Lettera aperta agli amici elettori a Cinque Stelle: non perdiamoci di vista

di Giovanni Rosciglione

Cari Amici che avete votato il Movimento Cinque Stelle, mi rivolgo direttamente a voi. E il termine amici non è affatto ironico.  Ho molti amici (e non mi riferisco solo alla modalità social) che hanno votato attraverso la Piattaforma Rousseau, ai quali resto affezionato e che continuo a stimare.

Amici elettori Cinque Stelle, non perdiamoci di vista

Non c’è nessuna contraddizione rispetto al rigore assoluto con il quale continuo a definire quell’Associazione, come una setta semi esoterica e opaca che sfrutta – con mezzi tanto moderni quanto di dubbia provenienza –  il malessere sociale ed economico di vasta parte della popolazione di fronte alle crisi economiche, sociali e politiche che attraversano il mondo.

Nessuna contraddizione, dicevo. Perché, da quando si è affacciato sul palcoscenico italiano il duo degli Ipercriniti Grillo & Casaleggio, non ho mai smesso, nel mio piccolo, di criticare aspramente tutta la politica italiana, che non ha capito o non ha voluto capire che quel fenomeno, intanto era globale e interessava quasi tutti i paese ad alto sviluppo, e soprattutto cresceva e diventava sempre più pericoloso per il ritardo culturale con cui i Partiti Politici democratici hanno risposto ai timori, al panico, alle incertezze che hanno prodotto i planetari fenomeni della globalizzazione, dell’avanzamento delle tecnologie e delle grandi migrazioni.




La mia parte politica, la sinistra riformista e laica che avrebbe dovuto essere il Partito Democratico, si è attardato nelle paralizzanti liturgie della vecchia politica. Non ha rispettato le aspettative di chi pensava – come me – che fosse finalmente giunto il momento di battezzare una Forza Politica che, pur non abiurando a nessuno dei grandi valori storici e culturali che la sinistra in Italia ha espresso, avesse il coraggio di considerare quei valori, non con la nostalgia egoistica dei propri ruoli, ma con la generosità di chi accetta il presente e vuole un futuro.

E’ prevalsa la mediocrità e l’autorefenzialità dei vecchi apparati che hanno preferito chiamarsi “ex di” qualcosa, che altro non era che la conservazione nostalgica del proprio cadreghino.

“Un ci fu nenti” (non è successo niente)…

E così facendo i pur innegabilmente brillanti risultati dell’ultimo Governo di Paolo Gentiloni – ottenuti nelle condizioni più difficili e avverse – sono stati sommersi, annullati e sviliti dall’incapacità di dare risposte dirette e rassicuranti alla paure, alle fobie, alla “solitudine sociale” che grandissimi strati della popolazione, soprattutto meridionale, manifestava in modo incomposto e irrazionale, ma – ripeto – legittimo.

Dico solo questo, nella vanitosa speranza che arrivi alle orecchie giuste: nel Sud e, con certezza in Sicilia, non esiste quasi nessun circolo realmente territoriale o genuinamente tematico; e l’Organizzazione del PD – che dovrebbe essere quella struttura capace di ascoltare, elaborare e rispondere ai cittadini, è strutturata soltanto come “un grande accampamento nomade di correnti personali” gestite direttamente da qualche “portatore insano di voti raccolti, al meglio, con sprechi clientelari” o addirittura da i loro portaborse.




In tali condizioni, mi domando, come si poteva rispondere seriamente e credibilmente al disagio dei cittadini?

Come, in tali condizioni, si poteva scongiurare l’avanzata del populismo? Come neutralizzare il veleno dell’antipolitica? Come rassicurare legittimamente i cittadini sul loto futuro, se quasi tutte le nostre forze e i nostri rappresentanti, altro non mostravano di avere a cuore solo la loro elezione o rielezione?

Impossibile.

Questo ho sempre ammesso, anche davanti ai miei amici che continuavano o si accingevano a votare per la Ditta Casaleggio o i loro mediocri rappresentanti commerciali alla Di Maio o, addirittura, alla Cancelleri.

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Amici cinque stelle, tuttavia, prima di arrivare al punto delle motivazioni per le quali oggi ho la temeraria speranza di rivolgermi a voi, debbo sull’argomento fare un’ultima notazione, che riguarda il sistema italiano di informazione (tutta: TV, Giornali, Web). Come hanno raccontato la Storia (esse maiuscola) di questi ultimi cinque anni.

Giletti in TV

Per essere breve, ma chiaro: avete mai visto un imprenditore e finanziere come Cairo montare dal nulla una Televisione pressoché monotematica come la7? Un network mediatico, che si allarga al Corriere della Sera e RCS e conserva tutti i Tabloid, in cui il core è la politica e i politici. Raccatta una pattuglia di fuggiaschi dalla Rai (Gruber, Giletti, Zoro, Floris, Formigli e…), supportata dalle palmate e glamour Panella e Merlino e ospita (legittimamente) quotidianamente tutta la vivace redazione del Fatto Quotidiano con l’unico ed evidente scopo di demolire quotidianamente Matteo Renzi, il PD (accusato pure di stupri a minori) e gli ultimi Governi e contemporaneamente esaltare, sino al ridicolo, le avventure dei sanculotti 2.0.

Ma anche la RAI ha esagerato in tal senso, affidando in seconda serata i “plastici” della politica corretta al curiale Bruno Vespa, e facendo della Annunziata (Huffington Post) e la Berlinguer le sacerdotesse del marxismo maccheronico alla Curzi. Implacabili nel condannare la liberaleggerezza del PD e valorizzando, oltre il ridicolo, i profughi dalemiani.




Aggiungo, senza commenti, fake news in salsa putiniana che hanno invaso i social negli ultimi anni, la saccente disinvoltura di molti Baroni Editorialisti alla De Bortoli, Giannini, Mauro e il gracchiante coro dei Costituzionalisti Indignati.

E tutto questo senza neanche un, che dico uno, confronto televisivo tra i protagonisti delle elezioni. Quelle che un tempo, in democrazia, si chiamavano “Tribune elettorali”.

Vi giuro, mai visto niente del genere nei miei 60 anni di interesse per la politica!

Nazareno a cinque stelle…

Veramente surreale è, infine, che da qualche giorno, dopo avere urlato per due mesi sino a tre giorni fa, che il PD doveva allearsi con Grillo perché erano di sinistra – ipotesi sostenuta dagli intenditori il Manifesto, Speranza, Fassina e D’Alema –, dopo il “Premier per una notte”,  Conte di Bergerac e l’affare del giovane Savona, ora attaccano le “contraddizioni di Di Maio”, la callida e lucida tattica di Salvini; gridano contro l’antipolitica, chiamano alla serietà e al bene della Nazione, sfilano con le bandiere tricolori e giurano fedeltà a Mattarella. Ieri ho letto una dichiarazione di Paolo Cento che invocava un‘alleanza immediata della Sinistra con Silvio Berlusconi. Alla faccia dello spettro del Nazareno.

Ora. Con lo spread già al 350% e la Borsa che perde ogni giorno. Vergogna.

Insomma, starei quasi quasi per dare valore anche a quel piccolo 18,72% a un PD massacrato ben oltre i suoi errori che sopra ho elencato. Ma non lo faccio.

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Non lo faccio perché rivolgendomi a voi, amici ed amiche cinque stelle che avete la affettuosa pazienza di leggermi malgrado la mia sciagura di essere vicino al PD, vorrei fare un’altra domanda.




Oggi che, dopo avere già edificato il patibolo per il Presidente della Repubblica e preparate le fosse comuni per “la casta famelica”. Oggi, con nonchalance tipica di fisionomie deretanoformi, vorrebbero dire: “Abbiamo scherzato Vi diamo un Savona e voi ci date un Giorgetti, come se fossero figurine Panini, così ci presentiamo alle camere, facciamo un Governo che – in sostanza – avrebbe fatto la Casta Famelica.  Viva l’Euro, lavorate e poi vi paghiamo, in pensione a 102 anni, riprendiamo con i finanziamenti ai partiti, contratti solo a tempo determinato e, in concreto: uno vale zero”.

Una banconota da tot lire, con imprecisato numero di zeri… Omaggio del prof. Savona

Oggi, o comunque quando ci saranno nuove elezioni (libere si spera), come potreste fidarvi di un Partito di Fregoli, Brachetti, Noschese, Crozza, che però non i costumi di scena cambiano velocemente, ma, ahinoi, anche le idee, i pensieri, l’anima, l’onore…?

Ve lo chiedo, senza alcuna polemica, perché so che non vi comporterete come la Gruber e non farete finta che nulla sia successo dal 4 marzo. Non rinuncerete a cercare un rimedio più efficace per cambiare la politica.

Ve lo chiedo, perché in realtà potremmo anche essere d’accordo sul fatto che una Cattiva Politica e una Democrazia claudicante non si sostituiscono con la morte della politica e la fine della democrazia, ma – è una strada più difficile – premiando una politica buona e rafforzando il sistema democratico.

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Avrei avuto qualcosa da dire anche su Pil, debito pubblico, Unione Europea, Patti Internazionali, occupazione, scuola e interpretazione della Costituzione.

Ma non voglio infierire e abusare della vostra educazione. In ogni caso, non perdiamoci di vista!