Nel Teatro di Giuditta Lelio, Debora Troìa canta Rosa Balistreri

di Gabriele Bonafede

Rosa Balistrieri era la forza della creazione e della protesta, anche la più intima. Aveva una voce quasi afona eppure potente, evocativa: il femminile vocale di Lucio Battisti, ma con molti decibel in più. L’opposto solido e concreto, dal punto di vista “politico” e dell’impegno sociale, oltre che d’ispirazione e arrangiamento. E politicamente impegnata in una “terza via” dell’arte, nella ricerca dell’irrazionale programmato.

Rosa Balistreri a Sanremo,

Rosa Balistreri, oggi, è forse la persona che realmente e materialmente ha più combattuto contro la mafia in Sicilia. Perché ne ha subìto, fin da bambina, l’aspetto più truce e spaventoso: quello dell’oppressione giornaliera.

Molti siciliani, forse la gran parte dei siciliani, sono mafiosi senza nemmeno saperlo. Persino grandi giornalisti che lottano ogni giorno contro la mafia, continuano ad avere una deferenza verso iene verminose come Riina, chiamandolo “boss” o “capo dei capi”.

Rosa Balistreri, ha subìto ed ha lottato tutta la vita contro quella che una volta era definita “sottocultura mafiosa”: l’inciviltà di base e la violenza, a partire da quella familiare e sulle donne, per passare da quella sociale. Una violenza e un’inciviltà che, purtroppo, fanno parte della società siciliana ancora oggi, ed era molto peggio negli anni in cui Rosa era una bambina, poi una ragazza e infine una giovane donna.




Una violenza e un’inciviltà che possono essere capite, e quindi combattute nelle loro assurdità, solo ascoltando “Terra can nun senti”, “Mi voto e mi rivoto”, “Cu ti lu dissi”, “Canto e cunto” e tante altre perle preziose di Rosa. Oppure altre rappresentazioni di una coeva cantante, non meno forte e concreta come era Muzzi Loffredo.

Canzoni che ci insegnano, ancora oggi, che ai mafiosi non va deferenza, ma artistico e dunque massimo disprezzo e denunzia. Sempre. Pur amando la propria terra in maniera sconfinata, Terra ca nun sente, dove la mafia, o l’accettazione della mafia e della violenza, può essere in ogni casa e in ogni persona.

Infine. Infine Rosa è stata sempre una giovane donna, perché fino all’ultimo dei suoi giorni, morendo mentre cantava in tour, è rimasta una giovane donna. Una donna che non si è mai data per vinta. Che con i suoi errori e le sue virtù, ha scelto un percorso sempre coerente, sempre tangibile: lottare, con l’arte delle sue canzoni folk, con la forza spettacolare della sua voce indimenticabile, per una società più giusta, per una società più civile, meno violenta e senza la pervasiva malattia della mafia sociale.




Rosa Balistreri, in qualche modo, ha vinto la sua battaglia. Oggi è, giustamente, molto più apprezzata e celebrata di quanto non fosse quando era in vita. E lo è nel nucleo fondamentale della sua opera: la sua stessa vita.

Debora Troìa locandina Teatro Lelio

Non a caso, una giovane artista d’oggi, Debora Troìa, ha da qualche anno intrapreso un progetto. E cioè raccontare la vita di Rosa Balistreri attraverso le sue canzoni, cantandole lei stessa. Con una voce diversa da quella di Rosa, e per questo vincente: raccogliendo il testimone quale donna a parte intera, senza copiare il timbro originale delle canzoni, ma interpretandole come è la sua voce e la sua personalità. Affermando l’idea stessa di Rosa anche in questo: una donna è come è e come vuole essere.

Lo spettacolo di Debora s’intitola “Cata e cunta”. L’ho ascoltata nel suo tour estivo in un palcoscenico d’eccezione: sotto le stelle specchiate sulla terra madonita dal teatro Pietrarosa di Pollina (foto in copertina). Debora, come avrebbe fatto Rosa, ha mozzato il fiato del pubblico, ancora più di quel paesaggio mozzafiato che attraversa carne e ossa quando ti siedi in quel teatro di pietra siciliana, a guardare l’immenso panorama delle Madonie e della Sicilia.




Domani sabato 16 dicembre, Debora canterà un’ulteriore variazione del suo spettacolo, “Rosa: cantatrice del Sud”, insieme ai musicisti storici di Rosa stessa, Tobia Vaccaro e Vanda Modestini. E lo farà al Teatro Lelio di Palermo, che continua a operare e crescere nonostante la recente scomparsa della sua fondatrice, Giuditta Lelio.

Non può essere palcoscenico migliore in questo momento. È come se, idealmente, ci fosse un unione tra Giuditta e Rosa attraverso la voce di Debora. Perché sia Giuditta Lelio, sia Rosa Balistreri, hanno contribuito in maniera esaltante a mettere la donna al centro del percorso di crescita culturale e sociale di Palermo e della Sicilia. E Debora rilancia. Eccome se rilancia!

 

 

Foto di Rosa Ballistreri tratta d Wikipedia. Di sconosciuto – Italian magazine Radiocorriere, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=41259730