Di Maio e Salvini dal trionfo al fallimento

di Gabriele Bonafede

Le elezioni erano state un “trionfo”, un’avanzata spettacolare, un mandato per governare. La Lega e i Cinque Stelle avevano raccolto ben oltre le più rosee previsioni, schiacciando tutti gli altri.

Fallimento di un amore mai cominciato

Gli italiani avevano premiato chi aveva utilizzato il linguaggio più forte, chi aveva urlato e insultato di più, chi aveva paventato invasioni e macerie, chi voleva difendere l’Italia e gli italiani da tutto e tutti: dagli immigrati, dall’Europa, dall’Euro, dagli altri partiti, dai politici, dalla pioggia, dal sole, dal vicino della porta accanto, dal Real Madrid o dal Bayern Monaco.

Il trionfo di Lega e Cinque Stelle si è dunque tradotto in una maggioranza: la maggioranza della paura e dell’odio. Insieme hanno raccolto più del 50% dei seggi in Parlamento, tra Camera e Senato.

Ma non è stata solo una questione di raccogliere voti con l’istigazione della paura e dell’odio verso tutti. Lega e Cinque Stelle sono stati premiati anche per avere fatto promesse irrealizzabili e persino autolesioniste se realizzate.




I dazi, ad esempio. Propagandati come la panacea per far risalire l’economia al grido “prima gli italiani”. Senza dire però che se noi mettiamo dazi sulle merci da importare, poi gli altri mettono dazi sulle merci italiane da esportare: provocando una crisi senza precedenti.

E scoprire che se il Regno Unito esce dall’Unione Europea, i danni saranno soprattutto per le imprese italiane che esportano nelle isole britanniche. E che valgono cento volte l’export verso la Russia. Tanto cara alla Lega, la Russia, da essere preferita quale partner commerciale rispetto all’Unione Europea, che rappresenta mille volte il mercato russo. Insomma, la Lega propone di dar via una miniera d’oro in cambio di un paio di lingotti. Complimenti.




Nel Mezzogiorno, i Cinque Stelle hanno fatto il pieno promettendo un reddito garantito di ben 800 euro al mese. Laddove in Francia o in Germania, Paesi molto più facoltosi di noi, lo stesso strumento di reinserimento ammonta alla metà e anche meno. E comunque con una serie di doveri da parte di chi lo riceve.

Gli italiani hanno creduto alle bufale: siano esse negative, siano esse positive. Hanno creduto che Lega e Cinque Stelle avrebbero fatto il miracolo di una vecchia canzone di Lucio Dalla: tre volte Natale e festa tutto il giorno. Tasse molto più basse per tutti, un reddito senza fare nulla, un lavoro senza lavorare, una moneta propria stampandone a più non posso ma senza inflazione, una Panda che corre più veloce di una Mercedes, l’espulsione di milioni di persone dall’oggi al domani, l’eliminazione del crimine e dei ghetti da un giorno all’altro: con la bacchetta magica.

La festa, Salvini e Di Maio, l’hanno fatta agli italiani. Mercanteggiando per più di due mesi il proprio “trionfo” e facendolo diventare un vero e proprio fallimento politico. Salvini e Di Maio hanno fallito: non sono riusciti a dialogare, non sono riusciti a formare un governo. D’altronde, era anche troppo facile prevederlo, perché paura, insulti e false promesse non portano altro che al fallimento.