Euro, la memoria corta di Berlusconi

di Giovanni Rosciglione

 

Continua da più di 15 anni il “mantra” dei presunti danni provocati dell’entrata in vigore dell’Euro in Italia. Anche in questi giorni ormai preelettorali le vocine gracidanti e eccitate dei politichetti di giornata continuano a sostenere che l’Euro ha dimezzato il potere di acquisto e di sostentamento dei lavoratori, aumentando invece quello dei “padroni” e avvantaggiato la Germania, la cui moneta non subì alcun danno dalla conversione.

Il trio dello spread alle stelle, con o senza Euro

Lo dicono e lo ripetono le frange febbricitanti della nostra sinistra estrema (ora confluita nell’accozzaglia grassiana), il Fatto Quotidiano e tutti i grillini (almeno sino a qualche giorno fa), i sovranisti, i casapoundiani e Forza Italia che, abbeverata alle sorgenti di pensiero dell’ineffabile Tremonti, che continua a sostenere che “l’arrivo dell’Euro ci ha portati al disastro” e anche l’imbalsamato excavalier Silvio Berlusconi, che riprende l’argomento per addebitare a Romano Prodi l’incapacità di difendere l’Italia negli accordi tra i 19 paesi dell’eurozona.

La cosa strana è che il Mago di Arcore si definisce nel contempo paladino dell’Europa e Leader del PPE. Tanto nella terra dei loti ormai si può dire ciò che si vuole, perché la “memoria politica” in Italia va indietro al massimo una settimana.




Vediamo un po’. Il valore di ogni singola vecchia moneta rispetto al nuovo Euro fu il frutto di un semplice algoritmo determinato dal calcolo delle precedenti valute in rapporto a ciascuna di esse (Franco, Marco, Lira e così via). In base a questo criterio la nostra moneta fu fissata al valore di un Euro ogni 1936,27 lire.

Ci fu un anno di doppia valuta di prova con l’esposizione per 12 mesi del doppio prezzo e ciascuna nazione accettò la scelta di affidare il controllo alle rispettive Commissioni Provinciali di Controllo con il compito di verificare la reale, esatta applicazione delle vecchie monete ai nuovi valori unificati. L’Euro divenne moneta unica nel primo gennaio del 2002.

Imperava allora Forza Italia con Silvio Berlusconi, rafforzato da Mani Pulite, e l’alleanza con Alleanza Nazionale di Fini, Lega Nord di Bossi e Salvini, la UDC di Casini e piccole liste personali. Proprio all’inizio di quegli anni mi ricordo che, approfittando degli sconti di fine feste, acquistai due paia di pantaloni di flanella grigia in un noto negozio di abbigliamento, pagandoli 160 euro. Ritornato a casa perplesso e, poiché quello era il negozio in cui mi servivo, controllai i pagamenti di carta di credito dell’anno prima. Avevo pagato gli stessi calzoni 160.000 lire! Avrei dovuto pagarli 83 euro, al massimo 90.

Ah, se non ci fossero l’Euro e l’Europa! Di chi sarebbe la colpa quando perde la squadra del cuore?

Mi resi conto subito che, almeno nella mia sfortunata città, tutto il commercio e le prestazioni private avevano raddoppiato gli incassi del 100%. Ferme le bollette, la benzina e tutti i prezzi allora fissati per legge. Certo con il rapporto quasi alla pari fu facile controllare la correttezza dell’applicazione; e altrettanto per l’Italia fu facile aggirare la legge.

Berlusconi e il suo Governo non insediarono mai e non resero operative le Commissioni di Controllo. E l’Italia rimase bloccata nella jungla sociale, nella quale il Commercio e le Professioni, grandi elettori di quell’infausto Centrodestra che tutto fu anziché liberale e custode delle regole del mercato, fecero la parte dei più forti animali feroci.

Poche proteste ci furono in un’Opposizione di Centrosinistra più propensa a seguire il Giustizialismo della Magistratura che l’evoluzione del quadro politico. E meno ancora i Sindacati occupati solo a organizzare marce contro il tiranno di Palazzo Graziosi. Quell’imbroglio alla fine, con i minori consumi causati dalla svalutazione dei redditi del ceto medio, si rivelò un boomerang e rese ancora più debole la nostra economia nel momento in cui si avvertivano i sintomi tempestosi della crisi mondiale che ancora ci frusta.




E peggio ancora saremmo stati senza la protezione dell’Euro e il ribasso dei tassi di interessi sul nostro enorme debito. Questi sono i fatti. Difficilmente contestabili. Certo è che oggi tutti possiamo lamentarci, tutti possiamo chiedere impossibili rimedi. Ma chi dovrebbe stare zitto è Silvio Berlusconi e la sua sguaiata e carnascialesca alleanza di Centrodestra.