Prateria e realtà per riformare la politica siciliana

di Mila Spicola

 

È vero, questa non è stata la campagna elettorale più edificante degli ultimi anni, non tanto per i candidati, persone tutte perbene, ma per i toni che ha finito per assumere e per la debolezza della proposta politica che arriva ai cittadini, pur nelle buone intenzioni di ogni singolo candidato, è prevalso altro.

Palazzo Reale a Palermo, sede dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS). Foto di Giusi Andolina

Come se la politica fosse stata sacrificata sempre ad altro: a posizionamenti, a regolamenti di conti nazionali, a prove muscolari che hanno lasciato sullo sfondo i veri temi: il grande disagio delle famiglie siciliane per tanti motivi e la difficoltà di saper dare o di voler dare risposte non dico esaurienti ma che almeno indicassero direzioni credibili da fonti credibili. Qualcuno dice che la politica siciliana sia irriformabile, io vorrei smentire questa tesi: c’è una prateria nella politica siciliana per chi vuole riformarla.

Perché in realtà, lasciando sul tavolo le copie dei quotidiani e spegnendo il pc o il cellulare, e andando in giro si rischia di non vedere ciò che sta accadendo e accade. Alcuni germogli di buona politica infatti ci sono, più che germogli, realtà. Realtà molto positive, e sono nelle esperienze di alcuni amministratori locali che in questi anni hanno operato lontani dai clamori delle bagarre politiche ma con i riflettori puntati addosso da altri mondi: dagli occhi dei siciliani che osservano, vivono e apprezzano quando c’è qualcosa da apprezzare.




Al di là delle leggende della Sicilia come laboratorio politico io non credo che quel che accadrà a questa tornata di elezioni possa essere visto come test nazionale, perché realtà politiche siciliane sono ben lungi dai pesi e contrappesi elettorali di regioni come la Lombardia o l’Emilia. Ma se un esempio esportabile vogliamo portare, il vero laboratorio politico che si sta formando da un po’ di tempo a questa parte sono proprio le esperienze civiche vincenti di alcuni amministratori locali, o reti di amministratori locali.

Queste esperienze, di amministratori moderni, illuminati, capaci, lontani dal “folclore inutile” ma vicini alla valorizzazione del territorio nel senso più moderno del termine, sono da osservare con grande attenzione e, secondo me, rappresenteranno una sorpresa per alcuni commentatori a queste regionali. Mentre non saranno una sorpresa per i siciliani che quelle esperienze le stanno vivendo e apprezzando e che le stanno sostenendo a dispetto di tutto e tutti.

Sicilia rurale foto di Mila Spicola

Per uscire dalle perifrasi, io credo che le liste del Territorio in Sicilia siano state una giusta intuizione di Leoluca Orlando, che poi forse ha un po’ peccato come a volte fa per sicumera e narcisismo, perché è la sua natura e più che giovargli a volte gli nuoce, ma l’intuizione c’è, eccome. E di questo gliene dobbiamo rendere atto. Poi è andata come è andata, a Messina, come anche a Siracusa, come anche a Enna, e le responsabilità sono da ricercarsi in un altro momento.  Ma in questo momento quel che conta è altro: la via è quella.

Anche perché quelle realtà stanno facendo rete. Una generazione di politica concreta e che fa comunità, che comunque ha elaborazione, visione e progetto c’è già e credo che dopo il 6 novembre continuerà la sua strada.

Azzardo una previsione elettorale: alcuni candidati nella lista del territorio saranno la vera sorpresa per adesso sottotraccia di queste regionali. Quella lista rappresenta una pratica politica diversa, legata al costruire insieme alle comunità di riferimento per il territorio, non per tattiche o strategie sterili tutte interne ai partiti e non alle persone ma per creare identità sociale e culturale.




Ecco perché mi sono orientata a sostenerla con convinzione. E credo che anche nelle altre liste a sostegno di Fabrizio Micari avranno un consenso considerevole anche persone nuove che comunque hanno agito e sono state presenti in questi anni, pur fuori dalle esperienze amministrative, ma dentro la politica, in quell’ottica: tutela e valorizzazione del territorio, delle persone e delle esperienze del territorio, costruendo però comunità non personalismi.

E mentre la campagna elettorale mi pare non voglia avere altri argomenti oltre che impresentabili e presentabili, insulti e contro insulti, scuse e contro scuse, io credo che chi voglia veramente trovar qualcosa di interessante che parli a lui, come siciliano, e non come pedina di manovre altre, o narrazioni altre, anche in questa campagna che molti definiscono sottotono, lo trova.

Micari ha un programma. E una lista a lui collegata che ha più d’uno candidati presentabili, credibili, capaci e legati al territorio. Sicuramente migliaia di anni luce rispetto a questo chiacchiericcio che, da altre parti, copre l’assenza di proposta politica.

 

In copertina, il Golfo di Palermo da Porta Felice. Foto di Giusi Andolina.