Roma, Manolas, El Milagro e la venerazione di Eupalla

di Gabriele Bonafede

Kōstas Manōlas da Naxos, Grecia, regala il gol che realizza El Milagro per la Roma. Quell’urlo “alla Tardelli” sfonda lo schermo, esalta, commuove, straripa. Un gol, una partita, da dedicare a Eupalla, la dea del calcio, che grazie alla Roma torna ad essere venerata dall’ondivago popolo del calcio.

Epica Roma, Epico Manolas

Minuto ottantadue, Manolas sfiora la palla di testa. Che finisce laggiù, dove Marc-André ter Stegen non può arrivare, dentro la rete. El Milagro, urla il telecronista. El Milagro è a portata di mano! L’assalto finale dei catalani è furioso quanto infruttuoso, dodici minuti d’inferno nei quali la Roma resiste. E conquista una vittoria epica in una partita epica.

Eupalla lì sopra, si gode lo spettacolo. Tweet vengono accesi, canti profusi, urla di gioia per i vincitori e disperazione ai vinti. Le vestali di Eupalla scendono per le strade a ballare, i Talamoni si muovono, le Cariatidi danzano. E il mistero del calcio avvolge gli adepti. Così, l’urlo di Manolas fracassa la rete, sconquassa nell’etere, abbatte i Titani.

Il calcio è pagano, anche se De Rossi si segna con una croce dopo aver trasformato in gol il rigore del due a zero. Pagano, il calcio celebra e venera Eupalla: la dea inventata dal mitico Gianni Brera. Chissà, lui, cosa avrebbe detto di questa partita…




Roma-Barcellona 3-0 rimarrà negli annali del calcio, nell’Iliade e nell’Odissea della pelota. El Milagro, sarà cantato in giallorosso con la gloria di Enea e Ulisse assieme. La Lupa li ha resi gemelli, trascinando sul Tevere le corone d’alloro.

Non a caso, l’eroe, l’Ercole della serata, viene da Naxos: l’isola dove Arianna fu abbandonata. Con il suo filo, Arianna è arrivata fino ai nostri giorni, guidando l’AS Roma per dipanare la matassa, trovare la via, sconfiggere il Minotauro. Superando i secoli dell’epica e scolpire, così, un monumento virtuale all’Eupalla di oggi.