Elezioni Sicilia, ecco l’offerta di listini che nessuno può rifiutare

di Gabriele Bonafede

 

Va innanzitutto spiegato cosa sono i listini dei candidati presidenti alla Regione Siciliana. La cosa non è così semplice per chi non è abituato alla fantasia amministrativa siciliana. Sembra un intrico degno di una foresta di pale di fichi d’india.

I listini sono un meccanismo elettorale per arrivare a Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS)

Si tratta di uno degli incredibili bizantinismi partoriti dall’Assemblea Regionale Siciliana (ARS), in particolare nella legge in vigore per le elezioni regionali. Che appunto stabiliranno chi sarà il Presidente (o Governatore) della Regione Siciliana e chi saranno i parlamentari della stessa ARS. Parlamentari, perché in tutto equiparati a quelli nazionali: negli emolumenti, le prebende, le onorificenze, le trasferte, la potenza politica e di immagine ed anche, nel loro piccolo, economica.

Il Listino del Presidente rappresenta una specie di meccanismo “a premietto di maggioranza” equivalente al 10% dei seggi. Dunque erano listini di nove persone fino alla scorsa legislatura, e oggi sono solo sette persone perché si è passati da 90 a 70 parlamentari.

Sono dunque liste di sette persone (compreso lo stesso presidente): una per ogni candidato alla presidenza. Queste persone (o personaggi) saranno elette solo se il loro candidato di riferimento, che si presume abbia compilato questo listino, sarà eletto. Tutti gli altri non saranno eletti pur essendo nel listino, a meno che non siano eletti nelle liste di partito, laddove siano presenti. Coloro i quali saranno eletti nel listino potranno esserlo senza impegnarsi punto in campagna elettorale: se il candidato di riferimento vincerà, e quindi sarà eletto presidente, loro saranno automaticamente parlamentari all’ARS anche senza raccogliere il becco di un voto.




Il meccanismo dei listini, così com’è, riduce l’efficacia del voto popolare senza aumentare la governabilità della regione. Anche perché, il presidente è eletto al primo turno: chi arriva primo vince. Basta che abbia un solo voto di vantaggio sul secondo. Ciò vuol dire che, se un presidente viene eletto con un ragguardevole 35% di voti si ritroverà con 31-33 parlamentari, compresi i “suoi” del listino. Quindi in minoranza.

Tutto ciò senza considerare che, proprio perché non c’è un secondo turno e “chi arriva primo vince”, si formano larghe coalizioni spesso, se non sempre, eterogenee e con mille partiti e partitucoli al loro interno. E laddove c’è un solo Movimento, questo stesso ha sicuramente più di un gruppo di riferimento, in altri tempi chiamato “corrente”… ma guai a dirlo!




Per cui la maggioranza all’ARS, chiunque sia eletto non ci sarà comunque. Magari ci saranno gruppi che la sosterranno, con entrate e uscite a piacimento da quello o quel gruppo parlamentare eletto. In un ginepraio di convenienze non lontano dalla forma di una foresta di pale di fichi d’india.

D’altro canto, la maggioranza all’ARS è perfettamente inutile. Perché il regolamento è tale che il presidente dell’ARS (dell’assemblea non della Regione) detiene un potere molto grande in quanto a legiferazione.

Emicicli, ma non all’ARS…

E in ogni caso il Governatore (o Presidente che sia) può fare e disfare quello che vuole, oppure non fare proprio nulla, tanto non sarà mai mandato a casa.

Perché? Perché per far decadere il Presidente deve automaticamente decadere l’ARS e si devono indire nuove elezioni. E con questi chiari di luna, nessun eletto all’ARS si autodimetterà mai al fine di far decadere il Presidente della Regione Sicilia. Nemmeno se questo Presidente si mettesse a ballare la tarantella sulle parti basse del corpo di ogni parlamentare. Questi, non si dimetteranno, nemmeno a veder le stelle….

Come è successo con il precedente governo Crocetta, criticato a più non posso ma rimasto comunque cinque anni in sella: altrimenti si andava a casa. Tutti. Solo un parlamentare si è dimesso nella precedente legislatura al fine di far decadere il presidente Crocetta per motivi essenzialmente politici: Fabrizio Ferrandelli. Ma è servito a poco meno di nulla.




Insomma, il 5 novembre i siciliani voteranno per un parlamento regionale che non serve a nulla, non cambierà nulla (e tantomeno tutto), e non sarà responsabile davanti a nessuno della propria efficienza sul nulla.

I listini, dunque, sono un bizantinismo nel bizantinismo, un orpello barocco degno delle magnifiche quanto turistiche decorazioni di Palazzo dei Normanni, sede dell’ARS, o di Palazzo d’Orleans, sede del governatore e del suo governo regionale. Già, perché un palazzo solo non bastava.

In realtà, il governo della Regione Siciliana serve eccome. Serve a gestire una grande quantità di soldi: un bilancio regionale paragonabile all’intero PIL della Bulgaria. E qui, finanziamenti per questo e per quello, posti di sottogoverno, potenza nell’impiegare e dare lavoro, più o meno precari e così via gattopardando. Oppure, ottenere e concedere il tanto agognato posto di stipendio. Di stipendio, non di lavoro.

Quattro candidati (con relativi listini) tra quelli che hanno qualche chance di vincere, probabilmente, in qualche modo. Insomma, forse.

E, di fatto, senza dover renderne conto agli elettori. I quali, tra l’altro, sono ben lieti di votare per chi offre o promette di offrire di più.

E in un mondo dove l’offerta che non si può rifiutare è un posto di stipendio, chi vuole cambiare tutto questo? Sicuramente non coloro che dicono di voler cambiare tutto: letteratura siciliana docet. E anche quelli che dicono di non voler cambiare nulla. Perché dovrebbero?

Ed ecco qui l’offerta di listini che nessuno può rifiutare:

Listino Cento passi Claudio Fava presidente: Fava Claudio, Campo Raffaella, Bonincontro Maurizio, Maggio Mariella, Cafà Paolo, Stancanelli Annalisa, Fundarò Massimo

Listino Nello Musumeci presidente: Musumeci Sebastiano detto “Nello Musumeci”, Miccichè Giovanni detto Gianfranco, Grasso Bernadette Felice, Di Mauro Giovanni detto Roberto, Savarino Giuseppa detta Giusy o Giusi, Turano Girolamo detto Mimmo, Amata Elvira.

Listino del candidato Fabrizio Micari: Fabrizio Micari, Alice Anselmo, Nicola D’Agostino, Mariella Lo Bello, Antonio Rubino, Valeria Sudano e Vincenzo Vinciullo.

Listino Sicilia liberi Roberto La Rosa presidente: La Rosa Roberto, Cassata Castrenze detto Enzo, Pititto Maria Antonietta detta Antonella, Panebianco Raffaele, Versaci Francesca, Fabara Salvatore detto Salvo, Sole Luna Stella.

Listino Movimento 5 stelle Giancarlo Cancelleri presidente: Cancelleri Giancarlo, Ciancio Gianina, Siragusa Salvatore dettto Siracusa,  Ferreri Vanessa, Zito Stefano, Zafarana Valentina, Tancredi Sergio

Listino Lista civica per il Lavoro Piera Maria Loiacono presidente: Piera Maria Loiacono, Innocenzo Di Lorenzo, Eliana Bosin, Luca Scacco, Maria Campanella, Salvatore Occhipinti e Angela Ilari.

Listino Noi siciliani con Busalacchi: Francesco Paolo Busalacchi, Lucia Pinsone, Massimiliano Lillo Musso, Claudia Capaci, Arcangelo Mazza, Emanuela Di Grandi detta Elena, Francesco Prestigiacomo.

Listino Casapound Pierluigi Reale presidente: Pierluigi Reale, Giovanna Maria Ferrara, Francesco Paolo Ferrante, Giusy Morello, Andrea La Barbera detto Ajovalasit, Carla Angrisano, Giuseppe Di Salvo