Il figliol Prodi torna a combattere. Dettando i temi della campagna elettorale

Prodi appare di nuovo quale leader vero e con grandi capacità

 

di Vincenzo Pino

Romano Prodi con la sua ruvidissima zampata a LeU ha avuto il merito di richiamare il modo come si combatte la destra. Lui unico vincitore negli scontri diretti con Berlusconi ha dettato i tempi della battaglia A Bologna, in Italia ed in Europa.

Romano Prodi al G8, altri tempi. Prodi torna protagonista?

Uno, a Bologna. Non poteva permettere che la candidatura di Errani scompaginasse il fronte del centro sinistra. Se sul suo territorio LeU ha collocato Errani, il pezzo migliore della sua batteria, Prodi non consentirà che questo possa avere un successo significativo a spese del suo candidato, il bonario Santagata, che aveva fatto dell’alleanza successiva con la sinistra il suo mantra in campagna elettorale. Ed allora se c’è da conquistare una egemonia sul territorio ora si sappia che Prodi c’è e non aspetta tempi migliori per quel disegno, secondo la nota massima “si vis pacem para bellum”.

Due, in Italia. Chi crede che l’attacco a Leu sia una tardiva risposta vendicativa all’azione dalemiana dei 101 secondo me sbaglia. Innanzitutto perché avrebbe sparato nel mucchio, colpendo anche Bersani che di quel generoso tentativo fu protagonista. No, se c’è un riferimento a questa sua presa di posizione questo si chiama Pisapia. Ci ha provato Prodi e sembrò avere qualche successo quando invitò MdP a negoziare col governo alcuni contenuti della manovra finanziaria che riteneva dirimenti.




Li ricordo per rinfrescare la memoria: l’attenuazione dei ticket sanitari, il restringimento a due anni del lavoro a tempo indeterminato. Ottenuto l’impegno dal governo MdP si sfilò ugualmente dalla maggioranza e lasciò Pisapia abbracciando la prospettiva dell’alleanza con l’ex Si e con Grasso che sembrava avviarsi ad un successo elettorale a doppia cifra. Oggi che quella prospettiva è venuta meno per il dopo elezioni e visto che LeU sarà marginale anche ai fini di una possibile alleanza col Pd, Prodi ritiene di puntare di nuovo sulla contrapposizione netta a destra e populisti lasciando LeU impantanato nelle sue alchimie tattiche per il dopo voto, in cui non conterà nulla.

Tre, in Europa. Prodi ha presentato un piano per 150 miliardi in sede Ue per il rilancio dell’azione sociale europea. La sconfitta del Pd in Italia avrebbe senz’altro indebolito la forza di questa proposta. Ed allora in battaglia anche per questo con il sostegno convinto del più forte gruppo parlamentare della sinistra europea. Che è quello italiano. Insomma, Prodi ha ribadito che queste elezioni sono un passaggio fondamentale per l’affermazione di una prospettiva riformistica in Italia ed in Europa di cui lui possa essere in qualche modo protagonista.




Torna in campo, non solo per affermare un importante sostegno al Pd ma pure per ricordare a LeU che lui non ha scordato lo sgarbo che, per interposta persona (Pisapia), gli hanno fatto. Ed ora ne paghino le conseguenze visto che era riuscito ad ammorbidire le posizioni del Pd e avere una interlocuzione significativa con Fassino, ma gli fu risposto che era troppo tardi e che l’unico terreno di trattativa poteva essere solo l’allontanamento di Renzi. Chissà se prima a MdP ed ora a LeU ricorderanno tutti questi passaggi. La memoria, a volte, torna troppo tardi.

Il figliol Prodi, invece, potrebbe essere tornato appena in tempo.

 

Foto in copertina tratta da Wikipedia. Di Niccolò Caranti – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=35168550

 

Foto nel testo tratta da Wikipedia. Di White House photo by Eric Draper – White House, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2217038