Tre riforme di Micari per la Sicilia, a partire dallo Statuto dell’Autonomia

di Gabriele Bonafede

 

In occasione dell’incontro di ieri con Luciano Violante, e a poche re del matrimonio con Giusi Lenzo, il candidato di centrosinistra alla presidenza della Regione Sicilia, Fabrizio Micari, ha chiarito alcuni punti fondamentali del suo programma di governo.

Start-up?

Su tre domande poste su altrettante riforme, Micari ha risposto accettando la sfida. Va abolito o riformato lo Statuto dell’Autonomia Siciliana? È in programma una riforma elettorale per la Sicilia? Quale futuro per il credito in Sicilia e in particolare per l’Irfis, ad esempio con un potenziamento per farne una grande banca di sviluppo? Sono queste tre nostre proposte auspicabili?

Sono quindi domande (Autonomia Siciliana, Legge elettorale, Banca di sviluppo siciliana) che abbiamo posto al candidato per capire quale sarà la sua azione di governo, e anche quali saranno le proposte di riforme anche nel caso sia all’opposizione.

Sullo Statuto dell’Autonomia Siciliana, come accennato brevemente anche in questo articolo, Micari ha evidenziato che, al di là del suo utilizzo non sempre ottimale, l’Autonomia va difesa. Ma proprio per questo, lo Statuto va riformato per renderlo consone ai tempi. “Sono passati più di 70 anni da quando fu promulgato e da allora la Sicilia e il mondo sono cambiati. Non è più possibile pensare che sia adeguato alle esigenze di oggi. Nel 1946 la Sicilia era una regione sostanzialmente agricola, con le poche industrie di allora, uscita distrutta dalla guerra. Oggi le condizioni economiche e sociali, le condizioni nelle quali opera, la società stessa, sono profondamente diverse. E lo Statuto necessita quanto meno d’essere aggiornato ai tempi”.




Una proposta di riforma, dunque, che sarà portata avanti anche dai banchi dell’opposizione, se il centrosinistra non dovesse vincere. Ma che ovviamente avrebbe tutt’altra forza se Micari fosse eletto Presidente.

Anche per la Legge elettorale siciliana, Micari prospetta riforme decisive. E qui, il candidato del centrosinistra siciliano, propone già alcuni elementi tecnici. “Sono propenso per il doppio turno, come è in Francia – come suggeriamo noi, dice – ma con un secondo turno che scatti con una soglia ad esempio del 40% e non del 50%, insomma come è nella legge per i Comuni più grandi sempre in Sicilia. Questo per evitare ciò che è successo, ad esempio, a Torino. Dove un candidato che sfiora il 50% poi perde al secondo turno sol perché, in un ambito di grandi divisioni, tutti gli altri si coalizzano senza molto costrutto e coerenza, solo per fermare chi è già stato scelto da una fetta consistente di maggioranza relativa”.




Anche qui, una proposta di riforma, o una serie di riforme della Legge elettorale siciliana. Una legge elettorale che, così come è,  appare poco sensata anche perché non garantisce una maggioranza all’ARS. La riforma acquisterebbe più consistenza nel caso in cui Micari sia Presidente della Regione? Anche qui si vedrà dopo le elezioni.

Con Micari e Violante si è parlato anche di riforme fondamentali per la Sicilia

Veniamo al credito in Sicilia. Regione che, fino a un quarto di secolo fa, godeva della presenza di due istituti di credito (Banco di Sicilia e Cassa di Risparmio) che, in teoria, ne rafforzavano l’autonomia, per lo meno nelle scelte economiche.

Erano istituti di credito che, almeno teoricamente, potevano raccogliere risparmio in Sicilia per poi reinvestirlo in Sicilia. Ma anche qui, era un’autonomia possibile nella gestione del credito che non fu utilizzato in maniera virtuosa. Non entrando nei dettagli della storia del credito in Sicilia, sappiamo tutti che le due banche erano inserite in un sistema di potere non particolarmente equo ed efficiente. Con conseguenze che si pagarono allora e si pagano ancora oggi.

L’IRFIS (Istituto Regionale per il Finanziamento alle Industrie in Sicilia) opera già, c’è ancora e da molto tempo. Ma sembra evidente che potrebbe avere un ruolo più vasto nell’ammodernamento e nell’accompagnamento allo sviluppo se si investisse nel suo miglioramento, nelle competenze, nella capacità di accompagnare lo sviluppo a una scala qualitativa e quantitativa di ben altra portata.




“Certo sono per trasformare l’Irfis in una banca di investimenti e sviluppo molto più forte, moderna, efficiente. Penso, ad esempio, alle potenzialità per fa fiorire le start-up, i finanziamenti a progetto, la crescita da piccole a medie imprese. Una riforma dell’istituto che porti a capacità molto più grandi di accompagnamento all’investimento: quale vera e propria banca di investimenti e sviluppo”.