Palermo e la giornata mondiale del teatro

Una riflessione e un bilancio sul teatro a Palermo, Capitale Italiana della Cultura. Dialogo con Roberto Alajmo direttore del Biondo

di Gabriele Bonafede

Dal 27 marzo 1962 esiste la giornata mondiale del teatro  “creata a Vienna nel 1961 durante il IX Congresso mondiale dell’Istituto Internazionale del Teatro su proposta di Arvi Kivimaa a nome del Centro Finlandese…” Ormai esiste la giornata mondiale pure per i piricullo del mandarino. Così quella del teatro, come tante altre giornate mondiali realmente importanti, potrebbe passare inosservata.

Teatro Biondo, foto di Rita Cricchio

Il teatro è rappresentazione, è vita, è sale della vita. Val bene dunque una giornata mondiale, posto che si rifletta sul teatro e sul ruolo del teatro nella società e nella cultura.

Da un osservatorio particolare sul piano geografico e culturale, come è Palermo, una riflessione sul teatro è ancora più importante, per quanto possa essere parziale e soggettiva. Palermo, in questo 2018, è per giunta “Capitale Italiana della Cultura”, con il teatro al centro dell’iniziativa. E al centro di Palermo Capitale non è solo il Teatro della Città, ovvero il Teatro Stabile di Palermo, ma il teatro in senso lato.

Per la giornata mondiale della cultura ritengo quindi utile fare quattro domande a Roberto Alajmo, direttore del Teatro Stabile Biondo. Un conciso dialogo per capire quali sono gli orizzonti, i successi, le sfide.




Nell’anno di Palermo Capitale della Cultura, quale è secondo te lo stato di salute del Teatro a Palermo (non solo il Biondo)?

Lo stato di salute secondo me è, dal punto di vista della creatività, molto buono. Perché è una città molto fertile da questo punto di vista. E non è mai stata così fertile. Un panorama di talenti come offre Palermo non c’è in altre città. Non per il merito del Teatro Biondo in particolare, ma perché i talenti si sono sviluppati in determinate condizioni che hanno permesso di fiorire. D’altro canto c’è però un’oggettiva difficoltà che riguarda sia gli spazi da una parte, sia la produzione dall’altra. Di fatto gli enti che producono sono veramente pochissimi e producono quasi la metà rispetto a quello che si produceva a Palermo qualche anno fa. Perché le risorse si sono ridotte di molto rispetto alle risorse che circolavano prima: adesso non c’è più lo spreco ma c’è la penuria,

E lo stato di Salute del Biondo in particolare? Culturale ed economico s’intende.

Alla fine di quest’anno forse annunceremo il record d’incasso assoluto. Dobbiamo aspettare che finisca la stagione, ma la tendenza, a tre quarti di stagione, è quella di un record.




Ha aiutato Palermo Capitale in questo?

Secondo me i risultati di Palermo Capitale della Cultura si vedranno nel lungo periodo. Il successo del Biondo è dovuto al fatto che è migliorata la qualità della proposta e la città risponde quando ha la certezza della qualità: può fare affidamento. Gli effetti di Palermo Capitale si vedranno nell’arco di anni, sarebbe assurdo vedere dei veri risultati all’interno dei 365 giorni del 2018.

Roberto Alajmo. Foto di Gabriele Bonafede

Cosa serve, o servirebbe, in questo momento per il teatro a Palermo e altrove? Per esempio dalle istituzioni, dalla “politica”, dalle risorse pubbliche, o da eventuali partner privati… 

A Palermo, e nel Sud, servirebbe un tessuto di imprenditori che abbia voglia di esporsi e investire sulla cultura, in particolare sul teatro.

Di rischiare, intendi?

Non esattamente di rischiare, perché è un investimento sicuro. Uno come Dragotto ha capito che l’immagine è tutto. E difatti è l’unico che ha investito molto in cultura a Palermo, con il Biondo e altrove.

E dalla politica, dalle risorse pubbliche?

In questo momento di cambiamento bisogna capire che idee hanno i partiti che hanno vinto le elezioni. Purtroppo nelle due ultime campagne elettorali nazionali la cultura non è stata nemmeno sfiorata.




A livello regionale comunque c’era qualche cenno nel programma di Musumeci, o no?

Sembra che Musumeci voglia puntare sul turismo e quindi anche sulla cultura, ma dobbiamo vedere cosa succede nell’arco di un almeno un anno.

Quale ruolo del Teatro Biondo in Italia e altrove?

Le ultime produzioni che abbiamo fatto sono state con il Festival di Avignone grazie a Bestie in Scena, di Emma Dante (che verrà recuperato a ottobre nel programma del Biondo dopo i problemi della sospensione nella corrente stagione ndr), e abbiamo lanciato collaborazioni con il teatro Argentina di Roma, e poi Torino, dalla prossima stagione. Con il Piccolo di Milano si continua con gli spettacoli coprodotti con loro. Con Napoli ci sarà uno scambio di spettacoli l’anno prossimo. Con Bologna potrebbe esserci.

Germania e Inghilterra, o altri Paesi europei?

Bisogna fare un passo più consistente, il che non è facile. Comunque grazie a Emma Dante, che è un passe-partout, gli spettacoli viaggiano anche altrove, come a a Parigi. Il problema principale è che una buona coproduzione internazionale comporta una programmazione di lunghissimo periodo che ancora non possiamo permetterci in quanto a certezza e quantità di risorse. Ad esempio, ho il sogno sogno di riportare qui dove è nato “Palermo Palermo” di Pina Bausch, ma i costi sono proibitivi.

 

In copertina, Roberto Alajmo. Foto di Matilde Gagliardi