È Wall Street, non Banca Etruria

di Vincenzo Pino

La crisi italiana minaccia il mondo. È di ieri la notizia di un crollo rovinoso a Wall Street che ha riguardato innanzitutto i titoli bancari.

Frecce verso l’alto o verso il basso?

Uno spaventoso effetto domino può innescarsi infatti sull’equilibrio finanziario mondiale per la preoccupazione che il governo italiano non onori i suoi debiti che stanno non solo nel sistema bancario italiano ma anche in quello degli investitori internazionali. I quali hanno in portafoglio una quota di debito pubblico italiano in forma di titoli del Tesoro che valgono secondo i calcoli recentemente fatti attorno ai 400 miliardi di Euro.

Quello che ora Salvini derubrica a “Piano B”, connesso alla presenza di Savona nell’esecutivo, ha messo in fibrillazione il sistema del risparmio mondiale e sta determinando conseguenze immani, innanzitutto per l’Italia.

La crescita di 170 punti base dello spread dal 14 Maggio quando venne pubblicato sui giornali il contratto di governo che prevedeva appunto la richiesta di abbonare all’Italia 250miliardidi debiti, circostanza gaglioffamente negata con  la immediata correzione dello stesso ed ora derubricata da Salvini a Piano B, sono i primi e gravissimi effetti di un dilettantismo furbesco e sciagurato.




Si è cercato di depistare l’attenzione su questi fatti anche con iniziative propagandistiche dai contorni miserabili quali l’annuncio del premier incaricato di rimborsare i risparmiatori di Banca Etruria ed altre piccole banche mentre questi sono stati rimborsati per il 90% ed un’altra quota è oggetto di arbitrato.

Ma la miseria dell’atto stava nel rinfocolare la vicenda Boschi per aizzare la muta dei molossi inferociti di Lega e pentastellati verso il solito refrain. La crisi del risparmio degli anni dal 2008 al 2013 stava tutta nella conduzione piddina del governo e non in altro, per loro.

Spread BTP andamento nel corso degli ultimi 12 mesi, al 29 maggio 2018. Fonte: Il Sole 24 Ore.

Mentre ora  si vedono gli effetti della loro azione che fa temere il rischio di un default  planetario nel sistema del risparmio come dal responso di Wall Street di ieri. La facile demagogia, la ricerca del capro espiatorio che è la cifra dei populisti demagoghi, si è impantanata nel confronto con la realtà.

La prova di tutto questo è evidente nella conduzione della crisi di governo dove vengono ascritti sempre agli altri i motivi del loro fallimento. E che però ora emergono con una chiarezza palmare.

Dopo 85 giorni senza nuovo governo, ieri la cronaca era ferma alle minacce sul Presidente della Repubblica e sul tentativo di trascinarlo in stato d’accusa solo per aver esercitato i poteri connessi all’articolo 92 della Costituzione pacificamente esercitati da tutti i Capi di stato dal 1948 ad oggi.

Ma in serata e nella mattinata di oggi, il “mantra” è cambiato: non piu’ richiesta di impeachment ma richiesta di leale collaborazione per ripartire dal lato pentastellato. Mentre Salvini invita a proseguire la legislatura avviando le commissioni pur in assenza di governo.




Insomma in un giorno hanno ribaltato le posizioni del giorno prima su Mattarella ed elezioni anticipate. È bastata la chiamta di Cottarelli e la presa di posizione del Pd per rimettere indietro di due giorni le lancette dell’orologio in questo ormai stancante gioco dell’oca.

Il motivo, se vogliamo trovare il filo conduttore dei loro comportamenti, è che Lega e Cinque Stelle non hanno nessuna capacità di governo, nessun programma credibile di sviluppo, e non sanno cosa fare. Per cui l’unica stella polare è di prendersela con gli altri e di decidere contro gli altri perché non sanno fare altro.

Così per la Ue, per lo spread, per i mercati, per Mattarella, per le elezioni anticipate aspettano che gli altri facciano una mossa per dichiarare la loro contrarietà, prigionieri e coatti da campagna elettorale permanente che hanno già trascinato ulteriormente per tre mesi.

Ma sembra che ora si debbano fermare, la realtà incombe.

 

In copertina: Wall Street foto di Chris Li tratta da unspash.