La mutazione genetica del 4 marzo. Ecco cosa ci raccontano gli elettori

L’analisi dei sondaggi Ipsos sull’elettorato italiano: non si creda che l’alleanza M5S-Lega non sia supportata dai rispettivi elettorati

di Vincenzo Pino

Non si creda che l’alleanza M5S-Lega non sia supportata dai rispettivi elettorati. Le manifestazioni di protesta in particolare dei Cinque Stelle sui social contro questa scelta sono importanti ma largamente marginali ad una osservazione attenta.

Murales e governi di fronte agli elettori…

Le rilevazioni Ipsos Pagnoncelli del 30 Aprile (pur con tutti i margini di errore) ci consegnano una verità inedita sull’identità pentastellata del dopo voto. I pentastellati vengono rilevati come una forza assai disponibile alle alleanze di governo (gli incerti rispetto a questo approdo sarebbero solo il 16%).

Il successo elettorale viene percepito dagli elettori Cinque Stelle come assegnazione di una collocazione centrale e di forza dello schieramento politico da cui trattare. La direzione indicata dallo stesso elettorato grillino è secondo la rilevazione citata verso la Lega (quasi il 71% favorevole all’alleanza seguito mentre i favorevoli all’alleanza col Pd non raggiungono il 20%):

Il paradosso dell’elettorato grillino e delle contorsioni di Di Maio di questi giorni sono tutte rappresentate da questa cifre e dall’assoluta contrarietà a qualsiasi alleanza con Berlusconi (meno del 10% sarebbe favorevole). L’alleanza quindi viene sempre guidata da sondaggi rilevazione ed algoritmi.




Dalla parte dell’elettorato della Lega si assiste ad un fenomeno convergente.

L’alleanza preferita dai leghisti è quella coi grillini per quasi il 50% del proprio elettorato) e sopravanza di circa 10 punti quella tradizionale e storica di centro destra.

Sondaggio Ipsos 30 aprile 2018

Le categorie destra-sinistra che gli analisti si affannano a riproporre per i Cinque Stelle e un po’ meno per la Lega risultano contraddette da una vocazione centrale e mobile del loro elettorato secondo la categoria dei partiti pigliatutto connotati dalle promesse e non da programmi politici innestati su valori e scelte sociali di campo.

I Partiti tradizionali, invece, attardandosi in una riproposizione stantia degli schieramenti politici non hanno compreso la dinamica impressa dal duo Lega-M5S e risultano confusi ed ai margini di questa centralità.

Lo sa bene l’estrema sinistra che dopo essere stata fagocitata elettoralmente dai Cinque Stelle ed averne teorizzato la natura popolare e di sinistra ritrova questo esito.




Come la stessa incertezza vive Forza Italia spiazzata dalle incursioni sul proprio campo dall’alleato che occhieggia con quelli che ha definito, nemici della democrazia in campagna elettorale e che anch’essa minaccia di essere fagocitata dallo schieramento più prossimo.

Infine il Pd. Il suo elettorato è più confuso che mai. L’alleanza preferita tra i suoi elettori sarebbe stata quella con i Cinque Stelle, (quasi la metà le preferisce) e sarebbe 10 punti in più di quelli che ne accettano la connotazione solitaria.

Il Pd nel suo elettorato si rivela un Partito fragile ed inadeguato a capire le dinamiche politiche recenti che attraversano il Paese.




Ancorato nelle sue certezze storiche si percepisce come un centro assai affine ad una sinistra di cui sente il fascino e l’affinità (ora individuata in parte nei Cinque Stelle).
Per fortuna i Cinque Stelle in questi giorni hanno fatto percepire quanto questa visione degli elettori Pd sia lontana dalla realtà.

Il Pd ha scelto la chiarezza ma se fosse andato alle elezioni specie subito dopo la rottura sul dialogo con M5S sarebbe stata una Waterloo ed avrebbe perso presumibilmente quasi un terzo del suo elettorato del 4 marzo.

Nei giorni successivi M5S ha mostrato di che pasta era fatto ed ha confermato la sua predilezione ad un rapporto previlegiato con la Lega aprendo gli occhi anche a quelli del Pd che ancora facevano loro un’apertura di credito.

 

In copertina: i Musei Vaticani, foto di di Nicolas Hoizey da unsplash.com