Giornata Mondiale della Gentilezza, oggi quanto mai necessaria

di Giusi Andolina

Mi ha sorpreso, qualche anno fa, scoprire che esiste la Giornata Mondiale della Gentilezza.

Per chi come me è cresciuta a pane e “grazie, per favore, scusi, buongiorno e buonasera”, può sembrare insolita, addirittura eccessiva una giornata come questa. Ma, evidentemente, essere gentili non è qualcosa di così scontato. E in effetti, basta fare una passeggiata in città o un giro nei social, oppure tra notizie di ogni giorno, per prendere consapevolezza di quanta poca gentilezza ci sia in giro e di quanto sia urgente e necessaria un’educazione alla gentilezza. E di una Giornata Mondiale della Gentilezza.

Il logo del World Kindness Movement, promotore della Giornata Mondiale della Gentilezza

L’idea di questa Giornata è nata in Giappone nel 1997 e rappresenta l’evento-clou della Settimana Mondiale della Gentilezza, che viene dedicata a divulgare e promuovere il concetto di gentilezza in tutte le sue forme.  La Giornata Mondiale della Gentilezza si celebra ogni anno il 13 Novembre. Esattamente in questa data 20 anni fa a Tokio si riunì per la prima volta il World Kindness Movement. Da allora ad oggi sono circa 28 i Paesi che hanno aderito a questa organizzazione. L’Italia è entrata a farne parte nel 2000.

La gentilezza è fatta di piccoli gesti che fanno stare bene noi e gli altri. Piccole azioni semplici e spontanee che sono anche piccoli atti di attenzione e di civiltà. Piccoli gesti che, come un sassolino gettato in uno stagno, generano onde concentriche che vanno a toccare e influenzare uno spazio più grande dell’atto che lo ha generato. E con una forza che via via ha la potenzialità di dare vita a una vera e propria “rivoluzione gentile”, come evidenziato dallo stesso World Kindness Movement.




La gentilezza influisce sulla qualità delle nostre relazioni. Ciascuno di noi, con il ruolo o i ruoli che ricopre, può mettere in atto una piccola grande rivoluzione. Compiendo atti di gentilezza, come genitori, come insegnanti, come professionisti, abbiamo sempre l’opportunità di generare il cambiamento.

Essere gentili significa essere consapevoli che un nostro gesto accompagnato da un sorriso sincero possa incoraggiare, sostenere o alleggerire un peso dal cuore, cambiando la giornata a qualcuno.




Essere gentili significa ascoltare veramente l’altro, con interesse e senza giudizio, qualunque sia la sua storia, rispettando e valorizzando la eventuale diversità. Ma significa anche avere pazienza, rispettando i tempi e le modalità dell’altro.

“Io non conosco nessun altro segno di superiorità nell’uomo che quello di essere gentile” (Ludwig van Beethoven). Stieler, Joseph Karl: Beethoven mit der Missa solemnis Ölgemälde, 1819

Gentilezza significa abbandonare la nostra aggressività in favore di un atteggiamento assertivo. Si può e si deve dire di no, in alcune occasioni, per mantenere la giusta distanza dagli altri, se non ci sentiamo a nostro agio o se sentiamo invadere il nostro spazio personale. Ma si può dirlo con fermezza e gentilezza.

Tutto ciò cambia le relazioni, contribuisce a creare un clima più sereno e empatico in ambito familiare, lavorativo, sociale, migliorando l’altrui e la nostra qualità della vita.

Alla base della gentilezza c’è l’empatia. La capacità di guardare oltre noi stessi e andare verso l’altro, ma anche di portare l’altro nel nostro mondo. Solo in questo modo possiamo metterci nelle condizioni di avere cura degli altri e di ciò che ci circonda.

La gentilezza, come dicevo, è un gesto di civiltà. E allora, i piccoli atti di gentilezza come l’ascolto, la pazienza, la cura si ampliano, diventano piccoli grandi gesti di responsabilità verso la cura e la salvaguardia del nostro pianeta. Piccoli atti di civiltà, come non sporcare e non inquinare, non maltrattare e sfruttare gli animali, contribuiscono senza dubbio alcuno a prenderci cura dell’ambiente in cui viviamo.

Ritorniamo al sassolino nello stagno. Quel sassolino siamo noi e la nostra capacità di creare atti di gentilezza. Questa capacità dipende molto dal nostro equilibrio psicofisico.

Quanto più gentilmente siamo in grado di prenderci cura di noi, tanto più saremo in grado di donare gentilezza agli altri. Quanto più gentilmente trattiamo i nostri pensieri, le nostre fragilità e tutto ciò che ci fa sentire imperfetti e inadeguati, tanto più saremo in grado di accettare e accogliere la diversità e la fragilità dell’altro.




Impariamo a essere gentili innanzitutto con noi stessi. Rispettandoci, intrecciando relazioni sane e appaganti per noi. Avendo cura del nostro corpo e della nostra mente. Dedichiamo un po’ di tempo al nostro benessere personale, ascoltando i nostri bisogni e desideri. Coltiviamo i nostri talenti. Creiamo e condividiamo bellezza e significati. Anche questo è gentilezza.

Foto in copertina di Chungkuk Bae.

Foto di Beethoven nel testo tratta da wikipedia. Di Joseph Karl Stieler – Crop from Image:Beethoven.jpg, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2164598