Il Circo Invisibile di Jean-Baptiste Thierrée e Victoria Chaplin: istigazione alla poesia

Tutto è invisibile solo se non vogliamo guardare, ma tutto diventa visibile se sappiano trovare la gioia anche tra le pieghe di una giornata storta

 

di Daniele Billitteri

Versi scritti su carta velina, cioè: poesia leggera, quasi volatile sebbene piena di radici. Il Circo Invisibile di Jean-Baptiste Thierrée e Victoria Chaplin è passato dal Teatro Biondo per dare, anche qui, una bella spazzolata ai cuori degli spettatori.

Cirque Invisible al Teatro Biondo con Victoria Chaplin

Invisibile è il circo minimo dove nulla è come sembra e dove tutto è fratello del contrario di tutto. Due talenti, un ragazzino di 81 anni e una neonata di 66, diventano maghi, acrobati, clown, domatori di un circo improbabile. Anzi, invisibile.

E se non gli riesce neanche un trucco, non vuol dire che non gli riesca la magia. Quella attraversa lo spettacolo come la scia argentea lasciata dalle più antiche bacchette magiche di faggio con un baffo di ippogrifo nell’anima.

Lo spettacolo è un trionfo di trasformismo, una performance piena di ironia, un manuale di leggerezza, una istigazione alla poesia sotto la minaccia di una straordinaria fantasia creativa.

Abiti che diventano draghi, biciclette impossibili, magiche valigie piene di esilaranti gadget infantili. E poi conigli bianchi e perfino un plotone di papere che sembrano quelle uscite dalle copertine dei libri del padre dell’etologia Konrad Lorenz.




Una raccolta di francobolli, fulminanti istallazioni, quadri minimalisti, un saluto al pubblico entusiasta che è diventato un altro spettacolo. Ho pensato a versi un po’ matti, filastrocche bislacche per bimbi innocenti e furbacchioni, “Gianni ha perso il suo cappello/ dove mai l’avrà lasciato…”, acquarelli di parole prodotte da materiali e gesti poveri, un origami fantastico, quasi sognante.

Ma questo Circo Invisibile ci dice anche qualcosa di importante: che tutto è invisibile solo se non vogliamo guardarlo e che tutto diventa visibile se sappiano trovare la gioia pure nelle pieghe e nelle piaghe di una giornata storta. Perché non c’è macigno che non si possa alleggerire.




E nei monti d’acqua ho nuotato sino in cima per guardare la processione dei pesci per san Nettuno. E adesso guardo la rivoluzione delle formiche taglia foglie che marciano coi loro vessilli verdi verso il formicaio in subbuglio per la richiesta di una nuova Costituzione. Va bene, adesso potete aprire gli occhi e tornare nelle nebbie della realtà. Ma se guardate meglio…