Il trono proibito di Miccichè II

di Gabriele Bonafede

Gianfranco Miccichè non è eletto nemmeno alla seconda votazione per divenire “Miccichè II”, sul trono della presidenza all’Assemblea Regionale Siciliana. I numeri, a causa di una legge elettorale che favorisce l’ingovernabilità, rimangono “risicati”.

Palazzo Reale a Palermo, sede dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS). Sede del “trono proibito” di Miccichè II

Con tutti i parlamentari regionali presenti, la maggioranza del centrodestra a sostegno di Musumeci è di un solo seggio: 36 su 70. Nonostante il “pieno” elettorale di un circa 40%. Mancando anche un solo parlamentare, all’occasione per gravi motivi familiari, non c’è maggioranza. Tutto il resto sono alchimie d’imperiale memoria. Che rimangono a corredo o cimelio del passato, come il cane imbalsamato lanciato via dalle figlie zitelle del Gattopardo. Mi rendo conto che qui si deve essere lettori incalliti per apprezzare l’analogia e andare avanti, ma forse è utile pensarci un poco.

Va detto che il Presidente dell’ARS, da non confondere con il Presidente della Regione o Governatore che è eletto direttamente dal populace, ha un potere, a volte, superiore a quello dello stesso Governatore. Il suo trono, posto nella Sala d’Ercole all’interno del Palazzo dei Normanni, ha dunque un valore politico particolarmente alto.




In soldoni? “Dieci posti di gabinetto, un deputato questore, un segretario” al tasso di cambio attuale, come riportato in questo articolo del Gazzettino di Sicilia. Ma pare che il tasso di cambio sia ancora in contrattazione, e non solo con l’ausilio del sempiterno Manuale Cencelli.

In un’Italia che si diverte con quiz TV per perfetti ignoranti in storia, forse è bene, qui, parlare un poco di storia. Se non altro per il gusto di andare contro corrente.

Storia recente: Guglielmo II incoronato Re di Sicilia

Ed è necessario ricordare che questo sarebbe il Regno di Gianfranco II. Ma siccome ricorderebbe troppo Guglielmo II (eventualmente), sarebbe (e sarà) meglio chiamarlo e conoscerlo come il Regno di Miccichè II, della durata possibile da due mesi a cinque anni a partire da domani o tra pochi giorni, o al massimo, settimane.

Il Regno di Miccichè I, si affermò nel biennio 2006-2008, ai tempi, per intenderci di Cuffaro II, grande compositore di linee diverse di programma e provenienza, bisogna ammetterlo. Prima e dopo una serie di regnanti più o meno confermati dalla Corte del Palazzo.  Ma tutti, o quasi, provenienti dalla maggioranza, tranne che nell’Evo Antico. Si deve andare infatti a ben 25 anni fa, quando l’Italia era allenata da Arrigo Sacchi e centravanti figurava Roberto Mancini, per trovare un Presidente dell’ARS della “sinistra”. Correva l’anno 1993 d. C.

Ma pur sempre di governo: il socialista Paolo Piccione, che fu alacremente sostituito da Angelo Capitummino (Democrazia Cristiana). Secoli fa. Si pensi che ancora Andreotti e Craxi avevano le leve del potere o le stavano abbandonando sotto l’impeto degli Ostrogoti.

Per un Presidente dell’opposizione si deve arrivare ai tempi dell’Evo Antico, prima ancora che ci fossero i Normanni a Palermo. E cioè a Pancrazio Di Pasquale, del Pci, Presidente dell’ARS nel 1976, e sostituito da Michelangelo Russo, altro Pci, dal 1979 al 1981. Anche lì, comunque, si trattava di un’opposizione non del tutto oppositiva. Erano i tempi di Bearzot, che i cristianeddi ventenni di oggi non sanno manco chi fosse.

Tempi nei quali “in hoc signo” si vinceva. Lo scudo crociato regnava imperterrito con allori d’antica memoria imperiale. Gibbon docet.




Qui tutti i presidenti dell’ARS da 1946 ad ggi, per coloro i quali non vogliano credere alle bufale, sia pure storiche: http://www.ars.sicilia.it/presidenza/presidenti/default.jsp

In copertina, una delle porte d’entrata a Palazzo (e al Regno). Foto di Giusi Andolina.

Foto di Guglielmo II incoronato (mosaico della Duomo di Monreale) tratta da Wikipedia. Di ru:user:Sibeaster – from ru.wiki, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3815636

PS, cliccare comunque sui link evidenziati in blu nel testo per avere ragguagli storico-letterari, sempre contro corrente, si capisce.