Spaventoso flop delle pietose condominiali a 5 stelle

di Gabriele Bonafede

Difficile pensare che le primarie 5 stelle nazionali potessero andare peggio di così. Pare che abbiano votato circa 37mila scritti su circa 150mila.

Tanto per intenderci, poco più dei votanti alle primarie PD del 2012 nella sola città di Palermo, non per stabilire chi dovesse essere candidato a premier, ma per scegliere il candidato a sindaco di una città di circa 650mila abitanti. I quella occasione i cinque stelle dicevano, sempre a Palermo, che circa 30mila votanti era da considerare un flop. In pratica, con 37000 votanti a scala nazionale i cinque stelle si ridicolizzano da soli.

Mentre in Sicilia tutto va bene… madame la marchesa

Basti pensare che nelle primarie nazionali più recenti il PD ha mobilitato qualcosa come un milione e 500mila elettori. Se la matematica non è un’opinione, i votanti 5 stelle sono stati solo il 25% dei loro stessi iscritti e appena il 2.5% rispetto ai votanti alle primarie PD.

Ma non basta. In questo confronto, che già mostra distanze siderali tra la democrazia delle primarie PD e quella dei 5 stelle, si deve considireare che gli elettori alle primarie PD hanno votato ai gazebo con una procedura molto chiara e trasparente, oltre che reale e non virtuale.

Sono cioè usciti di casa in carne e ossa, si sono recati al gazebo più vicino (spesso  a più chilometri di distanza da casa), hanno portato documento d’identità e tessera elettorale. Si sono fatti riconoscere attraverso liste elettorali reali, con numero di sezione e tutto il resto. Hanno per giunta pagato due euro e infine hanno votato con la massima libertà e la dovuta segretezza.




Gli pseudo-elettori a 5 stelle, invece, non si sono nemmeno mossi il sedere dalla propria poltrona e hanno votato gratis. E non è finita. Mentre il sistema di controllo elettorale delle primarie PD è per lo meno certificato dalla corrispondenza di un voto per ogni persona, quello dei 5 stelle non mostra alcuna garanzia: né su un voto per ogni elettore, né sull’identità dell’elettore. Insomma, una pigliata per i fondelli per dirla come fanno a Oxford.

A guardare i numeri, il flop è dunque spaventoso.

E non è ancora finita. La natura politica di queste ridicole primarie, dimostra quanto hanno a cuore la democrazia Grillo e soci.

C’era solo un candidato e poi il vuoto. Il dibattito è stato inesistente e affidato a video di candidati senza alcuna possibilità di vincere. Il Benevento, in confronto, sta facendo un figurone in serie A. E dire che questi video fossero pietosi è un’offesa alla pietà.

In realtà queste non sono affatto elezioni primarie. Sono una presa in giro bella e buona. Una presa in giro nei confronti dei militanti a 5 stelle e di tutti gli italiani.

Il vergognoso risultato è che circa 30mila elettori (l’82% dei sedicenti votanti), ma probabilmente molto meno, vorrebbe decidere quale sarà il futuro premier di un Paese di 60 milioni di abitanti.

Per cui, nella sedicente democrazia a 5 stelle, il premier italiano dovrebbe essere eletto dallo 0,06% degli italiani. Non sarebbe il caso di chiamarle “condominiali” come quelle che si svolsero pochi mesi fa al fine di selezionare il candidato 5 stelle a sindaco di Palermo?




D’altronde, se dividiamo i voti per Di Maio solamente per il numero delle città italiane con più di 100mila abitanti, tralasciando tutte le altre, ci ritroviamo un numero di elettori pari a quello di un paio di condomini per città.

Facciamo un altro confronto? I fans nella pagina Facebook della FC Pro Vercelli sono al momento oltre 27mila. Cioè quasi quanto i voti raccolti da Di Maio, sempre che questi ultimi siano più reali di quelli di una squadra di calcio.