Da “Le Troiane” a “Non una di meno”. Lo spettacolo di Marinelli al Teatro Libero di Palermo

di Gabriele Bonafede

Non una di meno di Manlio Marinelli, liberamente tratto da Le Troiane di Euripide, sarà in prima assoluta al Teatro Libero di Palermo da giovedì 30 novembre alle 21.15 fino a sabato 2 dicembre.

Stefania Blandeburgo e Giulia Rupi in “Non una di meno”, adattamento di Manlio Marinelli, regia di Lia Chiappara, dal 30 novembre al 2 dicembre 2017 al Teatro Libero di Palermo

Con la regia di Lia Chiappara, fa parte di questa 50esima Stagione Internazionale del Teatro Libero Palermo dal titolo “Incontromano”(qui il cartellone completo). Prodotto dallo stesso Teatro, proporrà sul palcoscenico le attrici Stefania Blandeburgo (Ecuba), Giulia Rupi (Andromaca) e Silvia Scuderi (Cassandra, nella foto in copertina).

Gli adattamenti di Le Troiane di Euripide sono stati più volte rappresentati in Italia e segnatamente a Palermo negli ultimi anni. Ma qui si tratta di un percorso di creazione particolarmente denso, e concepito fin dall’inizio in stretta collaborazione tra autore, regia e attrici.

«È una creazione – conferma Lia Chiapparache intende riflettere nel profondo sugli archetipi dei classici attraverso gli occhi del contemporaneo, concentrandoci sul mito come parte essenziale della nostra identità culturale: togliere la cenere per scoprire il fuoco vitale, così come dice Peter Brook. Attraverso la rilettura de Le Troiane ci siamo interrogati sul tema dell’immigrazione, senza buonismi e preconcetti, ma scandagliando con gli occhi del mito, un’urgenza propria dell’uomo che attraversa storie, epoche, civiltà».




La riscrittura di Manlio Marinelli trasla dunque al presente il mito delle Troiane di Euripide. La pièce ha dunque un valore d’attrazione che non si ferma alla sola manifestazione riguardo alla difesa dalla violenza sulle donne. C’è una ricerca che attraversa l’intero Mediterraneo nella sua collocazione spazio-temporale.

L’autore è cresciuto al Teatro Libero di Palermo, trasferitosi a Torino collabora con la cattedra di Storia del Teatro, «I lavori di Manlio sono presentati in molti teatri nel settentrione d’Italia, ma è rimasto legato al Teatro Libero di Palermo – continua Lia Chiappara, che anche nella scorsa stagione ha messo in scena “Una pietra sopra” con lo stesso Marinelli – e gli ho chiesto di riscrivere le Troiane. Questa riscrittura è una prima assoluta. Con Manlio come drammaturgo ci abbiamo lavorato molto, proponendogli molte indicazioni di regia. È molto bello quando si lavora insieme nella scrittura traslandola direttamente all’azione, vissuta dal regista e dalle attrici, la scrittura acquisisce vita come deve essere»



Stefania Blandeburgo e Silvia Scuderi in “Non una di meno”

«Devo dire che l’intuizione di Manlio con questo slogan, che è anche il titolo dello spettacolo, è che queste tre protagoniste le fa vivere, rispettando l’iter e le caratteristiche dei personaggi e del mito, ma la forma diventa un linguaggio contemporaneo nel vissuto d’oggi. Non riguarda solo l’attenzione per le donne che scappano dalla violenza e dalla guerra, ma soprattutto la vita reale che ne viene rappresentata».

Teatro quale spectacle vivant, nel più convincente modo di definire il teatro e le arti collegate in lingua francese, dunque. D’altronde, Stefania Blandeburgo aggiunge che «è particolarmente Interessante questo esperimento sulle Troiane di Euripide quali donne dei vinti, oggi come secoli fa. Certi classici sono attualissimi: possono essere rivisti, e vanno rivisti, con la storia e con il presente»

Se Stefania Blandeburgo e Silvia Scuderi sono siciliane, Giulia Rupi è toscana, allieva allo Stabile di Torino diretto da Avogadro: giovane attrice che ha già lavorato con Sacaparro e tanti altri registi italiani, approda al Teatro Libero in un momento particolarmente interessante delle produzioni palermitane.

Pièce fondamentale della stagione “Incontromano” per il 50mo del Teatro Libero di Palermo, Non una di meno promette del sale su questa terra calpestata dall’insipido. Il Teatro è soprattutto Libertà, oltre ad essere spettacolo vivo: la vita e il vissuto dello spettatore sono parti integranti per lo spectacle vivant. Che si giova soprattutto di evocazione e partecipazione, necessaria in sala come sul palcoscenico.