Italia fuori dal mondiale e Russia 2018 rischia il flop

di Gabriele Bonafede

Italia fuori dal mondiale, ma il flop non è solo italiano. Per Russia 2018 si annunciava un disastro anche con la partecipazione della squadra azzurra. A causa di altre eliminazioni importanti dal punto di vista economico, ma soprattutto a causa una serie molto lunga di errori e follie da parte della stessa Fifa, degli organizzatori e di alcune coincidenze particolarmente negative, a scala locale e internazionale.

Italia, quattro vittorie ai Mondiali, ma non sarà a Russia 2018. Riducendo di molto l’interesse per milioni di utenti

Partiamo dalle eliminazioni di peso economico, se non sportivo. Due su tutte, Italia e Stati Uniti. Le due nazioni e i fans delle nazionali italiana e statunitense rappresentano una fetta considerevole degli ascolti in TV a scala internazionale.

Tra gli ascoltatori, target di immensi movimenti di denaro per la pubblicità, non mancheranno solo gran parte dei 60 milioni di italiani residenti in Italia, ma anche altre decine sparse per il mondo. Molti vedranno il mondiale Russia 2018 in TV, ma con quale interesse? Quanti saranno? Sicuramente molti di meno e per molte meno ore di trasmissioni e presenze sul web.

A guardare Russia 2018 mancheranno anche un paio di centinaia di milioni di americani. Al posto dell’Italia andrà la Svezia, Paese con grandi tradizioni calcistiche ma con un share “economico-calcistico” svariate volte più piccolo. Peggio va per chi sostituisce gli Usa: il minuscolo Panama.

Ma non è finita qui. Mancheranno altre nazioni europee popolose e con grande seguito per il calcio, come l’Ucraina con 45 milioni di abitanti, la Romania con 20, la Turchia, facente parte della Uefa, con 80. La presenza di Brasile e Giappone potrebbe bilanciare. L’Islanda, che è piccolissima, potrebbe attrarre interesse per Russia 2018 quale “Davide contro Golia”. A meno di altri flop di queste squadre. In Brasile, lo 0-7 subito con la Germania ancora brucia, il Giappone non è mai stato granché, e potrebbe uscire subito o quasi.




Ci saranno due nazionali di grandi Paesi africani, estremamente popolosi come Egitto e Nigeria, ma dal potere d’acquisto e dall’interesse pubblicitario infinitamente inferiore a quello di Usa e Italia a parità di numero di “clienti”, ovvero coloro i quali vedranno le partite in TV o su internet e consumeranno informazioni e pubblicità su media, internet e TV. Va da se, che il contraccolpo sarà pesante anche dal punto di vista delle presenze materiali di turisti in Russia, con tutto il seguito di flop nell’industria turistica ad andare e venire.

Vero, il calcio attrae sempre. E l’Italia non è più al centro del mondo calcistico, forse non lo è mai stata. Ma, su questo piano, va aggiunto lo stesso un contraccolpo psicologico sull’interesse. Questo è il primo mondiale in assoluto nel quale mancherà l’Italia dall’inizio dell’era della TV. Nel precedente, il lontano 1958, la TV era gli albori e internet non esisteva. In contraccolpi furono minimi dal punto di vista pubblicitario, ma adesso saranno invece ampliati a numerose potenze. Anche perché un mondiale senza l’Italia, per italiani e non, è un mondiale praticamente monco. Persino per grandi rivali storiche tuttavia presenti, come Francia, Germania o Brasile, non ci saranno occasioni di rivincita o di ulteriori vittorie contro gli Azzurri.

Russia 2018… La rete è vuota

A queste eliminazioni di Italia e Usa, ampiamente meritate sul piano calcistico e già molto pesanti dal punto di vista economico, va aggiunta tutta la storia di un mondiale Russia 2018 nato male, gestito male e con grandi incognite dal punto di vista della sicurezza.

Il mondiale fu assegnato alla Russia con uno strascico di inchieste proprio sulle modalità di assegnazione. Che, unite ad altri scandali, hanno portato alla decapitazione degli stessi vertici della Fifa. Ciò ha fatto emergere giganteschi difetti di un mondo del calcio che appare privo di scrupoli e di bassissimo livello sportivo. D’altronde, anche sul campo si vedono gestioni infime, e non soltanto a causa di direttori di gara che mal figurerebbero in serie C. A ogni partita, anche decisiva, si vedono errori madornali non ammissibili nemmeno tra i dilettanti.

Ma il problema più grande, e irrisolto, è quella della sicurezza. Il rischio-sicurezza per i turisti che andranno in Russia è enorme e finora è stato spaventosamente sottovalutato. La Russia, a torto o a ragione (non è questo il punto), è in guerra con molte nazioni limitrofe, che sia guerra diretta o per mezzo di altri. Le tensioni internazionali sono sempre più grandi, il calcio è sempre più razzista, nazionalista, violento. Soprattutto nelle aree grigie del “tifo” hooligans e similare.




In questo preoccupante contesto, aggravato da una dubbia presenza di uno Stato di Diritto in Russia, come verranno accolte, ad esempio, la nazionale polacca e i suoi fans? Come sarà accolta quella spagnola, dal momento che la Spagna imputa alla Russia un intervento propagandistico a favore degli indipendentisti catalani? Per non parlare di come saranno accolti staff, calciatori ed eventuali fans di Nigeria e Senegal in un Paese come la Russia, fortemente razzista nei confronti degli africani. Naziskin, hooligans, ultras politicizzati, saranno con il “calcio” pronto, e forse qualcosa in più. Purtroppo. E ci vorrebbero milioni di poliziotti per controllarli tutti. Quasi impossibile, ammesso che si voglia.

Il “calcio” secondo i russi?

E come saranno accolti facoltosi fans di stati islamici in forte contrasto politico e internazionale con la Russia? Come l’Arabia Saudita qualificata? O altri Paesi, e tifosi al seguito, tutti fortemente islamici come Tunisia e Marocco? E lo stesso Iran? La retorica contro l’Islam in Russia ha infatti raggiunto livelli molto alti, pompata a più non posso nei media nazionali, anche per motivi geopolitici.

La sicurezza riguardo ad eventuali atti di terrorismo forse funzionerà. Lo si spera, anche se l’uso della violenza tra tifosi da un lato e dall’altro, con in mezzo la polizia russa è più certo che prevedibile. Ma quella sugli innumerevoli rischi di intolleranza spicciola? Abbiamo ancora davanti a noi le immagini dell’Europeo in Francia dove supporter russi hanno provocato immense risse a sfondo razzista e nazionalista. Chissà cosa succederà proprio in Russia. A immaginarlo, si preferisce far finta di niente. Il che non può che aggravare il pericolo.

Da questo punto di vista, forse è meglio che il numero degli italiani che si avventureranno in Russia sia limitato, grazie, stavolta è il caso di dirlo, all’eliminazione dell’Italia. Ciò non diminuisce punto il flop di Tavecchio, di Ventura, degli azzurri e di tutto il calcio italiano. Ma è, in qualche modo, una consolazione. Forse più importante del partecipare, in questo specifico caso.




Perché che ci scappi il morto o l’accoltellato in risse tra sedicenti supporter in odore di nazismo non è un’eventualità da escludere, purtroppo.

Purtroppo, la lunga serie di fattori negativi sul mondiale in Russia non è finita qui. In Italia pochi sanno che la preparazione ai mondiali è gestita in modo semplicemente infimo e nel più totale dispregio dei diritti umani dei lavoratori.

Impianti in ammodernamento, strutture sportive, infrastrutture sono in costruzione con l’utilizzo massivo di forza lavoro a poco prezzo dai Paesi che tipicamente forniscono immigrati alla Russia: Tajikistan, Moldavia, Armenia, Uzbekistan, Kazakistan, etc. Una forza lavoro trattata spesso a un livello spaventoso di semi-schiavitù, di caporalato, di mancanza delle più basilari norme di sicurezza. Una forza lavoro povera e stracciata, immigrata da zone di marginalità nella marginalità, che ha già pagato con numerose vittime a causa di incidenti sul lavoro. Per costruire impianti che, molto peggio di Italia ’90, avranno un’affidabilità non certo certificata ai massimi standard internazionali.

Al momento, Russia 2018 è a rischio flop, anche se non è ancora detta l’ultima parola. Ma una cosa è certa: con l’eliminazione dell’Italia e degli Usa tutte le stime sugli introiti, già incerte per tutti gli altri problemi, andranno riviste al ribasso. Sul piano puramente sportivo difficilmente sarà un mondiale da ricordare. Per l’Italia, in ogni caso, è sicuramente da dimenticare prima ancora che incominci.