Bullismo & Company, cosa può fare la scuola

Giornata contro il bullismo. Cosa fare per ridurlo

 

di Benita Licata

Nella seconda ricorrenza della “Giornata contro il bullismo”, alcuni episodi sono certamente da stigmatizzare. Va però ricordato che i fenomeni di bullismo, di prevaricazione, fino ai deprecabili atti di violenza di alcuni alunni (e di ingerenza, a volte pesante, di alcuni genitori) ci sono sempre stati.

Oggi, per fortuna, sono denunciati e vengono più facilmente a galla tutti i problemi che può comportare da sempre il vivere in una scuola molte ore della propria giornata o lavorativa o di studio. Da un’osservazione “dal vero”, credo che sia doveroso partire dal problema dei locali scolastici. Dal gap infrastrutturale dipendono gran parte dei problemi di base. Basti dire che i nostri ragazzi saranno più sereni in locali sicuri e adeguati: piano piano impareranno ad adornarli con i loro manufatti, a sentirli propri, a rispettarli.  In altre parole, si dovrebbe innanzitutto partire da quello che è stato perso di vista: l’adeguatezza delle infrastrutture scolastiche. Anche per il problema del bullismo.

Mi chiedo in quante scuole, specialmente siciliane, ciò sia possibile. In Italia, è noto, le infrastrutture scolastiche sono spesso obsolete, soprattutto al Sud. Il recente governo ha stanziato fondi consistenti. Ma a che punto sono i lavori nelle nostre scuole e cosa ancora è necessario per superare il problema degli onerosi affitti di locali assolutamente inadatti come “scuola”?




Il secondo problema, sembrerà ingenuo e banale, credo sia “il buon esempio” e questo riguarda tutto il personale scolastico, dagli ausiliari ai dirigenti. Chi lavora in un settore così delicato deve riuscire ad essere garbato in ogni circostanza, anche la più complessa. Se sarà rispettoso e garbato con tutti a prescindere dal ruolo stimolerà negli alunni garbo e rispetto. È incredibile che arriviamo a dover consigliare comportamenti di base. Ma tant’è.

Purtroppo non sempre è facile lasciare fuori dalle mura scolastiche i nostri problemi personali, accade per tutti i lavori. Ma nel nostro mestiere di insegnanti i danni potenziali sono ancora più gravi. Anche gli alunni portano nella scuola tutti i disagi e i problemi se vivono in una famiglia con disagi o se vivono in una famiglia problematica.

E passiamo al terzo punto. La scuola, l’educazione, può fare molto ma non è la panacea a tutti i mali: servono altre figure professionali, figure che, al bisogno devono essere presenti a scuola, aiutare operatori e alunni a superare i conflitti e a capire i motivi di comportamenti scorretti.

Va sicuramente diminuito, soprattutto se sono presenti alunni problematici, il numero degli alunni per classe, perché solo così si potrà conoscere meglio ogni singolo alunno, parlargli, non solo correggergli i compiti e interrogarlo di tanto in tanto. Solo così si potrà dare ad alunni con bisogni diversi risposte diverse e costruttive.  Un ruolo importante lo avrà il tempo-scuola che, prolungato nelle ore pomeridiane, creerà momenti collettivi. Uno di questo è la mensa, di grande importanza per la socializzazione non solo tra pari.




Questo dentro le mura scolastiche. Ma fuori dalle mura scolastiche è tutta la società, sono tutte le altre istituzioni che devono aiutare la famiglia di un alunno problematico, quando i suoi problemi nascono proprio dalla sua vita in famiglia. Ecco perché continuo a sostenere che più la scuola si “apre“ al territorio, più si organizzano momenti collettivi con il coinvolgimento delle famiglie e dei rappresentanti istituzionali, più si riesce a conoscere e “proteggere” i nostri alunni anche contro se stessi, prevenendo piuttosto che reprimendo.

A volte la scuola, per alcuni alunni, è l’unico posto sereno dove vivono la loro vita e può diventarlo ancora più facilmente solo se, unitamente alle lezioni frontali, alle conoscenze basilari, come “parlare, scrivere e far di conto” si organizzino attività ludiche, attività di recupero, visite guidate, attività integrative. Attività che in un primo momento sembrano “altro” rispetto allo studio tradizionale ma che invece danno ad ogni singolo alunno quello di cui ha veramente bisogno: strumenti per conoscere il mondo che ci circonda, conoscere l’altro, conoscere sé stesso e imparare a rispettare le cose, la natura, gli altri. E, soprattutto, dare il meglio di sé stesso, prima come alunno e poi come cittadino.