La Sicilia come metafora nei media: meglio Lagos e Mobutu che Obama

di Giovanni Rosciglione

Domani si chiude la prima campagna elettorale per eleggere il Presidente della Regione Siciliana, in cui si è parlato di tutto, tranne che dei problemi dell’isola.

Antichi regnanti e nuove metafore

Alludo ai media: giornali (con il grande contributo dei maitres à penser più brillanti), talk show dei meglio galli e galline del pollaio, social putinisti.

Per la Sicilia, invece di auspicare che possa finalmente diventare un luogo abitabile, visto che i trecentomila siciliani dai 18 ai 45 anni più intraprendenti e capaci sono andati in questi anni a vivere e lavorare fuori della regione,  i media hanno delirato sulla “Sicilia metafora dell’Italia, dell’Europa, del mondo intero”.

E non solo i media italiani, ma anche quelli stranieri, fagocitati da un dibattito italiano che ha ignorato la Sicilia nella maniera più macroscopica possibile.




Si evince che, nei media, si spera che il risultato del voto sia la Caporetto (un secolo fa) di Matteo Renzi, della sua famiglia e di quel 41% di italiani i quali il 4 dicembre scorso rischiarono di rendere l’Italia leggermente più moderna.

I sondaggi aprono il cuore da Berlusconi, a Nichi Vendola, a Massimo D’Alema, alla sora Meloni, a Gangelleri Giangarlo, a Cirino Pomicino, a Casa Pound, ai centri sociali e asociali, ai Circhi equestri e agli evasori fiscali.

Lagos, modello auspicabile per la Sicilia. Secondo alcuni

La metafora (e poi l’Italia) sarà un regime con pizzetti alla Del Bono, oppure educatamente palestinese, o infine tristemente e onestamente da avanspettacolo.

Il bello è che, se così fosse, chi avrà più voti dovrà allearsi con uno degli altri due.

E avremo quindi un regime comico/palestinese o sansepolcrista con aiutini emmedippini magari passati per un megafono. Tutto ciò senza il benché minimo dibattito sulla realtà sociale ed economica della Sicilia e sul come cambiarla.

E’ la democrazia, bellezza!

Ma provare finalmente a scendere dalla crocetta che ci ha torturato per cinque anni e scegliere di preferire sistemi politici di persone perbene, occidentali, educate e anche (non fa male) colte?

No, per carità!

La Sicilia guarda all’Africa e all’esempio di Lagos, dell’inferno in terra e degli statisti alla Mobutu.




Foto nel testo con una favela di Lagos (Nigeria) tratta da Wikipedia. Di Stefan Magdalinski – Flickr, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=41012899 

Le foto della statua di Filippo IV a Villa Bonanno (davanti a Palzzo dei Normanni, sede del Parlamento siciliano), in copertina e nel testo, sono di Giusi Andolina.