La Sicilia usata come cavia elettorale

di Gabriele Bonafede

Al di là dei risultati, ampiamente previsti (qui) per lo meno nella composizione dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS), un fatto emerge, tristissimo, in questa tornata elettorale: la Sicilia è stata usata quale cavia.

Palazzo Reale a Palermo (Palazzo dei Normanni) sede dell’Assemblea Regionale Siciliana, particolare dello stemma nel lato principale

Per lo meno a sentire le lunghe ore di dibattiti elettorali in TV e i numerosi articoli sui media, persino a risultati più o meno acquisiti, il tema principale è stato quello degli equilibri politici nazionali. È stato quello delle alchimie interne ed esterne alle coalizioni politiche nazionali e persino il dibattito interno a partiti e movimenti nazionali.

Dei problemi reali della Sicilia pare non importi un fico secco ai media e a qualche formazione politica.

E su questa base, prima, durante e dopo una machiavellica campagna elettorale, si è consumato un implacabile esperimento sulla pelle dei siciliani. Di quelli che restano in Sicilia a fare da cavia, s’intende. E che rappresentano il fondo del cassetto in una società impoverita da diverse ondate di emigrazione che hanno portato via la parte migliore delle risorse umane siciliane.




I problemi della Sicilia, atavici, vecchi come il cucco, non certo provocati negli ultimi 10-15 anni ma da intere generazioni del passato remoto, recente (e futuro), sono rimasti in secondo, in terzo e in ennesimo piano. Sullo sfondo, quasi come il rumore del chiacchiericcio mentre ascolti musica in un affollato bar del centro.

Problemi che dovranno essere risolti da un governo Musumeci, al quale vanno i migliori auguri di successo, che però non disporrà di una maggioranza all’ARS. Anche questo ampiamente previsto. E che persino all’interno della sua litigiosa coalizione avrà non pochi problemi di equilibrismo, specialmente se determinati e ampliati in chiave nazionale oppure nel multicolore caleidoscopio del caos trasformista più eminentemente siciliano.

Palazzo Reale a Palermo, sede dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS). Foto di Giusi Andolina

L’ultima edizione dell’ARS ha chiuso la sua ingloriosa legislatura con qualcosa come 15 gruppi parlamentari su 90 deputati. La nuova, pur con soli 70, rischia di fare anche peggio. Nonostante lo sbarramento al 5% dovrebbero entrare all’ARS qualcosa come otto partiti e movimenti.

Ma in vista di un sostegno esterno e di litigi pronti fin da adesso, non è difficile ipotizzare ulteriori spezzettamenti al motto “ognun per sé e qualcun’altro per tutti”.

Musumeci, per cercare di risolvere almeno in parte i complessi problemi siciliani, sarà quasi certamente senza maggioranza. Tanto che si affacciano, già adesso, ovvie ipotesi di sostegno da formazioni moderate o “gruppi” in divenire nel centrosinistra. E forse anche altrove.




La vera sconfitta di queste elezioni è la Sicilia stessa, prima ancora che si votasse. Perché da cavia è stata torturata, utilizzata, analizzata e poi buttata via. Adesso, quando ancora il corpo caldo della cavia non ha dato definitivi segnali sulle pratiche sperimentali adottate da cinici operatori politici e mediatici, si inizia a parlare di nuove alchimie politiche a scala nazionale.

Lasciando la Sicilia, derelitta, a curarsi le ferite. Persino tra i vincitori.

 

In copertina, Palazzo Reale a Palermo, sede dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) con collage in primo piano di una cavia tratta quale immagine da Wikipedia. Di Courtesy: National Human Genome Research Institute – National Human Genome Research Institute (www.genome.gov), Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=787027