vero campione del sincretismo politico. Epigono minore, ma non sfortunato, dello scudocrociatismo siciliano. Cattolico d’ordine e cislino sa bene che la prudenza è tutto e la politica è niente. Quindi, calma ragazzi, vediamoci in Sacrestia e ne parliamo.

E io, che a 76 anni mal portati me ne esco da casa con 31 gradi centigradi per prendere la tessera di un Partito sull’orlo del dissolvimento.

Destra…

E sin qui, ci ridiamo sopra. Ridiamo amaro però, perché anch’io vorrei non essere sarcastico e spiazzante per come ho sin qui descritto i fatti. Anch’io vorrei essere più ottimista e discorsivo.

Ma, state attenti, perché le mie critiche e il mio sarcasmo, forse eccessivo, sono solo la reazione dolente e preoccupata di molte, moltissime persone normali, che non si rassegnano a retrocedere in una società che – già negletta – rischia di sprofondare in un neo millenarismo sociale. Che non vogliono piegarsi alla liquidazione di valori come democrazia, regole di civile convivenza, progresso culturale, una visione aperta della società.

Penso non siano poche le persone cui sta stretta sia la parodia di un sansepolcrismo in salsa di Pontida, sia i riti esotericocasaleggisti di una Piattaforma di lancio del suddito scemo. E, soprattutto, tre italiani su quattro non vogliono neanche pensare di non essere più Europa. Insomma tutti, non solo gli studenti, tutti, dalla Val d’Aosta a Lampedusa ci sentiamo ormai un po’ Erasmus.




L’Europa, la sua cultura, le sue connessioni, la sua visione di umanità, democrazia, vita, io ritengo siano ormai divenute – questo sì – un vero e proprio anello della catena del DNA sociale. Un punto di equilibrio e di partenza politico con proposte che siano realmente riformatrici, ma non burocratiche, rigorose ma non insensibili ai grandi bisogni che pure ci sono e alle grandi diseguaglianze che affliggono.

Sul Foglio cadono le foglie?

Tra un anno si vota per il Parlamento Europeo. Pensavo fosse scontato che il partito della Sinistra Riformista, l’erede della Carta di Ventotene, partisse da lì per dare senso alla sua opposizione e riprendere il cammino del Governo dell’Italia. La sua rivincita. Pensavo dunque che qualcuno dei miei dirigenti parlasse di questo: di una nuova e valorosa classe politica da lanciare nel progetto di opposizione alla destra, partendo dai temi della crisi Europea. E magari mandando al Parlamento qualcosa di più di rispettabili familiari di eroiche vittime della mafia o di decotti ex Apparati in prossimità della pensione. Dovremmo essere protagonisti della politica continentale, non comparse.

Facciamo un Congresso che parta da questi temi e tenga conto di quanto fragile sia – anche per colpa nostra – la democrazia e la libertà in questo mondo occidentale, che sino a qualche anno fa ci sembrava illuminato per sempre dal … sol dell’avvenire.

Non voglio farvi credere di essere ecumenico e superiore ai vizi. Sono anch’io “partigiano”, nel senso che è legittimo scegliere una parte e difenderne i valori. Ma questo è possibile solo se usciamo da casematte ridicole delle nostre baruffe e, questo sì, continuiamo a respirare l’aria della vera e  buona politica.

 

P.S. Comunque vorrei la Tessera.