C’era una volta un gruppo di grilli

di Marco Pomar

C’era una volta un gruppo di grilli. Questo gruppo di grilli era stanco delle cicale che governavano il regno degli animali canterini, e un giorno decise di prendere il potere. Tutti gli animali erano stufi dei soprusi delle cicale, che cantavano rompendo le balle due mesi l’anno e campavano con i cicalizi per tutto il resto della loro vita.

Grillo. Verde, in questo caso.

Alle elezioni degli animali canterini, i grilli arrivarono primi, battendo le cicale di Arcore e i litigiosi di Firenze. Solo che per prendere davvero il potere assoluto, avevano bisogno di qualche voto nemico.

Al grido di “Si salvini chi può!”, provarono con le odiate cicale, ma si scontrarono contro il gruppo bunga bunga e quello dei meloni rifatti con photoshop. Dopo i primi tentativi nessuna casellati fu riempita.

Allora si rivolsero ai litigiosi, e qualcuno dei grilli si oppose: “Così andiamo di maio in peggio!”, dissero. “Non vi ricordate tutto quello che abbiamo detto contro i litigiosi? Non possiamo cambiare giacchetti con questa velocità! Dobbiamo o no diventare i capi dei boschi? In questo modo il popolo ci boccia! Siamo in pieno delrio!”




“Evitiamo tutta questa raggi, amici carelli! Questi sono discorsi di taverna. L’importante per noi è il potere, anche i voti dei litigiosi sono grasso che cola, molti di loro sono gentiloni con noi, qualcuno anche pezzopane, e sono utili per aprire il regno animale come una scatoletta di tonno!”

“Ma se siamo grilli, cosa c’entra il tonno?”, disse qualcuno.

Alla fine presero il più fico di loro e lo incaricarono di parlare con i litigiosi, per vedere di ottenere i loro voti. Qualcuno gli diceva di sì, qualcuno gli diceva di no, e litigavano nuovamente come zingaretti. Una lotti continua. E ogni volta che litigavano si frazionavano, e diventavano sempre di meno.




Il presidente della repubblica degli animali canterini era un tipo strano, un po’ mattarello, e dopo un poco si stufò di aspettare, chiamò il più fico e lo cacciò dal palazzo. Quello si mortificò, salutò sconsolato e tornò a casa leggio.

Da allora il regno degli animali canterini è senza governo, benchè vengano pagati tutti, e i cicalizi continuino ad essere erogati.