Sgarbi “Unesco: Sicilia sottostimata, va rilanciata e incluso l’Etna”

Sgarbi vuole maggiore attenzione ed estensione dei siti Unesco in Sicilia. Propone Etna, Segesta, Selinunte, Morgantina… Su Palermo Capitale della Cultura “è una fortuna, ma i criteri di selezione sono sbagliati”

 

di Gabriele Bonafede

Come ci si aspettava, Vittorio Sgarbi, al momento assessore alla cultura del governo Musumeci in Sicilia, non la manda a dire. Intervenendo al Convegno sui siti Unesco a Palazzo Zito a Palermo dice: “I sette siti Unesco principali [in Sicilia] sono solo una parte di un patrimonio culturale molto più importante. È possibile che Selinunte e Segesta non siano comprese? È possibile che Morgantina non sia compresa? L’obiettivo è di mettere all’attenzione dell’Unesco l’intera Sicilia. Perché no l’intera Sicilia? Perché no l’intero Veneto e le ville palladiane?” Un esempio portato da Sgarbi su questo piano è la Val di Noto in Sicilia.

Sgarbi e Orlando al convegno Unseco a Palazzo Zito, Palermo

Tra i siti da includere, Sgarbi propone il Monte Etna, assolutamente unico al mondo. Sul quale precisa, però, la scarsa attenzione al paesaggio ricordando che venendo dal sud della Sicilia verso il monte Etna, si notano pale eoliche che sono uno scempio. “Il turista viene in Sicilia per il paesaggio. Il paesaggio è sacro”, ribadisce, ricordando come troppe volte sia stato massacrato soprattutto in Sicilia “con l’assenso di Legambiente”.

Sgarbi parla anche della capitale della cultura, e non lesina un minimo di ironia, amichevole per carità, per Orlando. Traccia alcune linee di storia recente sulle scelte fatte. “Orlando ha fatto la scelta sbagliata di concorrere a quella stupidaggine che è la capitale italiana della cultura”.




“Tempo fa – ricorda –  concorrevano Venezia, Bergamo, Ravenna, Matera. Dentro di me, parteggiavo per Matera. Rimasero Lecce, Lucca… Giustamente fu scelta Matera, dove i Sassi furono trasformati in riscatto. Il progetto era molto debole, ma non cambia nulla, perché ha acceso molta attenzione, ha portato turismo e il riscatto delle città perdenti.” La seconda città che viene il concorso è Mantova, e va bene.

“A un certo punto – dice – arriviamo al 2017. Quale è stata capitale italiana della cultura? È stata Pistoia. Chiamo Franceschini, perché Pistoia? Risposta, non lo so. Allora chiamo il presidente della commissione, che mi dice che è stata scelta Pistoia perché aveva un bel programma e aveva molti finanziamenti privati. Così dico, a chi se ne occupa per Viterbo, di mettere molti partner privati. Bocciata lo stesso!”

Palermo Capitale della Cultura, il Teatro Massimo in festa il primo di gennaio 2018

Nel 2018 concorrono le presedenti città: “Settimo Torinese, Agliano, Comacchio e Palermo. Ora, a tutta evidenza, esce Comacchio!”. Invece, nel 2018, vince Palermo. Ci mancherebbe altro, ribadisce. “È una fortuna – afferma –  lo stimolo pubblicitario è enorme”. Il punto è che “Il principio della selezione è sbagliato”, afferma.

Per i siti Unesco in Sicilia è fondamentale, secondo Sgarbi, richiamare l’attenzione per molti altri siti e per un coordinamento a scala regionale, perché anche qui le potenzialità di pubblicizzazione e richiamo turistico sono gigantesche.

In alcuni casi, l’inclusione nei siti ha quadruplicato il turismo, grazie allo “stimolo sula capacità di chiamata”, ricorda Sgarbi. Ad esempio, “a parità di lunghezza dei percorsi, nelle Canarie ci sono 70 milioni di turisti, in Sicilia 7 milioni. Io auspico una visione regionale perché i siti in Sicilia possano essere riaccesi all’attenzione con l’Unesco”.




Sgarbi ha concluso con le seguenti parole “… spero che il Sindaco Orlando, con la fortuna che ha avuto, voglia approfittare del premio di consolazione di Capitale italiana della cultura per appoggiare la mia richiesta all’Unesco così da diventare lui stesso Patrimonio dell’umanità!”

 

In copertina, l’Etna in eruzione nel dicembre 2015, vista dall’INGV. Foto di Boris Behncke.